In arrivo al cinema la storia dei fratelli Maserati. Cast stellare
Al Pacino, Anthony Hopkins, Jessica Alba tra gli interpreti di "Maserati: The Brothers" atteso fra poco più di un mese nelle sale italiane. La vicenda narra della famiglia all'origine del marchio del Tridente, con un cast stellare e un racconto che spazia dalle vicende personali ai successi nelle corse, con un ruolo importante per la vittoria nella 500 Miglia di Indianapolis
Al Pacino, Anthony Hopkins, Jessica Alba tra gli interpreti di "Maserati: The Brothers" atteso fra poco più di un mese nelle sale italiane. La vicenda narra della famiglia all'origine del marchio del Tridente, con un cast stellare e un racconto che spazia dalle vicende personali ai successi nelle corse, con un ruolo importante per la vittoria nella 500 Miglia di Indianapolis
Emilio Deleidi 6 settembre - 12:18 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Un'immagine del film Maserati: The Brothers, in arrivo in ottobreIl cinema ama i motori, che siano la Formula 1 con Brad Pitt e l’epica sfida tra Lauda e Hunt (ricordate Rush di Ron Howard) o le gare Nascar di Giorni di tuono con Tom Cruise e Nicole Kidman (che avrà un sequel) o, ancora, le storie di Enzo Ferrari (Ferrari di Michael Mann) e di Ferruccio Lamborghini (The man behind the legend, diretto da Bobby Moresco). Nel trittico sulla Motor Valley mancava ancora la Maserati, ma la lacuna sarà presto colmata: in arrivo sui grandi schermi, a metà ottobre, è infatti Maserati: The Brothers, pellicola firmata ancora da Bobby Moresco (premio Oscar nel 2006 per la sceneggiatura di Crash) e dedicata alla storia dei sei fratelli che diedero vita alla casa del Tridente (simbolo che, quest’anno, ha festeggiato i cent’anni di vita). Cast, come si suol dire, stellare, visto che annovera attori del calibro di Al Pacino (un premio Oscar), Anthony Hopkins (due Oscar), Andy Garcia (una nomination) e Jessica Alba. Il film ripercorre le vicende della famiglia originaria di Voghera, nel Pavese, successivamente trasferitasi prima a Bologna, poi a Modena, dai primi passi dell’Officina Alfieri Maserati di Bologna, fondata nel 1914, fino ai successi nelle corse, trionfo nella 500 Miglia di Indianapolis compreso. Non mancano, nel racconto, i lutti e i drammi che costellano la vita di una grande famiglia, amori (anche "proibiti"), tragedie e difficoltà economiche comprese. La storia della Maserati, del resto, è degna di un romanzo, tra alternarsi di successi e cadute, rischi di fallimento e interventi di finanziatori (da Adolfo Orsi, che la rilevò nel 1937 trasferendola a Modena, ad Alejandro De Tomaso, che intervenne nel 1975, fino all’ingresso del gruppo Fiat a partire dal 1989).
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—Il film è stato girato in gran parte tra Bologna, Modena e gli studi romani di Cinecittà; per la sua realizzazione è stata realizzata una sessantina di repliche di vetture storiche (compresa la prima con il Tridente sul cofano, la Tipo 26), con un investimento stimato dalla stampa britannica in oltre 100 milioni di euro, facendo installare carrozzerie d’epoca su meccaniche moderne e ricreando il suono originale dei motori. Hopkins e Pacino rivestono ruoli secondari rispetto a quello dei fratelli Maserati, ma non meno importanti nella vicenda, trattandosi di finanziatori come Luca Antonelli e Vincenzo Vaccaro, senza il cui appoggio il progetto non avrebbe mai potuto sostenersi. Come sempre accade in questi casi, la vicenda risulterà in parte realistica, in parte romanzata e si scatenerà la caccia degli appassionati e dei cultori della storia del marchio a libertà narrative (soprattutto in merito ai rapporti familiari), errori e approssimazioni, da giudicare con l’indulgenza che una trasposizione cinematografica di solito merita: in fondo, si tratta sempre di un omaggio che il cinema internazionale dedica a una delle grandi storie dell’industria automobilistica italiana.
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—La vita dei fratelli Maserati, azienda comunemente considerata modenese, inizia in realtà a Voghera, in provincia di Pavia, perché il padre Rodolfo, di origini piacentine, era un ferroviere, trasferitosi per lavoro in quella località, importante nodo delle strade ferrate dell’epoca, con la moglie Carolina Losi. Ed è a Voghera che, tra il 1881 e il 1898, nascono, nell’ordine, Carlo, Bindo, Alfieri, Mario, Ettore ed Ernesto Maserati, mentre un altro Alfieri muore dopo solo un anno di vita. Ognuno di loro avrà un ruolo importante nella storia dell’azienda di famiglia: ad accomunarli, con la sola eccezione di Mario che ha un animo da artista, c’è la passione per la meccanica, che li spinge a entrare in contatto con il mondo dell’auto. Carlo inizia a lavorare per la Fiat, poi per l’Isotta Fraschini, la Bianchi e la Junior/Otav (fondata a Milano da un imprenditore italo-tedesco); Alfieri ed Ettore, per l’Isotta Fraschini. Per quest’ultimo marchio prestigioso, i fratelli aprono poi una filiale a Bologna, prima di avviare un garage che porta il loro nome, Officine Alfieri Maserati: è il 1° dicembre del 1914, giorno ufficiale di nascita dell’azienda. I fratelli hanno caratteri diversi, che li portano a ricoprire ruoli differenti: Carlo è un tecnico, un pioniere e un pilota, Alfieri un progettista e pilota, Ettore un tecnico di valore, Ernesto un pilota, Mario un artista, Bindo è destinato a entrare in azienda più tardi. È Alfieri che, nel 1920, acquista un’Isotta Fraschini che, però, modifica così profondamente da ribattezzarla Tipo Speciale e impiegarla nelle corse (la prima vittoria arriva alla Susa-Moncenisio del 1921). La prima "vera" Maserati è però considerata la Tipo 26, realizzata in una nuova sede di Bologna: l’officina non si trova più nello storico garage di via de’ Pepoli, ma in locali più grandi, in via Emilia Levante 179. La Tipo 26 è la prima Maserati a sfoggiare il marchio con il Tridente: lo ha ideato Mario, studente dell’Accademia di Brera, poi artista e pittore figurativo, ispirandosi, durante una passeggiata, al forcone della statua di Nettuno di piazza Maggiore, nel cuore di Bologna. La vettura ha un telaio a longheroni e traverse, sospensioni ad assale rigido e un 8 cilindri 1.500 bialbero a camme in testa, dotato di due compressori Roots per una potenza di 120 Cv, che le consente di arrivare a 180 km/h. Presto sono tanti i piloti che la vogliono ed Emilio Materassi conquista nel 1927 il primo titolo italiano assoluto. È l’inizio di una storia di successi nelle competizioni, che vedrà, tra l’altro, campioni come Luigi Fagioli e Achille Varzi trionfare con la 26M (Monoposto) realizzata nel 1930 in gare di grande prestigio come i Gran Premi di Italia e Spagna. Il destino, però, è in agguato: il 3 marzo del 1932 muore, all’età di 44 anni, Alfieri Maserati, che non sopravvive a un intervento chirurgico necessario dopo che ha perso un rene in un grave incidente di corsa. Carlo, invece, era già scomparso nel 1910, a soli 29 anni, per una malattia polmonare. Le redini dell’azienda vengono così prese da Ernesto, raggiunto da Bindo che lascia Milano e l’Isotta Fraschini.
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—Le vicende dei fratelli Maserati proseguiranno con alterne fortune negli anni successivi, tra grandi risultati sportivi e difficoltà economiche. Geniali nelle realizzazioni tecniche, non lo sono altrettanto nella gestione aziendale, al punto da trovarsi nella seconda metà degli anni Trenta sull’orlo del fallimento. A salvarla sarà un imprenditore modenese, Adolfo Orsi, fattosi dal nulla: garzone di macelleria, poi raccoglitore di stracci e rottami, era riuscito man mano a costruire un impero, basato sulla siderurgia, ma capace di spaziare dalla vendita di auto Fiat alle ferrovie. Orsi rileva la Maserati il 1° maggio del 1937, acquisendo anche una fabbrica per la produzione di candele per motori realizzata da Alfieri per sfruttare uno dei propri brevetti, ma consente ai fratelli di continuare a lavorare in azienda per dieci anni, occupandosi di progettazione e corse e riservando a sé e al proprio figlio Omar il compito di gestire il business. Nell’autunno del 1939 la Maserati si trasferisce a Modena, in quella via Ciro Menotti in cui ancora oggi si trova. Bindo, Ettore ed Ernesto Maserati lasceranno l’azienda che porta il loro nome dopo la Seconda mondiale per fondare la O.s.c.a. (Officine specializzate costruzione automobili) alle porte di Bologna nel dicembre del 1947: era l’inizio di un’altra bella avventura, che terminerà vent’anni dopo (salvo riprendere ai giorni nostri, con Massimo Di Risio che ha rilevato il marchio per rilanciarlo). Dei fratelli Maserati, Ernesto morirà a Bologna a 77 anni nel 1975; Mario a Novi Ligure (AL) nel 1981, a 91 anni; Bindo, nella stessa città, nel 1980 dopo aver raggiunto i 97 anni; Ettore, nel 1990 a 96 anni.
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—Il film sui fratelli Maserati dedica uno spazio importante al successo ottenuto nella 500 Miglia di Indianapolis del 1939, ripetuto poi nel 1940 e sfiorato nel 1941. Già nel 1930 Baconin Borzacchini aveva tentato l’avventura americana con una Maserati V4 a 16 cilindri, ritirandosi però nelle prime battute di gara. Bisognerà attendere un’altra vettura importante del Tridente, la 8C TF, perché le cose cambino: progettata da Ernesto Maserati, la monoposto è stata studiata per opporsi allo strapotere delle Frecce d’Argento, le Auto Union e Mercedes che, in quel periodo, dominano sui circuiti di tutto il mondo. Il motore è un 8 cilindri nato dalla fusione di due blocchi da quattro, collocati in un unico basamento di lega leggera e sovralimentati separatamente da due compressori Roots, per una potenza che arriverà a 365 Cv; il telaio segue la filosofia della più piccola (e vincente) 6CM, ma adotta sospensioni innovative, con ruote indipendenti e barra di torsione all’avantreno e ammortizzatori idraulici posteriori, al posto di quelli a frizione. Guidata da Varzi e Trossi la 8CTF ottiene risultati di prestigio (imponendosi al GP di Tripoli del 1938), ma è in America che diventa una star. Acquistata da Cotton Henning e affidata alla guida di Wilbur Shaw, pilota dell’Indiana già vincitore nella gara di casa, la monoposto viene ribattezzata America Boyle Special (dal nome dell’imprenditore di Chicago proprietario della squadra) e si qualifica terza sullo schieramento della 500 Miglia del 1939. Funestata dalla morte di Floyd Roberts per un incidente, la gara vede trionfare Shaw, che effettua tre pit stop e resta al comando per tutti gli ultimi 80 chilometri. Per la Maserati è un trionfo: nessun’altra casa italiana ci riuscirà mai, se non si tiene conto del fatto che, da tempo, tutti i telai utilizzati in IndyCar sono realizzati dall’italianissima Dallara. Nel 1940 Shaw si ripete, con una livrea bordeaux metallizzata e dettagli bianchi, guidando per 50 giri sotto la pioggia, mentre un anno dopo un’uscita di pista al 152esimo giro gli impedisce di mettere a segno una clamorosa tripletta. La leggenda del Tridente si era così affermata anche nel leggendario catino dell’Indiana.
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