Miki Biasion, sicurezza nei rally e nelle cronoscalate: "Tante gare, tutti rispettino le regole"
La Gazzetta dello Sport

Miki Biasion, sicurezza nei rally e nelle cronoscalate: "Tante gare, tutti rispettino le regole"

Lunedì 7 settembre 2026
1 visualizzazione

Da poco è presidente della Commissione Rally di Aci Sport. Il campione del mondo Rally, dopo il weekend tragico delle corse su strada, parla della sicurezza ma anche dei comportamenti individuali

Da poco è presidente della Commissione Rally di Aci Sport. Il campione del mondo Rally, dopo il weekend tragico delle corse su strada, parla della sicurezza ma anche dei comportamenti individuali

Savina Confaloni 7 settembre - 14:11 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Miki Biasion, 68 anni, campione del mondo di rally nel 1988 e 1989 dallo scorso 23 luglio e presidente della Comissione Rally di Aci Sport

Campione del mondo di rally nel 1988 e 1989, una vita dedicata al motorsport, dallo scorso 23 luglio presidente della Commissione Rally Aci Sport. Miki Biasion è la persona giusta con la quale parlare di sicurezza nelle corse che si svolgono a decine lungo strade e sterrati dopo una fine della settimana unica e terribile in Italia in cui hanno perso la vita quattro persone in tre episodi distinti: sabato 5 settembre al Rally 1000 Miglia nel Bresciano, domenica 6 settembre al Rally della Val d'Aveto nel Genovese e alla cronoscalata Monte Erice nel Trapanese. A morire sono stati tre spettatori e un copilota. In questi giorni Biasion è a Bassano del Grappa impegnato nella presentazione di una Lancia coupé a due porte con motore in alluminio, progettata negli Anni 90 dagli ingegneri Abarth per il mondiale rally e mai entrata in produzione. Tuttavia il pilota parla con cognizione e profondità delle questioni legate alla sicurezza di partecipanti e pubblico.

LEGGI ANCHE

Cronoscalata Monte Erice: auto fuori strada, morti due giovani spettatori

"concomitanza impressionante"

—  

"È stato un weekend che definirei terribilmente triste e felice allo stesso tempo per lo sport italiano" esordisce Biasion. "Avere un italiano in testa al mondiale di Formula 1 che vince il Gran Premio di casa a Monza è quanto di più bello gli appassionati italiani potessero desiderare. Sono felice per l'uomo e per il ragazzo che è Kimi: classe, talento e una maturità di guida impressionanti, ma allo stesso tempo un ragazzo piacevole, che deve essere di esempio per tutti i giovani e per le società". Il tono cambia quando si passa alla drammatica scia di incidenti alla cronoscalata Monte Erice, al Rally della Val d'Aveto e Rally delle 1000 Miglia. "C'è stata una concomitanza di eventi impressionante. Sappiamo tutti che motorsport is dangerous - il motorsport è pericoloso, ma incidenti così gravi e contemporanei non li ricordo in tutta la mia carriera". Sulla possibilità di dare già un giudizio su quanto accaduto, Biasion si riserva di rispondere; prima bisogna avere tutte le carte in mano. Su tutti gli incidenti la magistratura ha avviato infatti le indagini dovute per fare luce sulle esatte dinamiche e sul rispetto delle misure di sicurezza previste lungo i tracciati: "Per esprimere un giudizio su come sono andate le cose aspetto che mi arrivi tutta la documentazione da parte degli organizzatori, della direzione di gara e delle forze dell'ordine. Senza questo non si possono fare proclami, perché sui social la gente già dice la sua senza avere reale cognizione dei fatti. Personalmente mi metto nei panni dei familiari delle vittime e sono loro vicino, sia come uomo che come sportivo".

LEGGI ANCHE

Tragedia in un rally in Liguria, morto in un incidente navigatore di 43 anni

"Sanzioni e squalifiche"

—  

Uno dei temi più delicati riguarda le gare su strada aperte al traffico, in particolare le gare di regolarità dedicate alle auto d’epoca, ambito che lo stesso Biasion frequenta da vicino. "Nelle gare di auto d'epoca e di regolarità vedo purtroppo tanta gente che ha la possibilità economica di avere un'auto importante e partecipa a queste gare solo per la voglia di guidare, e di correre. Ma avere un numero sulla portiera non dà il diritto di passare col rosso, di superare in doppia linea continua, di guidare in modo impridente e spericolato. E spesso gli equipaggi con le hypercar al seguito sono tra i più pericolosi. Questa è una questione di intelligenza e di rispetto delle regole, prima ancora che di regolamento: è mancanza di civiltà". Per questo Biasion chiede interventi più decisi da parte degli organizzatori: "Dovrebbero essere previste squalifiche e sanzioni importanti. Oppure, ed è il mio pensiero personale, a chi provoca un incidente andrebbe ritirata la licenza".

LEGGI ANCHE

Rally 1000 Miglia, spettatore muore travolto da un'auto che finisce fuori strada

il pubblico

—  

Sul tema della sicurezza del pubblico, Biasion sottolinea il grande lavoro fatto negli ultimi anni: "È stato fatto un lavoro enorme per la gestione del pubblico nelle prove speciali. Il problema è sempre lo stesso: c'è sempre qualcuno che si crede più furbo degli altri. Il regolamento prevede che l'apripista, se via radio segnala gente in posizioni pericolose, fermi la partenza della prova. In molte gare, addirittura, ci sono droni ed elicotteri che bloccano la partenza se vengono individuate persone in posti non sicuri. Aci Sport e gli organizzatori stanno lavorando molto su questo fronte, con un grande sforzo economico ed organizzativo".

LEGGI ANCHE

Lutto nel rally: è morto Alex Fiorio, figlio di Cesare e protagonista dell’epoca d’oro Lancia

"troppe manifestazioni"

—  

Il punto su cui Biasion insiste maggiormente riguarda il numero di manifestazioni motoristiche organizzate ogni fine settimana in Italia, a fronte di risorse umane limitate. "Vent'anni fa circa c'era un commissario a ogni incrocio pericoloso. Oggi i commissari sono quasi a vista l'uno dall'altro, ed è un costo enorme. Il problema è che in Italia, nello stesso weekend, ci sono troppe manifestazioni contemporaneamente, e non ci sono commissari a sufficienza per gestirle tutte secondo le regole imposte da Aci. Bisognerà rivedere la concomitanza di troppe gare nello stesso weekend". I numeri, secondo Biasion, raccontano bene il fenomeno: "Negli Anni 90 c'erano circa 50 rally all'anno in Italia, oggi sono oltre 140, a cui si aggiungono gare in salita e cronoscalate". E spesso sono proprio i commissari a rimetterci la pelle. "Ribadisco, la questione è la concomitanza di troppe manifestazioni e la mancanza di personale di sicurezza in numero sufficiente".

LEGGI ANCHE

Toivonen e Cresto: 40 anni fa l'incidente mortale al Rally di Corsica che pose fine all'epopea del Gruppo B

auto più sicure

—  

Nonostante la gravità degli episodi del weekend, Biasion invita a non generalizzare sul livello di pericolosità delle vetture attuali: "Non si può dire che il motorsport non sia pericoloso, ma le vetture nei rally stanno subendo modifiche continue nella direzione della sicurezza. Noi correvamo con oltre 500 cavalli, oggi le vetture nei vari campionati hanno circa 300 cavalli, con scocche molto più resistenti. Anche nel mondiale, i nuovi regolamenti tecnici approvati dalla Fia per il Wrc comporteranno una riduzione della potenza delle vetture della classe regina di circa 100 cavalli. Questa svolta epocale diventerà pienamente operativa a partire dalla stagione 2027. Gli incidenti nelle ultime gare del mondiale, penso a Sébastien Ogier al Rally di Finlandia e altri, hanno dimostrato che le vetture hanno raggiunto un livello di sicurezza altissimo rispetto al passato. Anche come Fia e come Aci Sport stiamo lavorando in continuazione per alzare ulteriormente l'asticella, perché la sicurezza non è mai troppa".

LEGGI ANCHE

Biasion, i rally e il test (fallito) davanti all'Avvocato Agnelli: "Il suo telefono spense la mia Lancia Delta S4"

"le gare fanno parte della storia"

—  

Sulle cause specifiche degli incidenti del weekend, Biasion preferisce non anticipare nulla: "Non abbiamo ancora alcun documento scritto da parte dei direttori di gara, degli organizzatori e delle forze dell'ordine. Quando lo avremo, prenderemo atto delle varie situazioni per capire se ci sono state eventuali negligenze. Ci vorrà anche una certa responsabilizzazione da parte di tutti". Alla domanda diretta se le corse su strada dovrebbero essere vietate, la risposta è netta: "Le corse su strada fanno parte della storia dell'automobilismo, quindi rimarranno. Anche perché sono soprattutto quelle a livello professionistico a dare il maggior numero di informazioni ai costruttori per sviluppare la sicurezza delle vetture"."La strada da percorrere è quella di fare un esame di coscienza collettivo - conclude Biasion -. Il problema di fondo restano le troppe manifestazioni contemporanee, che rendono difficile trovare personale sufficiente per garantire la sicurezza".

Leggi anche Miami, schianto di un aereo cargo Amazon: il video dell'incidenteIncentivi auto: 300 milioni alle imprese automotive

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo