La crisi di Pecco e le perplessità della Ducati: il momento "umiliante e mortificante" di Bagnaia
La crisi, le verità non dette, gli attriti con la Ducati, un lungo addio da gestire: sono tutti elementi di una storia troppo brutta per essere vera. E che non può finire così
La crisi, le verità non dette, gli attriti con la Ducati, un lungo addio da gestire: sono tutti elementi di una storia troppo brutta per essere vera. E che non può finire così
Mario Salvini Giornalista 7 settembre - 17:10 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Francesco "Pecco" Bagnaia, 29 anni - AFPHa detto Gigi Dall’Igna ad Aragon: “Questo Mondiale lo vincerà chi avrà più testa. Sarà importante sommare punti e non commettere errori, perché la storia degli ultimi anni dimostra che non è importante vincere 11 gare, ma che può bastare imporsi in qualcuna in meno, però bisogna essere più consistenti e costanti e, soprattutto, non fare zero". Non ha detto 10, né 12, proprio 11 gare, come quelle che ha vinto Pecco Bagnaia nel 2024, senza tuttavia riuscire a conquistare il Mondiale, andato a Jorge Martin, allora a sua volta su Ducati, ufficiale anche se bianco-viola-blu della Pramac. Poteva essere una constatazione, quella di Dall’Igna, una presa d’atto: nell’epoca delle gare Sprint anche con un numero record di successi come quello ottenuto due anni fa da Pecco può capitare di non esser campione. Facile però anche, per chi voleva farlo, leggerci un attacco al suo pilota. Specie dopo che ad Aragon Bagnaia ha davvero avuto un fine settimana difficile, difficilissimo: mesto undicesimo nella Sprint, in gara è caduto al sesto giro. Così da assommare il secondo zero consecutivo, dopo quello di Silverstone, il terzo negli ultimi quattro gran premi. “Credo che questo sia a livello sportivo uno dei momenti più bassi personali”, ha ammesso Bagnaia nella domenica sera di Aragona. Un anno fa, dopo 13 GP come ora, aveva 221 punti ed era terzo, per quanto lontanissimo dal capolista Marc Marquez (a -197), oggi di punti ne ha 143 ed è ottavo.
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—E allora forse tutta la questione sta cominciando a diventare più da romanzo che da cronaca sportiva. Perché parliamo di un campione del Mondo. Del giovane uomo che al Sachsenring nel 2022 si è mangiato un hotdog meditando sui 91 punti di distacco da Fabio Quartararo, pianificando (forse) una rimonta impossibile che poi ha in effetti compiuto, la più clamorosa della storia della MotoGP. Di uno che ha vinto osando, col calcolo e con manovre entusiasmanti, anche. Bisogna senz’altro aggiungere che poi Dall’Igna, sempre ad Aragon, in sede di commento è andato un po’ sul vago, dando l’idea di non saper più cosa dire. “Per quanto riguarda Pecco, so di ripetermi, ma questi sono gli unici concetti che si possono affermare con onestà e serietà: dobbiamo continuare a lavorare e impegnarci insieme per risolvere questa situazione e riportarlo alle prestazioni che merita, a beneficio di tutti, nostro e suo”. Tutto giusto e ovvio.
Pecco Bagnaia in azione sulla sua Ducati numero 63il momento più bello
—Per contro però il diretto interessato ha detto: "Non è facile per niente. Soprattutto perché dai il massimo, fai il possibile, ma cose che riuscivo a fare tranquillamente qualche anno fa adesso sembrano impossibili". Non ha tirato in ballo la moto, come ha fatto spesso nell’ultimo anno e mezzo, non l’ingresso in curva, non l’anteriore, la ruota posteriore che scivola, i freni, le telemetrie inspiegabili, né nient’altro”. Pecco vorrebbe solo che questa stagione finisse, come per incanto. Che terminasse tutta quanta la sua parabola in Ducati. Che era cominciata come un sogno di famiglia, ricordando la 996 di zio Claudio, un’aspirazione realizzata e culminata in quello che lo stesso Dall’Igna aveva definito “il nostro il momento più bello in MotoGP, la vittoria del Mondiale 2022”, il ritorno in cima al mondo dopo 15 anni. Bagnaia allora era per tutti non solo un campione, era il primo italiano capace di vincere su una Desmo e il primo italiano toutcourt, dopo il suo maestro Valentino. Celebrato come pilota analitico, lucido, abile stratega. Era quel che si diceva di lui perché era esattamente così che aveva corso.
Pecco festeggia il secondo titolo Mondiale in MotoGP a Valencia 2023 - AParrivano i marquez
—Poi c’è stato il 2024 di quelle 11 vittorie, molte delle quali eccellenti, strappate con lucidità, strategia, coraggio. Ma inutili. Inutilità non senza strascichi. Tardozzi che pure per convinzione e per contratto ha sempre difeso Bagnaia, di lui ha anche detto: “Del 2024 non gli perdono la caduta del Montmelò, all’ultimo giro, quando era in testa con quasi 3 secondi sul secondo”. E infine è arrivato Marquez. Peggio: sono arrivati i Marquez. Non tanto e non solo Marc in team ufficiale con lui. E’ che ha cominciato a piazzarsi là davanti anche Alex. Anche questo lo ha detto più o meno tra le righe Davide Tardozzi: Bagnaia ha sofferto l’improvvisa accelerata del più piccolo dei fratelli, ad inizio 2025. Ma attenzione: nessuno choc nello scoprire Marquezino più veloce di lui. Non è stato quello. E’ stato il dibattito sulle Desmo 2024 e 2025, nelle settimane immediatamente precedenti l’inizio del campionato dello scorso anno. E’ stato – più di tutto – il poco tempo per testare la nuova moto e decidere come andare avanti. E’ stata una consapevolezza, dopo pochi GP: sarebbe stato meglio farlo con la moto vecchia che tante soddisfazioni stava dando ad Alex.
Il momento dei sorrisiil blocco
—Quel che è successo da lì in avanti lo sanno Pecco e la Ducati. Almeno alcune decine di volte, già da metà 2025, abbiam sentito ripetere che le due moto, quella del 2024 e quella del 2025, erano sostanzialmente uguali e altrettante volte, se non di più, Bagnaia ha fatto capire, quando non ha propriamente detto, che non era proprio così. “Quando si potrà ne parleremo”, ha alluso in un’intervista a Guido Meda quest’anno al Mugello. Come a confermare che ci sarebbe tanto da aggiungere. E se così non fosse, constatando tutto quello che a Pecco non riesce più, si dovrebbero considerare scenari che abbiano a che fare con gli Yips, il blocco psicologico capace di impedire ad un atleta di compiere gesti e performance normalmente di routine. Ne hanno sofferto in tanti, da Simone Biles (nella ginnastica normalmente ci si riferisce agli Ypes definendoli twisties), il lanciatore dei Pittsburgh Pirates degli anni 60 e 70 (tanto che negli Stati Uniti si parla di “sindrome di Steve Blass”), il golfista Tommy Armour, il palleggiatore della nazionale di volley Marco Meoni. Ma non è così, non ci sarebbero stati i quattro podi di quast'anno, tanto per cominciare. E poi Pecco non perde occasione di dire che quando ha possibilità di girare con una Ducati Panigale, in allenamento, rinasce: perché, specie se c’è da confrontarsi agli altri, le sue prestazioni sono sempre eccellenti. E a chi gli ha chiesto se abbia dubbi su se stesso, lo ha rivelato Cosimo Curatola nel podcast di Andrea Dovizioso, ha risposto: “No, li ho avuti l’anno scorso fino a Motegi. Poi basta”.
Un Bagnaia sereno si esibisce nel cricket al GP d'India del 2023 - APIl mistero di Motegi
—Ecco, forse il punto dell’intera questione è fermo laggiù: a Motegi 2025, la gara in cui l’incantesimo si è di colpo interrotto – sospeso – e Bagnaia è uscito da una mediocrità che sembrava non appartenergli per prendersi la pole, e poi la Sprint, e infine anche la gara. Tripletta prodigiosa apparentemente dal nulla. Sono state dette, più o meno a mezza voce, tante cose sulla moto utilizzata in quel gran premio da Bagnaia. Su quanto più fosse somigliante alla Ducati 2024 rispetto a quel che avveniva normalmente negli altri GP del 2025. In attesa di saperne di più, perché prima o poi ne sapremo qualcosa di più, di vero e certo c’è solo che niente si sarebbe ripetuto. Peggio, molto peggio: Pecco non avrebbe più concluso nessuno dei cinque gran premi rimanenti nella stagione 2025. Da lì in avanti la frattura del box è diventata sempre più evidente. “Mauro Grassilli ha preso peggio di altri certe dichiarazioni di Pecco nel 2025”, sono sempre parole di Tardozzi. Ed è vero che da lì in avanti Bagnaia ha allentato i freni in quanto a dichiarazioni, sul DNA della moto, sulle spiegazioni richieste al team, sulla sensazione di sentirsi “come un passeggero” sulla Desmo, fino al ”vado piano e non so perché”.
Pecco Bagnaia, al centro, vincitore della Sprint a Motegi 2025 - APla fine è lontana
—Il resto è 2026. La Ducati finalmente è diversa, i risultati e le sensazioni, come detto, no. Eppure sembrava tutt’un’altra cosa, magari non da lottare per il titolo, ma per stare davanti coi migliori sì: i quattro podi consecutivi Montmelò-Mugello-Balaton-Brno sembravano poter segnare un nuovo inizio. E invece niente. Nel frattempo Bagnaia è diventato papà, è andato incontro al GP di Aragon e ad una situazione da lui stesso definita “umiliante e mortificante”. E adesso ha una stagione da terminare e un addio da governare. Gli si intravede dentro, nella gestualità, nel disappunto, la voglia di urlare. La frustrazione e/o anche la propria verità. Apparentemente poco o per nulla rassicurato da un (lungo) futuro assicurato e una nuova carriera in Aprilia, sulla moto migliore tra tutte quelle che gli sarebbero potute capitare in alternativa alla Ducati. Sotto il profilo strettamente sportivo potrebbe non avere più nulla da dire per tutto l’anno o, al contrario, riservarci ancora qualche colpo di scena. E però, responsabile o vittima, incompreso o smarrito che sia, la sua discesa al buio è la più umana delle storie che si possano raccontare. E se, come si spera e gli si augura, si tratterà solo di una fase, diventerà anche la più epica.
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