Barletta show: in campo con Da Silva re del gol, sugli spalti con... il capoultrà Lello re dei social
La Gazzetta dello Sport

Barletta show: in campo con Da Silva re del gol, sugli spalti con... il capoultrà Lello re dei social

Lunedì 7 settembre 2026
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Mateus è cresciuto nelle favelas in una famiglia umile, adesso è il bomber del girone C di Serie C con 4 gol in 3 giornate. "Il marinaio" invece è leader della curva, guida i cori a petto nudo

Mateus è cresciuto nelle favelas in una famiglia umile, adesso è il bomber del girone C di Serie C con 4 gol in 3 giornate. "Il marinaio" invece è leader della curva, guida i cori a petto nudo

Francesco Albanesi 7 settembre - 19:38 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

A Barletta c’è un gigante buono alto quasi due metri che ha giocato nel Santos di Pelé, è cresciuto nelle favelas, ha steso il Bari con una rovesciata alla… Pelè e adesso sogna in grande. Si chiama Mateus Da Silva e, se il buongiorno si vede dal mattino, il suo potrebbe essere un campionato parecchio interessante. Quattro gol in tre partite: capocannoniere del girone C di Serie C insieme a Manconi. Segna in tutti i modi e, quando non lo fa, sembra avere comunque un radar per trovare i compagni negli spazi. L’anno scorso ha siglato 13 gol e 12 assist nel ritorno del Barletta tra i professionisti dopo undici anni. Insomma, la porta la vede eccome. E i corridoi per i compagni, pure. La sua è una storia di sacrifici, caparbietà e qualche bel calcio dato al destino. A Barletta, intanto, hanno deciso che è il momento di sognare. E in città i sogni hanno anche una colonna sonora, un megafono e una bandana.

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DA SILVA, L’ARISTOTELEs PUGLIESE

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Barletta si aggrappa a due protagonisti assoluti di questo sorprendente avvio di stagione: uno sta in campo, l’altro sugli spalti. Mateus Da Silva è l’Aristoteles di Barletta e il coro che la curva gli ha dedicato dice già tutto: "Da Silva alè, e speriamo che domenica vuoi segnar, magar, magar…". Il riferimento è ovviamente a “L’allenatore nel pallone” e al mitico Aristoteles, il brasiliano capace di trascinare la Longobarda di Oronzo Canà. Solo che qui non siamo al cinema e il brasiliano, per ora, sembra aver preso la parte molto sul serio. Da Silva ha 29 anni ed è cresciuto a Caldas Novas, nello Stato di Goias, in una famiglia umile che faceva fatica persino a comprargli delle normali scarpe da calcio. I primi dribbling arrivano per strada, tra le favelas: cemento, pallone e tanta voglia di giocare. Qualcuno, però, non era convinto delle sue qualità. Tecnicamente gli dicevano che non fosse ancora pronto. Qualcun altro arrivò persino a suggerirgli: "Sei meglio a pallavolo o a basket". Lui, molto semplicemente, ha fatto finta di non sentire. Mateus cresce anche grazie alla capoeira, che inizia a praticare dopo il consiglio di un professore. Lotta, danza, musica: un mix che, a giudicare da certe sue giocate, male non gli ha fatto.

LE TAPPE

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Arrivano le giovanili dell’Atletico Mineiro, il Mirassol e il Santos. Poi la Spagna, con il Reus Fc Reddis e la Malaga Academy. L’Italia lo accoglie due anni fa. Prima il Gravina, con 17 gol in Serie D, poi una parentesi in Romania e il ritorno nel Belpaese, alla Fidelis Andria. Infine Barletta. L’anno scorso Da Silva segna 13 gol e confeziona 12 assist, contribuendo in maniera decisiva al ritorno della squadra tra i professionisti dopo undici anni. Quest’anno, invece, ha deciso di non perdere tempo: quattro gol nelle prime tre giornate e una doppietta niente male nel derby contro il Bari. Il secondo gol, quello del 3-0 finale, è una rovesciata da applausi.

CHI È LELLO PINTo

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Se volete capire che aria tira a Barletta, fate una cosa semplice: cercate "Lello Pinto" sul web. Pinto è il capo della curva, ma chiamarlo così è probabilmente riduttivo. È diventato un personaggio, un’istituzione locale, una specie di direttore d’orchestra con bandana, megafono e borsello. Nel derby contro il Bari, vinto 3-0 dal Barletta, è diventato virale: a petto nudo, pancia all’aria, tatuaggi in bella vista, continua a guidare i cori e a far cantare tutta la curva. Lo chiamano "il marinaio", anche perché con quella bandana il richiamo ai pirati viene abbastanza naturale. E poi c’è Vasco Rossi, una delle sue grandi passioni. Il suo profilo Instagram, con appena una dozzina di post, è già sufficiente per capire il personaggio: cult, eccentrico, verace, capopopolo. Ci sono foto allo stadio, pose improbabili e anche qualche apparizione in mutande. Diciamo che il dress code non è esattamente quello della Scala. Ma dietro il personaggio c’è anche altro. Durante una partita, Pinto si accorge che a un ragazzo con disabilità è stato negato l’ingresso allo stadio. Chiama alcuni sostenitori della curva, si muove, insiste e alla fine riesce a farlo entrare. Un gesto semplice, ma di quelli che restano. Perché Barletta è anche questo: Da Silva che segna in rovesciata, una curva che canta, un capo curva con la bandana che dirige l’orchestra e una città che ha ricominciato a sognare.

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