Amorim numero uno della comunicazione: così parla il tecnico del Milan (facendo anche autocritica)
Il tecnico rossonero spicca per una forma di comunicazione onesta e pungente, che non fa sconti a nessuno. È lo stesso modo che utilizza con i suoi giocatori
Il tecnico rossonero spicca per una forma di comunicazione onesta e pungente, che non fa sconti a nessuno. È lo stesso modo che utilizza con i suoi giocatori
Francesco Albanesi 8 settembre - 09:38 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Ruben Amorim, 41 anni. LaPresseIn un mondo che va sempre più veloce, in cui a volte si pensa troppo a caldo e spesso e volentieri si finisce per travisare qualche aspetto, in Italia c’è un esempio di comunicazione che non si vede spesso e che va oltre tutto questo. Quante volte è capitato di assistere a un Juventus-Milan, o comunque uno scontro diretto in Serie A, e vedere un allenatore che ha preso gol al 92’ fare autocritica, complimentarsi con l’avversario ed evitare la solita retorica di parole? Quasi mai. Ruben Amorim è l’eccezione e i milanisti, anche sui social, l’hanno apprezzato. "Non meritavamo di vincere, a essere onesti la Juventus non meritava di perdere", ha sentenziato il portoghese nella pancia dello Stadium domenica sera. E poi: "Non abbiamo giocato bene, stiamo lavorando da soli due mesi. Il punto ce lo teniamo, ma dobbiamo fare meglio". Secco, lapidario, tremendamente onesto. Per il mondo Milan è indubbiamente una rottura col passato. E in un’epoca in cui la comunicazione ha una sua grande rilevanza, per il Diavolo è sicuramente un aiuto in più.
VIDEO: Centralità, gioco e comunicazione: ecco come Amorim sta cambiando il Milanla schiettezza di amorim
—Se c’è una cosa che abbiamo capito di Amorim in questi due mesi da quando è arrivato in Italia, è la sua schiettezza. Una volta, allo United, gli chiesero di discostarsi dal suo amato 3-4-2-1 e Ruben rispose: "Nessuno potrà mai convincermi, nemmeno se me lo chiedesse il Papa in persona. È il mio lavoro, è mia precisa responsabilità, è la mia vita. Non cambierò". Avviso ai naviganti: non aprite questo discorso, anche se le cose dovessero andare male. Amorim è questo: sincero, diretto, leale. Anche quando c’è da fare i complimenti all’avversario. A Manchester i risultati non arrivavano, ma lui è sempre rimasto sulle sue idee, non venendo appoggiato e, di fatto, fallendo. Al Milan è cambiato un mondo per lui, perché c’è un proprietario che l’ha scelto e supportato in tutti i modi. Ai tifosi questo piace, soprattutto per come si è presentato lo scorso luglio: "Con i giocatori cercherò di essere onesto e corretto perché è così che si ottiene il rispetto. Mi piace il contatto umano, il contatto con la loro vita, con le loro famiglie. Tutto questo farà bene allo spirito di squadra e ci aiuterà a vincere". Parlando di rapporto umano, quello con Cisse è speciale: "I love Alpha" ("Io amo Alpha") aveva detto Ruben prima di Torino-Milan. E si vede eccome: due gol in tre partite per il 19enne di Treviso. Anche se nella serata dello Stadium, alla domanda su quanto amasse il giovane, il portoghese ha allargato il discorso: "Io sono felice per tutti i miei calciatori".
"voglio far divertire i tifosi"
—Fedeltà e coerenza sono le due parole che più descrivono Amorim. Rimanendo sul tema calciatori, quando il suo United fu sbattuto fuori dalla Carabao Cup contro il Grimsby Town disse: "A volte odio i miei giocatori, altre volte li amo. Dopo una giornata così mi sento solo frustrato e infastidito e non posso nasconderlo: non riesco a difenderli come dovrei. Poi ci sono giorni che vorrei andarmene, altri che resterei qui per 20 anni. Scusate, sono fatto così: probabilmente devo migliorare sotto questo aspetto". Quando si tratta di dire le cose in faccia, belle o brutte che siano, insomma, non si fa problemi. Se vi capita di farci caso, quando il tecnico parla ai microfoni tende a parlare soprattutto di campo, evitando gli episodi, le polemiche o le moviole infinite. "Questo è un progetto a lunga scadenza, ma del mio gioco spero possiate vedere qualcosa fin da subito. Io vado in quinta fin da quando inizio", disse nella giornata di presentazione a Casa Milan. Con un’aggiunta: "Io voglio essere dominante sull’avversario, voglio il recupero palla il più velocemente possibile, un calcio bello da guardare e far divertire i tifosi. Ci vuole un po’ perché il motore parta". Ecco, contro la Juve tutto questo non si è visto e il portoghese era il primo a saperlo. Con la sua solita eleganza davanti ai riflettori della mixed zone ha alzato la mano, fatto mea culpa e riconosciuto i meriti degli avversari. Senza cercare alibi. I milanisti avranno apprezzato.
"il mercato del milan? 10"
—Per tutto il movimento calcio italiano, la presenza di una figura come Amorim fa piacere. Soprattutto in un contesto in cui polemiche, errori arbitrali e vittimismo sono (molto) spesso il menù fisso delle trasmissioni del weekend. Ruben viene da un’altra cultura, forse più abituata a riconoscere i meriti dell’avversario senza vivere ogni sconfitta come un complotto internazionale. Può piacere e non piacere, anche perché a volte la troppa schiettezza davanti alle telecamere può giocare brutti scherzi. Una delle sue ultime frasi da allenatore dello United fu: "Sono venuto qui per fare il manager, non per essere un semplice allenatore. E questo deve essere chiaro. Non sono Tuchel, Conte o Mourinho, ma sono il manager del Manchester United. E così sarà per 18 mesi, o almeno fin quando il board del club lo vorrà". Ecco, neanche il tempo di dirlo che pochi giorni dopo svuotò l’armadietto. Anche se il contesto era ben differente da quello in cui si trova oggi. Amorim, nel complesso, fa sentire tutti una famiglia: "Al mercato darei un 10, i miei sono i migliori giocatori al mondo. Per me il Milan è la migliore squadra in Italia", ha detto alla vigilia di Juventus-Milan. E sulla provocazione di Chivu sugli scontri diretti non è entrato nel ring: "Noi dobbiamo essere onesti con i tifosi sul percorso che bisogna fare per rivedere il Milan dove merita. Questo mi preoccupa di più rispetto a cosa ha detto Chivu. Se ci concentrassimo su queste parole vorrebbe dire essere distratti". Ecco, il concetto di "onestà", alla fine, torna sempre. E nel calcio italiano non è esattamente una specialità della casa. Forse, proprio per questo, Amorim fa già notizia. Le arrampicate sugli specchi non fanno per lui.
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