Modric sostituito al 45', ma che succede? Ecco perché a 41 anni Luka fatica nel sistema di Amorin
Il calcio ad alta intensità dell'allenatore mette in crisi il fuoriclasse croato. Come cambierà la sua gestione
Il calcio ad alta intensità dell'allenatore mette in crisi il fuoriclasse croato. Come cambierà la sua gestione
Luca Bianchin Giornalista 13 settembre - 08:32 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleI 100 metri, a 41 anni, non li ha mai vinti nessuno. Luka Modric contro la Lazio è andato in difficoltà e la spiegazione è chiaramente tattica e atletica, non tecnica. Il Milan di Amorim gioca un calcio rischioso, di aggressioni, ripartenze e ribaltamenti. Un calcio da giovani, a voler essere cattivi. Non che Luka sia superato ma insomma, non può sprintare da area ad area per 90 minuti. Sarà un problema grosso per la stagione? Proviamo a capirlo.
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—Ruben Amorim lo ha spiegato chiaramente a fine partita: “Dobbiamo essere davvero bravi con il pallone per far sentire Luka a suo agio nella partita. Se trasformiamo la gara in continui capovolgimenti di fronte e corse all'impazzata, non è il tipo di partita per lui. Ed è per questo che abbiamo cambiato impostazione nel secondo tempo inserendo Musah: avevamo capito che ci serviva un po' più di passo in mezzo al campo. In più, penso che Luka si abbassasse troppo vicino ai centrali di difesa, lasciandoci così con quattro giocatori per iniziare l'azione e con meno uomini tra le linee”. Due considerazioni. Amorim non ha paura a parlare dei suoi errori e nemmeno a criticare un Pallone d’oro. Altri allenatori non l’avrebbero fatto. La sua conclusione, quindi, è logica: “Possiamo giocare con Luka ma per farlo dobbiamo trasformare la gara in un dominio di possesso e controllo. Se diventa una partita di corsa, per lui è impossibile”.
boban lo aveva detto
—Non è una novità assoluta. Amorim già venerdì in conferenza stampa aveva affrontato il tema: “Luka non può pressare sempre, ma ha sempre in mano il tempo del gioco e lo capisce meglio degli altri. Da allenatore devo scegliere. Con lui magari perdiamo qualcosa in pressing, ma con la palla abbiamo più controllo. Luka con la palla ci dà quel qualcosa in più e io voglio una squadra dominante nel possesso”. Zvone Boban, nell’intervista alla Gazzetta di una decina di giorni fa, aveva anticipato tutto: “Credo che per Luka sarà pesante giocare nel sistema di Amorim. Con Allegri era difeso da due mezzali e giocava basso, ora dovrà coprire 60 metri con un altro giocatore. Sarà dura". In questa storia c’è una presenza immanente, un fantasma sullo sfondo, e parla livornese.
il successo con allegri
—Allegri un anno fa ha messo Modric al centro del suo sistema solare. Gli ha chiesto di giocare play, non mezzala come al Real, in una posizione che nelle sue squadre avevano occupato Pjanic e Marchisio. Luka giocava con Rabiot e una seconda mezzala e soprattutto aveva in mano i tempi della partita. Senza palla, con un Milan basso davanti a Maignan, era un naturale recuperatore di palloni sulle traiettorie. Molto prezioso. Con la palla, gestiva il gioco, accelerava e rallentava a piacimento. Quasi mai il Milan gli chiedeva sforzi in sprint per alzare la pressione nella metà campo avversaria. Amorim ha idee opposte e non per caso esalta un giocatore come Musah, che ha un decimo della tecnica di Modric ma ha sempre l’energia per recuperare palla e ribaltare l’azione di forza. Contro la Lazio, si è visto.
i dati di luka
—I numeri dicono qualcosa. Modric nei report della Lega delle prime quattro partite non è mai stato tra i leader nei dati di corsa. Lo sprint non è la sua cifra stilistica. A Roma poi proprio non era giornata: Luka ha sbagliato 6 passaggi su 43 (tanti, per lui) e ha perso 13 palloni in un tempo. Succede, a 41 anni e anche a 21. Per il futuro però la domanda è aperta: come sarà gestito da Amorim? Giocherà le partite in cui il Milan avrà il controllo del pallone e del ritmo, per le altre c’è da fare una riflessione. Mercoledì, con il Benfica, è possibile che Modric vada in panchina per riposare e ha un senso. Poi però ci saranno Lecce e pausa per le nazionali, con la necessità di dare una mano alla Croazia dopo la decisone di continuare con la maglia a scacchi. Pause? Poche o nessuna. L’ultimo anno sui campi non è un giro turistico degli stadi, è una giostra che non si ferma per nove mesi e gira più veloce, sempre più veloce, sempre più veloce. Scendere, non si può.
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