Ultimate, Jacobs stecca: "Mi sono sentito arrugginito, ma non sono arrivato alla fine"
Marcell, eliminato in semifinale nei 100 a Budapest, è tornato in pista 32 giorni dopo l'infortunio degli Europei di Birmingham: "Dovrò parlare con Paolo Camossi per analizzare cosa non ha funzionato"
Marcell, eliminato in semifinale nei 100 a Budapest, è tornato in pista 32 giorni dopo l'infortunio degli Europei di Birmingham: "Dovrò parlare con Paolo Camossi per analizzare cosa non ha funzionato"
Dal nostro inviato Andrea Buongiovanni 13 settembre (modifica alle 09:09) - BUDAPEST Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Jacobs in gara agli Ultimate Championship in corso a BudapestLe luci, i colori, le presentazioni, le immagini di giganteschi primi piani alle spalle degli atleti che si posizionano sui blocchi di partenza. In grafica, buttate un po’ a caso, persino le ipotesi in percentuale di passaggio del turno o di successo finale. L’Ultimate Championship guarda al futuro e prova a cambiare le prospettive. Alcune idee sono vincenti: è giusto rinnovare. Ma in atletica lo spazio per inventare è poco. Contano - implacabilmente - le gambe, i polmoni, i tempi e le misure. Ed è con queste premesse che Marcell Jacobs, 32 giorni dopo l’ultima gara, nella semifinale dei 100, è una controfigura di se stesso. Con vento a -0.7 metri al secondo, chiude settimo in 10”20.
Marcell, come commenta?
"La reazione allo sparo credo sia stata buona (0”133, ndr), i primi tre o quattro appoggi anche. Ma poi è presto emersa la mancanza di brillantezza. Ero rigido, pesante, poco fluido. Non ho fatto in tempo a rialzarmi e gli altri mi erano già scappati via. La fase di transizione non è esistita".
Come lo spiega?
"Mi sono sentito arrugginito. Ho pagato questo mese a singhiozzo, trascorso più a curarmi che ad allenarmi, più in piscina e in sala di fisioterapia, che in pista. Ho affrontato un’unica seduta ad alta intensità. E non più tardi di lunedì mi sono sottoposto a un’ultima risonanza magnetica di controllo".
Adesso come sta?
"Bene, non ho avvertito alcun fastidio, ma è chiaro che la condizione non c’è".
Nel 2026, su nove uscite sulla distanza, solo nella batteria degli Assoluti di Firenze, 10”21 rialzandosi, ha fatto peggio...
"Avrei voluto riscattare la delusione dei Mondiali 2023, disputati in questo stesso stadio, eliminato in semifinale anche allora. E ci tenevo a esserci, perché questo format mi piace. Ho sempre detto che l’atletica ha bisogno di spettacolarizzarsi".
E dire che per entrare in finale le sarebbe bastato un 10”05, il crono del sudafricano Simbine, quarto e quindi promosso.
"Dovrò parlare con Paolo (Camossi, ndr) per analizzare cosa non ha funzionato. Ci dovremo sedere a tavolino e capire perché certi intoppi hanno ancora una volta condizionato la stagione".
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"Non ho visto correre gli altri, ma il mio favorito era Bednarek, poi vincitore".
Che programmi ha?
"Torno a Roma e martedì sarò a Miami: non vedo mia moglie e i bambini da giugno. Ho voglia di riposare e di stare con loro".
Conferma che comincerà la preparazione piuttosto tardi?
"Ho quasi convinto Paolo: vorrei riprendere a fare sul serio in gennaio. Non vuol dire che nel mentre farò nulla. Ma la prossima sarà una stagione molto lunga, coi Mondiali di Pechino a metà settembre. Ho quasi 32 anni: devo gestirmi al meglio".
Niente indoor?
"Niente indoor: immagino le prime garette a fine maggio".
Conferma che Chituru Ali si trasferirà a Miami e diventerà un suo compagno di lavoro?
"A Roma, nelle ultime settimane, ci siamo frequentati. Mi piace l’idea di fargli da fratello maggiore. Ha un enorme potenziale, vale 9”80. Deve sistemare le ultime cose a Los Angeles, poi spero proprio che arrivi. Non molti si metterebbero un rivale in casa, ma sarà utile anche per me".
Il mirino resta sui Giochi 2028?
"Non mi sento arrivato alla fine. Posso ancora correre forte".
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