Blocco Diesel Euro 5, come funziona e dove sarà: ogni regione fa per sé
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Blocco Diesel Euro 5, come funziona e dove sarà: ogni regione fa per sé

Domenica 13 settembre 2026
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Nonostante l’esistenza di una legge nazionale che impone il blocco della circolazione nelle città maggiori del Bacino Padano, solo la Lombardia ha confermato la scadenza del 1° ottobre: Emilia-Romagna e Piemonte hanno scelto interventi compensativi e il Veneto potrebbe seguire questa strada a breve

Nonostante l’esistenza di una legge nazionale che impone il blocco della circolazione nelle città maggiori del Bacino Padano, solo la Lombardia ha confermato la scadenza del 1° ottobre: Emilia-Romagna e Piemonte hanno scelto interventi compensativi e il Veneto potrebbe seguire questa strada a breve

Emilio Deleidi 13 settembre - 09:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Controlli su strada del rispetto dei divieti di circolazione

La data del 1° ottobre 2026 sembrava scolpita nella pietra e immutabile, ma così non è, come spesso accade quando si tratta di norme riguardanti l’automobile e dintorni. Da quel giorno, in seguito a una deroga già attuata (la prima scadenza era stata fissata per la stessa data del 2025), le vetture diesel con omologazione Euro 5 non dovrebbero più poter circolare nel Bacino Padano per effetto di una legge del novembre 2023 che stabiliva questo appuntamento a livello nazionale, unificando le discipline fino a quel momento seguite dalle regioni interessate, ossia Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. La norma stabilisce che il blocco alla circolazione riguarda i comuni con più di 100 mila abitanti con tassi di inquinamento sopra i limiti stabiliti, lasciando però facoltà alle singole regioni di evitare o di sospendere il divieto sulla base di una "clausola di flessibilità" che permette di sostituire il fermo delle auto a gasolio con misure alternative in grado di abbattere in pari misura le emissioni nocive. Ed è qui che si gioca la partita, che ha lasciato nell’incertezza i proprietari di vetture diesel Euro 5, il cui numero in circolazione nell’area interessata è stimato in circa un milione: tra le regioni interessate, alcune hanno scelto la strada della compensazione con altri interventi, evitando l’entrata in vigore del blocco. Vale la pena ricordare che la norma sulle emissioni Euro 5 è entrata in vigore per le auto di nuova omologazione il 1° settembre 2009 e per tutte quelle immatricolate a partire dal 1° gennaio 2011. Vetture che, quindi, hanno tra gli 11 e i 15 anni di vita, in linea con l’anzianità media del parco circolante che, attualmente, ha superato i 13 anni. Ma vediamo come si stanno regolando le diverse regioni a poche settimane dall’entrata in vigore del provvedimento.

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chi blocca e chi no

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Al momento, la Lombardia è l’unica delle regioni interessate ad avere confermato senza esitazioni l’entrata in vigore del blocco delle diesel Euro 5 a partire dal 1° ottobre. La circolazione sarà vietata per tutto l’anno dal lunedì al venerdì, esclusi i giorni festivi, nella fascia oraria dalle 7.30 alle 19.30 nei centri urbani di Milano, Brescia, Monza e Bergamo. Per ottenere una deroga è possibile fare ricorso al Move-In (Monitoraggio dei veicoli inquinanti), montando sulla propria auto una sorta di scatola nera che conteggia i chilometri percorsi all’interno delle zone in cui vige il divieto soggetti a un limite massimo (circa 2.000 km all’anno, con un meccanismo di "premi" chilometrici per la guida più ecocompatibile). L’Emilia-Romagna, invece, ha deciso da pochissimi giorni di sospendere il provvedimento e di sostituirlo, come concesso dalla legge, da un pacchetto di misure alternative che dovrebbero garantire una pari riduzione delle emissioni inquinanti. Si tratta, in particolare, del posticipo al 1° novembre del permesso di accendere il riscaldamento domestico, di limitazioni dell’uso di impianti domestici a biomassa e della destinazione di un fondo da 10 milioni di euro alla sostituzione degli impianti di riscaldamento più inquinanti con pompe di calore, anche abbinate a installazioni fotovoltaiche. Il divieto avrebbe interessato circa 90 mila auto diesel Euro 5 nelle città di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì e Rimini. La scelta della Regione Emilia-Romagna è stata dettata dalla volontà di evitare una limitazione che avrebbe avuto un impatto importante sulle famiglie e sulle fasce più fragili della popolazione, in questo momento già gravate dai forti aumenti dei costi dell’energia e dei carburanti. La possibilità di istituire il divieto di circolazione delle diesel Euro 5 rimane però attiva in situazioni di emergenza ambientale, cioè di superamento in maniera continuativa dei livelli massimi di sostanze nocive nell’aria.

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Per ora solo la Lombardia ha confermato la scadenza del 1° ottobre

anche il piemonte rimanda

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La scelta di evitare il blocco era già stata presa in Piemonte nel luglio scorso, con una delibera di aggiornamento del Piano di qualità dell’aria approvata dall’assemblea regionale: anche in questo caso, è stata scelta la strada di prevedere misure strutturali alternative come l’utilizzo (finanziato con un fondo di 14 milioni di euro) dei biocarburanti Hvo per l’alimentazione dei mezzi di trasporto pubblico locale e per quelli Euro 5 ed Euro 6 compatibili privati, sostenuti con un incentivo tra i 50 e i 100 euro erogato tramite apposite card. In questo modo è stato scongiurato il divieto di circolazione per oltre 300 mila vetture, soprattutto in città come Torino e Novara (vicina alla soglia dei 100 mila abitanti). Altri interventi saranno mirati a rendere più fluida la circolazione, a favorire l’utilizzo delle biciclette e a ridurre le emissioni degli impianti di riscaldamento. Sempre valida anche in Piemonte è la possibilità di adottare il monitoraggio delle percorrenze con il sistema Move-In, senza che però questo sia associato al divieto di circolazione una volta superati i limiti. In Veneto, per ora, si è scelta una strada intermedia, quella di applicare il blocco solo stagionalmente ogni anno dal 1° ottobre ad aprile: il provvedimento si applica nei giorni feriali dalle 8 del mattino alle 18. Tuttavia, la giunta regionale ha di recente avviato un iter urgente per rivedere il provvedimento, allineandosi a Piemonte ed Emilia-Romagna nella scelta di privilegiare interventi compensativi che consentano di evitare il fermo di circa 150 mila vetture nei territori di Venezia, Padova, Verona e Vicenza. Lo schema prevederebbe il finanziamento di incentivi per la conversione dei motori diesel in sistemi dual fuel a Gpl o metano, consentendo ai proprietari di continuare a usare l’auto con minori emissioni, e l’introduzione di una maggiore flessibilità sul lavoro, con l’obbligo di ricorso allo smart working in caso di allerta arancione o rossa per il PM10 per i dipendenti degli enti pubblici (eccetto quelli che esercitano funzioni da svolgere necessariamente in presenza), così da ridurre la circolazione dei veicoli nelle città. La decisione in merito dovrebbe essere presa nei prossimi giorni.

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