Bellucci: "Napoli e Bologna già 'stressate'. Beppe Signori è la storia rossoblu, Edmundo, matto vero"
L'ex attaccante che ha indossato entrambe le maglie ci parla della sfida del Maradona: "Gli emiliani ormai hanno alzato l'asticella, Allegri non è anacronistico, ma se il Napoli perde sarà un mezzo dramma sportivo"
L'ex attaccante che ha indossato entrambe le maglie ci parla della sfida del Maradona: "Gli emiliani ormai hanno alzato l'asticella, Allegri non è anacronistico, ma se il Napoli perde sarà un mezzo dramma sportivo"
dal nostro inviato Matteo Dalla Vite 13 settembre (modifica alle 10:17) - BOLOGNA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google“Conta più per la testa che per la classifica”. Claudio Bellucci da tecnico ha fatto il vice di Liverani alla Ternana, è stato assistente di De Biase nell’Azerbaigian e di Mazzarri a Cagliari: oggi ha una scuola calcio a Roma e quest’anno ha visto sia il Napoli e sia il Bologna, pregi e difetti, necessità e impellenze. Quattro anni vissuti in quel che sarebbe diventato lo stadio “Maradona”, sei al Dall’Ara: vicende alterne ma col minimo comun denominatore definito dai suoi gol. E dalle sue giocate.
Bellucci: il Napoli deve vincere, il Bologna… anche. Come la mettiamo?
“Sono stressate allo stesso modo da quel punto di vista, naturalmente il Napoli a un livello superiore. L’una e l’altra si giocano la possibilità di poter andare avanti con la tranquillità necessaria che ti fa lavorare bene. I tre punti contano ma è quasi più dal punto di vista psicologico che l’eventuale vittoria pesa: serve più per la testa che, alla quarta giornata, per altro. Io sono molto curioso di vedere che tipo di partita sarà: il Bologna a Napoli ha sempre fatto grandi partite, soprattutto ultimamente, e trova un Napoli che ha infortuni ma una grande rabbia addosso. Difficile leggere questa gara…”
Sei anni in rossoblù: partiamo dal Bologna di oggi.
“Arriva da Vincenzo Italiano, da un gioco collaudato, dal fatto di aver vinto una Coppa Italia che a Bologna è come andare a vincere lo scudetto. Una roba bellissima e pazzesca. Questo porta aspettative, volontà di bellezza da parte del pubblico, la cosiddetta asticella verso l’alto: a Bologna, adesso, non ci si può accontentare di arrivare decimi. No. E sa perché? Per la struttura societaria, lo staff, i dirigenti, Saputo che è una certezza. Momenti di assestamento sono normali quando si cambia allenatore, ma lo scoramento deve restare fuori anche se è inevitabile che con un punto in tre gare ci sia. Cosa succederà se non fa punti a Napoli? Niente deve succedere: via il pessimismo è e dev’essere la parola d’ordine, perché poi porta a cattivi pensieri. Tedesco è un allenatore che ha vissuto piazze importanti, spogliatoi importanti e sono convinto che col tempo darà la propria identità, una forma alla squadra. Succederà, ne sono certo. I giocatori ci sono”.
VIDEO: Bologna-Napoli, Tedesco scherza sulla squalifica: "È il mio primo reato in Italia"Il Napoli?
“Una cosa è certa: a Napoli non puoi permetterti di perdere tre gare di fila, oppure può succedere ma il fermento è totale. Sia chiaro: dire che il Napoli ha perso solo uno a zero con l’Arsenal sa di inizio di una tempesta. Se il Bologna fa risultato al Maradona sarà un bellissimo colpo e Tedesco guadagnerà in credibilità e in serenità; se il Napoli perde, però, si apre un mezzo dramma calcictico”.
E’ d’accordo con chi etichetta Allegri “anacronistico”?
“Ma no, non è anacronistico. Certe volte la memoria tradisce: ha sbagliato 15’ dell’ultimo campionato contro il Cagliari, con la sua ultima Juventus ha vinto la Coppa Italia e si è qualificato per la Champions League. Non è affatto anacronistico, ha i suoi concetti che lo hanno portato a vincere, cosa che tutti ricordano bene. Ripeto: questa gara vale quasi più dal punto di vista psicologico che per la classifica vera e propria, considerando che siamo all’inizio del campionato”.
Il “suo” Bologna e il suo ex compagno indimenticabile?
“Sei anni lì ed è la città migliore, l’ambiente perfetto per poter fare il calciatore con famiglia o senza. Sono legato a Bologna, lì sono cresciuti i miei figli; con Gazzoni, uno dei presidenti di una volta, elegante come lo era Mantovani, era una società perfetta. Il compagno che voglio citare? Beppe Signori, la storia: ero arrivato per sostituirlo, abbiamo giocato tre anni insieme”.
Ora, Napoli.
“Quattro anni forti, purtroppo in un momento societario disastroso ma dentro un ambiente incredibile, super. Il compagno da ricordare? Dico Edmundo: un fuoriclasse vero, talento assoluto ma matto (sorride, ndr), un matto vero…”.
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