Amorim sbaglia le formazioni o azzecca i cambi? Dietro il grande dilemma del Milan
Fin qui i rossoneri hanno rimediato a situazioni complicate sempre nella ripresa e sempre grazie alle sostituzioni: più visionario l'allenatore che le indovina tutte o più incerto nella scelta dell'undici titolare?
Fin qui i rossoneri hanno rimediato a situazioni complicate sempre nella ripresa e sempre grazie alle sostituzioni: più visionario l'allenatore che le indovina tutte o più incerto nella scelta dell'undici titolare?
Marco Pasotto Giornalista 13 settembre - 13:03 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Ruben Amorim, 41 anni. AnsaGiunti al quarto indizio - su quattro disponibili -, siamo ben oltre la famosa prova. Si entra praticamente nel campo delle certezze e, volendola analizzare da una certa angolatura, è qualcosa che a un allenatore non può non far piacere: rimettere in piedi - o comunque portare dalla propria parte - una partita con la forza dei cambi premia evidentemente le scelte del tecnico. E' anche psicologia spicciola: recuperare un passivo, magari pesante, portando a casa punti che parevano non raggiungibili genera autostima, quella sensazione confortevole di pericolo scampato grazie alle proprie virtù. In termini mentali, a parità di risultato, molto meglio rimontare piuttosto del contrario. In questi casi, di solito, si tende a esaltare non solo i giocatori protagonisti dell'exploit, ma la visione e la capacità di lettura in corsa dell'allenatore. Quando però - appunto - succede quattro volte in quattro uscite, la domanda è lecita: è più ortodosso parlare di un tecnico fenomenale nell'azzeccare i cambi o di un tecnico che sbaglia l'undici di partenza?
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—La domanda somiglia abbastanza alla metafora dell'uovo e della gallina: non esiste una risposta secca e netta, se ne può discutere più o meno all'infinito. Però il tema e la riflessione ci stanno tutti perché in ballo, anche se siamo soltanto all'alba del torneo, ci sono punti preziosi. E, di base, "ridursi" a dare un senso compiuto alle partite solo nel secondo tempo, e quasi esclusivamente grazie ai cambi, in prospettiva appare un limite evidente. Perché ci saranno volte in cui il tentativo non andrà a buon fine. Per capire - almeno in parte - il motivo per cui Amorim a volte compie scelte opinabili nella formazione titolare, giova ricordare in particolare una frase pronunciata alla vigilia della Lazio: "Voglio che l'idea di calcio sia collettiva, in modo da avere diversi interpreti per ogni ruolo. Dobbiamo sapere utilizzare più giocatori, non deve entrare qualcuno dalla panchina e stravolgere il nostro gioco. La cosa più importante è trovare la loro collocazione migliore in campo. Per questo continuo a cambiare, tutti devono essere pronti". La traduzione è facile: l'allenatore vuole arrivare ad avere, per ogni posizione, almeno due giocatori (se non tre) in grado di ricoprire il ruolo, in modo che il flusso di gioco non ne risenta, al di là delle qualità tecniche degli interpreti.
indizi
—E' il famoso "integralismo" tattico di Amorim, ovvero l'intenzione di non derogare mai dal proprio credo, adattandovi il materiale umano a disposizione, a costo di chiedere ai giocatori un'interpretazione diversa rispetto ai loro trascorsi. E' stato uno dei motivi per cui a Manchester è finita malissimo e ovviamente questo non equivale a dire che al Milan finirà nello stesso modo. Ma aiuta a capire il modo di lavorare del portoghese. Tornando ai quattro indizi, proprio perché inizia a essere un numero considerevole, per rispondere a quella fatidica domanda - un tecnico fenomenale nell'azzeccare i cambi o un tecnico che sbaglia l'undici di partenza? -, la risposta parrebbe tendere maggiormente verso la seconda ipotesi. Lui stesso nel dopogara dell'Olimpico ha ammesso: "Dopo cinque minuti sapevo già che loro avevano più fame di noi. Non so il momento esatto in cui ho sentito di dover cambiare, ma ho capito piuttosto presto, in dieci minuti, che non eravamo in partita rispetto alla settimana scorsa". L'ammissione gli fa onore, e Ruben si conferma uomo trasparente e coraggioso, ma è un'immissione implicita di aver sbagliato le valutazioni su chi far scendere in campo dall'inizio. Alcune scelte - Estupinan e Loftus su tutte - si sono rivelate palesemente errate, e lo stesso era accaduto nelle uscite precedenti. Altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di correre affannosamente ai ripari. Il rovescio che luccica della medaglia è la capacità di correre ai ripari e la consapevolezza di avere comunque una rosa in grado di offrire soluzioni.
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