Rybakina: la sindrome di Stoccolma, gli insulti del coach e la forza di lasciar parlare la racchetta
Il rapporto tossico con l'allenatore Vukov, del quale però non riesce a fare a meno e la serenità ritrovata che ha spinto la kazaka al trionfo nello Us Open, terzo Slam in carriera
Un anno fa, di questi periodi, quando si parlava di Elena Rybakina la sua abilità nel giocare a tennis finiva spesso in secondo piano. In una stagione avara di risultati, la kazaka era al centro delle notizie soltanto per il rapporto problematico con il coach Stefano Vukov. Si parlava di autoritarismo eccessivo dell’italo-croato nei suoi confronti, di un atteggiamento ossessivo-possessivo: quasi una sindrome di Stoccolma per Rybakina, la quale aveva negato le accuse della Wta, che aveva sospeso il suo allenatore, tornando a ingaggiarlo il prima possibile come niente fosse. Giusto un anno dopo, Elena ha vinto lo Us Open battendo 6-4 5-7 6-2 Aryna Sabalenka, secondo Slam del suo straordinario 2026, e per la prima volta in carriera diventerà n.1 del mondo.