Perché desideriamo così tanto i dolci? La scienza ha trovato la spiegazione
Uno studio ha dimostrato che il nostro desiderio di dolci affonda le radici in milioni di anni di storia, quando frutta e miele erano la principale fonte di glucosio
Uno studio ha dimostrato che il nostro desiderio di dolci affonda le radici in milioni di anni di storia, quando frutta e miele erano la principale fonte di glucosio
Daniele Particelli 13 settembre - 14:03 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDi fronte a un dolce, anche se abbiamo appena finito di mangiare e ci sentiamo pieni, per molti di noi è quasi impossibile resistere. Non si tratta di una debolezza caratteriale o di una cattiva abitudine acquisita, ma stando a una nuova ricerca il desiderio che proviamo di fronte ai dolci potrebbe essere la traccia di milioni di anni di evoluzione impressa nel nostro cervello. A dirlo sono i ricercatori delle Università di Sydney e di Glasgow, secondo i quali gli zuccheri naturali che troviamo nella frutta, nel miele e nelle piante selvatiche hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del nostro cervello, molto più di quanto si sia sempre pensato.
Il cervello è un divoratore di glucosio
—Il punto di partenza della ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science, è un dato puramente anatomico: nell'arco di circa 4 milioni di anni, le dimensioni del nostro cervello sono aumentate da circa 300 grammi nei primi ominidi fino a circa 1.500 grammi nell'uomo moderno.
Questa crescita, spiegano i ricercatori, ha avuto un costo metabolico enorme: "Il cervello umano è insolitamente grande rispetto alle dimensioni del nostro corpo e richiede una notevole quantità di energia. Il glucosio è la principale fonte di energia per il cervello e, per gran parte dell'evoluzione umana, proveniva dai carboidrati presenti in alimenti come frutta e miele". Parola di Jennie Brand-Miller, autrice principale dello studio e docente di nutrizione umana al Charles Perkins Centre dell'Università di Sydney.
VIDEO: Zuccheri: quali dobbiamo scegliere per la dietaI ricercatori hanno sviluppato un modello del fabbisogno di glucosio degli esseri umani e dei loro antenati attraverso sei fasi evolutive, calcolando quello che definiscono il "fabbisogno obbligatorio di glucosio", vale a dire il glucosio necessario al cervello, ai globuli rossi, ai reni e ai tessuti riproduttivi inclusi il feto, la placenta e le ghiandole mammarie. Combinando i dati provenienti dalla composizione degli alimenti, dal metabolismo, dalla morfologia dentale, dall'archeologia, dalle diete dei primati e dalla genetica, il team ha stimato come i nostri antenati soddisfacessero questo fabbisogno nelle diverse epoche.
Prima dei cereali c'erano frutta, miele e radici
—"L'amido grezzo non rilascia glucosio, il che significa che i primi esseri umani probabilmente si affidavano a cibi naturalmente dolci molto prima che i cereali diventassero una parte regolare della dieta", ha spiegato Brand-Miller, pronta a precisare come le prime prove della macinazione dei semi risalgono a soli 65.000 anni fa: per quasi tutta la storia evolutiva umana, quindi, i carboidrati provenivano da frutta, miele e piante che crescono sottoterra. Solo con la diffusione del fuoco e della cottura, gli amidi provenienti da queste fonti sono diventati più biodisponibili e hanno cominciato a contribuire in modo crescente all'apporto di glucosio.
Questo, secondo i ricercatori, riscrive almeno in parte la narrativa consolidata sull'evoluzione umana, spesso incentrata sul consumo di carne come fattore chiave dello sviluppo cognitivo. "Sebbene gli alimenti di origine animale siano importanti, il fabbisogno di glucosio del cervello ha ricevuto finora scarsa attenzione da parte degli antropologi", ha proseguito Brand-Miller, pronta ad affermare senza mezzi termini che "il nostro desiderio di dolcezza è istintivo".
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