Zverev, il discorso del Re: "La mia malattia? Non è un ostacolo. Non rinunciate mai ai sogni"
Dopo la vittoria contro Shelton allo Us Open, Sascha si è pronunciato: "Quando mi diagnosticarono il diabete il dottore sconsigliò il tennis. Mia madre reagì". E poi: "Lei è la persona più importante della mia vita"
Dopo la vittoria contro Shelton allo Us Open, Sascha si è pronunciato: "Quando mi diagnosticarono il diabete il dottore sconsigliò il tennis. Mia madre reagì". E poi: "Lei è la persona più importante della mia vita"
Luigi Garlando Giornalista 15 settembre - 07:20 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleSascha Zverev non si era accorto di aver vinto gli Us Open. Ha avuto una leggera esitazione, prima di esultare, come Gigio Donnarumma dopo l’ultimo rigore di Wembley che ci ha incoronati campioni d’Europa nel 2021. Poi, quando il tennista tedesco ha preso il microfono per il discorso da vincitore, quella leggera esitazione ha avuto persino un senso. Il punteggio della finale contro Ben Shelton non era la cosa più importante. Gli interessava anche di più ringraziare sua madre Irina, "la persona più importante della mia vita", edificarle idealmente una statua davanti al mondo: "Quando mi diagnosticarono il diabete di tipo 1, il dottore sconsigliò il tennis, pensando che non avrei potuto giocare ad alto livello. Mia madre reagì: “No, mio figlio inseguirà i suoi sogni e sarà ciò che deciderà di essere. Non sarà una malattia a definirlo”".
due partite
—E così ha fatto Sascha, combattendo due partite per volta, come dice lui; una contro l’avversario e l’altra contro la malattia. Anche durante la finale di New York, quando il sensore segnalava picchi glicemici, Zverev, tra un game e l’altro, si pugnalava la coscia di insulina, con la laboriosità di un artigiano a bottega. Gesti sicuri, precisi, diventati familiari, come avvolgere il grip attorno al manico della racchetta. Nel giorno del trionfo, ha trasformato la sua esperienza in una lezione per tutti, specie per i giovani: "Non rinunciate mai ai sogni, lo sport vi aiuterà a realizzarli e non fatevi mai definire da nulla: da una malattia, da un pregiudizio, da un torto. Voi sarete quelli che volete essere". Il discorso del Re. In attesa di Alcaraz e Sinner.
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