Mati, il gigante che voleva fare il neurochirurgo: a 20 anni è già da record
La Gazzetta dello Sport

Mati, il gigante che voleva fare il neurochirurgo: a 20 anni è già da record

Martedì 15 settembre 2026
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Il centrale con 22 punti con la Slovacchia ha battuto il record di Giani: "Ho ancora tanta strada da fare"

Il centrale con 22 punti con la Slovacchia ha battuto il record di Giani: "Ho ancora tanta strada da fare"

dalla nostra inviata  Rebecca Saibene 15 settembre - 08:12 - MODENA Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Vent’anni, riccioli castani a coprire una testa piena di sogni. Occhi timidi, proiettati sul futuro, anche se i piedi restano sempre ben piantati per terra. Anche dopo aver appena battuto un record che resisteva dal 1999, quello dei punti realizzati da un centrale azzurro. Ventuno i palloni messi a terra da Andrea Giani nella finale dell’Europeo contro la Russia, ventidue quelli firmati ieri da Pardo Mati contro la Slovacchia, alla prima partita da titolare in questa rassegna: 15 su 17 in attacco, sei muri e un ace. "Essere paragonato a certi nomi mi fa arrossire – ha raccontato il centrale di Grosseto –. Con la Slovacchia è andata bene, ma se dovessi scegliere preferirei fare cinque punti e vincere piuttosto che superare i venti e perdere. Questo non è uno sport individuale, vince sempre la squadra e io devo ancora migliorare". Il giorno dopo, a mente fredda, resta soprattutto la sensazione di stare vivendo qualcosa che fino a poco tempo fa forse non osava nemmeno immaginare: "Sono molto contento della prestazione, sia individuale sia di squadra. Essere qui era un sogno fino a poco tempo fa, adesso è diventato realtà e sono felice di essermi meritato la convocazione. Emozioni così intense bisogna godersele fino in fondo, perché la parte più bella dura sempre troppo poco. L’Europeo è una competizione lunga, ma vissuto dall’interno vola. Sto cercando di godermi tutto". 

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scalata

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Del resto andare veloce sta diventando un’abitudine per Pardo. Eppure lui, quando parla, sembra voler rallentare continuamente tutto quello che gli sta succedendo. Tre anni fa giocava ancora in A2, all’inizio di questa estate pensava che la Nazionale maggiore sarebbe stata soprattutto un’occasione per allenarsi e imparare. "Non era neanche una questione di quando avrei vestito la maglia azzurra, ma di se", aveva raccontato. Poi sono arrivati l’esordio in Nations League, nella sconfitta per 3-2 con la Francia, le Finals e infine quell’Europeo che fino a poche settimane fa non voleva ancora dare per scontato, anche se a tutti, scontato lo sembrava eccome. La corsa verso il cielo di Pardo Mati è cominciata a Grosseto, seguendo le orme della sorella maggiore Tessa: Pardo l’ha accompagnata in palestra quando era in quinta elementare e da lì non è più uscito. Invicta Grosseto, Brugherio in A3, Santa Croce in A2 e, nel frattempo, le prime medaglie in azzurro. Nel 2022 ha vinto l’Europeo Under 18, nel 2025 è arrivato fino all’argento al Mondiale Under 21: in entrambe le manifestazioni è stato premiato come miglior centrale. Infine è arrivata Modena che, nel 2024, quando di anni ne aveva ancora diciotto, lo ha lanciato in Superlega. Due stagioni, un rinnovo fino al 2029 e adesso anche la Nazionale giocata nel “suo” PalaPanini. "È bellissimo vedere facce note, qualche maglia gialla invece che azzurra. Abbiamo un grande attaccamento con i tifosi e con la società e giocare qui è speciale. Dopo due anni, Modena comincia a essere casa per me". 

famiglia

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Pardo ha seguito una strada diversa da quella di famiglia. Papà Tommaso e nonno Giovanni sono avvocati, mentre lui, se la pallavolo non avesse occupato sempre più spazio nella sua vita, avrebbe studiato Medicina con il sogno nel cassetto di diventare neurochirurgo. A casa, però, nessuno sembra avere dubbi sulla carriera che ha scelto e c’è chi si sta occupando di conservarne ogni tappa. Pardo appartiene alla generazione che legge tutto sul telefono, ma in famiglia resistono ancora forbici e carta. "Mamma e nonna ritagliano tutti gli articoli. Ogni volta che ne esce uno nuovo mamma me lo manda su WhatsApp, lei è un po’ più tecnologica. Poi quando torno a casa vado dalla nonna e trovo tutta la fila dei giornali che ha comprato e tutti gli articoli ritagliati". Una piccola emeroteca familiare che continua ad allungarsi. 

fuori campo

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Il cervello, intanto, è rimasto al centro dei suoi interessi anche senza il camice da neurochirurgo. Mati studia Psicologia all’università: "Mi ha sempre interessato il lato psicologico delle persone, capire cosa le spinge ad avere determinati comportamenti. E sono sempre stato affascinato dall’anatomia del cervello". Introverso, gran lavoratore e abbastanza testardo da inseguire fino in fondo quello che vuole, lontano dalla palestra ha un’altra passione: la music e per anni ha anche suonato la batteria. Durante l’Europeo, però, tra una partita e l’altra le energie sono poche persino per l’università. "Ogni tanto, ma veramente raramente, apro i libri. Poco poco, niente di impegnativo". La sua attività preferita è decisamente un’altra: "Io dormo. Dormo un sacco perché sono nato stanco e ho bisogno di recuperare". Quando può cerca gli amici e la famiglia, il modo più semplice per staccare da una pallavolo che negli ultimi anni gli ha stravolto la vita. E chissà cosa ha ancora in serbo il futuro per lui che ha soltanto vent’anni, compiuti ad agosto. È nato nello stesso mese e nello stesso anno di Kimi Antonelli e Sara Curtis, altri due talenti dello sport italiano che hanno cominciato presto a frequentare il mondo dei grandi e a lasciarlo senza fiato. Glielo facciamo presente: Mati prima si sorprende, poi schiva il paragone. "Questa cosa non la sapevo. Loro sì che sono campioni, io ho ancora tanta, tanta strada da fare prima di diventarlo. Magari è destino anche per me".

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