I segreti del Benfica Campus, la fabbrica di campioni che ha portato alle Aquile 600 milioni
La Gazzetta dello Sport

I segreti del Benfica Campus, la fabbrica di campioni che ha portato alle Aquile 600 milioni

Mercoledì 16 settembre 2026
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Il club di Rui Costa, stasera avversario del Diavolo, è celebre per la sua cantera che produce talenti a getto continuo: anche Amorim, Ramos e Moreira vengono d qui, i loro metodi per scovare i campioni del domani

Il club di Rui Costa, stasera avversario del Diavolo, è celebre per la sua cantera che produce talenti a getto continuo: anche Amorim, Ramos e Moreira vengono d qui, i loro metodi per scovare i campioni del domani

Andrea Ramazzotti Giornalista 16 settembre - 10:25 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Per tutti e tre sarà una partita speciale. Perché Ruben Amorim, Gonçalo Ramos e Diego Moreira sono cresciuti nel vivaio del Benfica e la maglia delle Aquile è rimasta nel loro cuore. Stasera vivranno una notte diversa dalle altre, nella quale dovranno tenere a bada anche le emozioni come hanno confessato ieri il numero 9 rossonero e il tecnico del Diavolo. In realtà i rossoneri sono solo tre dei tanti usciti dal Benfica Campus a Seixal, il modernissimo centro sportivo delle Aquile dotato di nove campi, tre in erba sintetica (compreso quello principale con una tribuna da 2.600 posti) e un edificio con 86 camere, pensata per ospitare il settore giovanile, oltre a due palestre, 28 spogliatoi, due mense, due auditorium, piscine, vasche idromassaggio e sauna.

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QUANTE STELLE

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Nel corso degli anni sono tanti i talenti che il Benfica ha cresciuto nel suo settore giovanile, ha valorizzato e poi rivenduto. L’affare più importante è stato la cessione all’Atletico Madrid di Joao Felix, per il quale sono stati incassati 126 milioni, ma cifre importanti le hanno portate anche Ruben Dias, passato al City (71 milioni), Joao Neves, al Psg per 66, Goncalo Ramos, al Psg per 65 più 15 di bonus, Lindelof, allo United per 35, Renato Sanches, al Bayern per 35, Bernardo Silva, al Monaco per 15,7 e Cancelo, al Valencia per 15. In rosa invece attualmente ci sono i portieri Soares e Ferreira, il difensore Tomas Araujo, i terzini Banjaqui e Neto e l’attaccante Cabral. Altri già spingono alle loro spalle perché il talento al Benfica Campus è di casa.

SOGNO

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Araujo, che ha vinto la Youth League 2021-22 insieme al rossonero Moreira, alla Gazzetta dello Sport ha raccontato: “Sono al Benfica da quando avevo 14 anni e arrivare in prima squadra è un sogno che è diventato realtà. Ogni ragazzo che entra in questo settore giovanile punta a indossare la maglia della prima squadra. Io che l’ho provata, vi posso assicurare che è una sensazione speciale”. Stasera il difensore sarà in panchina a San Siro, ma per Marco Silva è un elemento importante: “Ho sempre avuto diversi modelli tra i giocatori cresciuti nel club: all’inizio mi hanno colpito Pedro Álvaro e Alexandre Penetra, poi Otamendi e Antonio Silva perché li vedevo giocare quasi ogni settimana e ho apprezzato a pieno alcune delle loro qualità. Le amicizie costruite all’interno dell’Academy resteranno con me per tutta la vita. L'aspetto professionale è senza dubbio importantissimo – e il Benfica nel suo programma di formazione giovanile si avvale di professionisti di grande valore che mi hanno aiutato molto – ma è l'aspetto umano ad aver lasciato il segno più profondo nella mia vita personale". Finale con un ricordo sul trionfo nella Youth League 2021-22: "È stato senza dubbio il titolo più importante della mia carriera nelle giovanili, ma credo che, guardando indietro, l'intero percorso sia stato davvero speciale. Detto questo, è bello anche rendersi conto di quanto io sia cresciuto come giocatore".

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SEGRETI benfica

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Alla Gazzetta dello Sport Guilherme Muller, il responsabile del vivaio, ha invece spiegato la strategia con il club porta avanti con il suo vivaio: "Provo sempre una particolare soddisfazione quando vedo un ex giocatore del settore giovanile avere successo, ovunque ciò accada. È la dimostrazione che il percorso funziona e che il marchio di qualità che cerchiamo di trasmettere ai nostri ragazzi li accompagna nel loro cammino". Negli ultimi 10 anni il Benfica ha venduto calciatori della sua cantera per oltre 600 milioni: «È una cifra che riflette vent’anni di investimenti ed è una soddisfazione, ma preferisco vederla come una conseguenza, non come un obiettivo. La missione non è mai stata quella di vendere giocatori, bensì di farli crescere affinché arrivino in prima squadra al Benfica». Cosa che succede spesso. Complicato? Certo che lo è, ma l’organizzazione che la società del presidente Rui Costa si è data, facilita… la missione: "Organizziamo tutto attorno a due pilastri fondamentali: hardware e software. L'hardware è rappresentato dalle infrastrutture: il Benfica Campus, il nostro hub di Lisbona e i sei centri di formazione dislocati nel Paese. Il software è costituito dalle persone e dalla cultura: uno staff competente, in linea con i nostri principi e la nostra metodologia. Al centro di tutto c'è la piattaforma 'Formar à Benfica' ('Formare secondo lo stile Benfica', ndr), un quadro di riferimento estremamente dettagliato che definisce le aspettative per ogni ruolo, il modello di gioco e il profilo che ricerchiamo. Chiediamo agli allenatori di seguire tale modello, pur lasciando spazio per apportare il proprio contributo personale, poiché riteniamo che sia proprio questo a conferire coerenza all'intero processo, dai centri di formazione fino alla squadra B. Quanto ai criteri di selezione, valutiamo sempre il potenziale e non soltanto le prestazioni attuali, dato che a quell'età i due aspetti non sempre coincidono. Una cosa che abbiamo imparato nel corso degli anni è che caricare di aspettative e pressioni esterne un giovane può fare più male che bene. Ecco perché disponiamo di un dipartimento di psicologia e di un programma dedicato proprio alla gestione di questo tipo di aspettative, sia per i giocatori sia per le loro famiglie. Ciò che posso garantire è che il bacino di talenti c'è ancora: abbiamo circa 600 giovani nel nostro percorso agonistico e l'obiettivo resta invariato, ovvero portare almeno due giocatori all'anno in prima squadra. Chi saranno, lo dirà il tempo; il nostro compito è fornire loro gli strumenti affinché, quando arriverà il momento, siano pronti a cogliere l'occasione".

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