I fischi, il dito medio, la scorta per andare allo stadio: perché i romanisti ce l'hanno con Chivu
La storia tra l'allenatore nerazzurro e i giallorossi, la sua prima squadra italiana, è stata controversa. Nel 2007 lasciò tra i fischi e gli servì uno psicologo per superare il momento, tre anni dopo si sfogò coi suoi vecchi tifosi mandandoli a quel paese (e chiese scusa)
La storia tra l'allenatore nerazzurro e i giallorossi, la sua prima squadra italiana, è stata controversa. Nel 2007 lasciò tra i fischi e gli servì uno psicologo per superare il momento, tre anni dopo si sfogò coi suoi vecchi tifosi mandandoli a quel paese (e chiese scusa)
Francesco Pietrella Giornalista 16 settembre - 12:58 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleOgni volta in cui si parla di bruschi divorzi spuntano fuori Ettore Scola e il suo noto film: “C’eravamo tanto amati”. Chivu e la Roma si sono tenuti per mano per diverso tempo e poi si sono salutati senza guardarsi indietro. Se Cristian ha vinto il Triplete lo deve anche ai quattro anni romani vissuti con Capello e Spalletti. Tuttavia, come accade spesso con le persone a cui hai voluto bene, i romanisti non gli hanno mai perdonato le modalità d’uscita del 2007, quando salutò la Capitale per andarsene all’Inter. I giallorossi l’avevano ricoperto di insulti durante la presentazione allo Stadio Flaminio. Chivu aveva 27 anni, scese in campo in silenzio e si sentì chiamare “zingaro”, “bastardo”, e “infame”, ma si allenò come se nulla fosse
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—Il pomo della discordia fu una dichiarazione su Fabio Capello rilasciata anni prima. Novembre 2005, post-partita di Roma-Strasburgo 1-1, seconda giornata della fase a gironi di Coppa Uefa. Chivu va a parlare a Sky e tende la mano al suo vecchio allenatore, già alla Juve da più di un anno: “Mi ha portato a Roma e lo ringrazierò sempre. Sarebbe un piacere tornare a lavorare con lui. Io sto qui, ho altri due anni e mezzo di contratto. Però nel calcio non si sa mai, mica decidiamo noi giocatori”. Lesa maestà al popolo giallorosso. Un paio di settimane dopo, al rientro da titolare dopo aver saltato una sfida con la Fiorentina, l’Olimpico lo fischiò dal primo all’ultimo minuto. Chivu ne uscì grazie a uno psicologo.
quel "vaffa" nel 2010
—Da avversario è sempre stato contestato in modo brusco. Quando giocava all’Olimpico contro i giallorossi arrivava con la scorta. Una situazione non facile, tant’è che il 5 maggio 2010, dopo aver vinto la Coppa Italia contro Totti e soci, mostrò il dito medio a tutto lo stadio con tanto di gesti volgari e plateali. Una sorta di "sfogo". Chivu fu deferito, ma al tempo stesso alzò le mani: “Potrei raccontare tante motivazioni per spiegare o per giustificare un gesto istintivo, ma quando si sbaglia si chiede scusa”. I romanisti l’avevano insultato e fischiato per tutta la partita. Era l’anno del Triplete, ma anche quello in cui rischiò di morire per via dello scontro con Pellissier di qualche mese prima. Una stagione non facile conclusa con un lieto fine: campione d'Italia e d'Europa con l'Inter. Sabato tornerà all'Olimpico da allenatore per la seconda volta e magari qualche fischio ci sarà, ma ormai è tutto passato. Persino quel gestaggio di cui s'è pentito.
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