Ibarbo: "Immarcabile nei videogames, ma non ci giocavo. Gli scherzi di Cossu e Dessena, a Roma Totti mi diceva..."
Il mitico attaccante colombiano ripartirà dal Pontedera in D: "In Italia non volevo venire, faceva troppo freddo, poi un giorno Cellino venne a prendermi. Le cene con Astori a base di carne di cavallo, il sushi con Torres in Giappone"
Il mitico attaccante colombiano ripartirà dal Pontedera in D: "In Italia non volevo venire, faceva troppo freddo, poi un giorno Cellino venne a prendermi. Le cene con Astori a base di carne di cavallo, il sushi con Torres in Giappone"
Oscar Maresca 16 settembre - 13:50 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleVictor Ibarbo aveva un conto aperto con l’Italia: “Mi è mancato tutto di questo Paese, ero un ragazzino quando ho lasciato la Colombia. La Sardegna mi ha accolto, Cagliari resterà per sempre nel mio cuore. Adesso però la mia nuova sfida è al Pontedera”. L’attaccante colombiano classe ’90 è un nuovo giocatore del club toscano: ha scelto di ripartire dalla Serie D dopo l’ultima esperienza all’Inter Palmira in seconda divisione colombiana: “L’allenatore dei granata è Peppe Mascara, ci siamo sfidati da avversari negli anni in A, ma siamo sempre stati amici. Conoscevo già anche il ds Quintieri. Volevo tornare a giocare in Italia, questa era l’occasione giusta”. Ibarbo ha condiviso il campo con Totti, sfidato campioni come Chiellini e Nesta, giocato il Mondiale 2014 con la sua nazionale arrivando fino ai quarti contro il Brasile padrone di casa: il miglior risultato mai raggiunto nella competizione dai Cafeteros. Eppure, tutti si ricordano di lui perché ai tempi di Fifa 15 era immarcabile: “Sono diventato più famoso per quel videogioco che per i vent’anni di carriera in giro per il mondo. Sono finito in una specie di Hall of Fame, sui social mi arrivano decine di messaggi: tutti vogliono sapere quanto sarò forte nella prossima edizione del gioco”.
Ibarbo ha mai segnato con sé stesso alla PlayStation?
“Sfatiamo questo tabù: non ho mai giocato a FIFA. Ogni tanto mi diverto con Call of Duty, ma non sono un fan dei videogame”.
Ha sempre preferito il calcio giocato.
“In Italia però non ci volevo venire. Fino a 21 anni ero in Colombia, mi voleva l’Udinese, parlavo con i miei amici Cuadrado e Zapata. Mi dicevano che lì non c’era mai il sole, che faceva sempre freddo. Non avrei mai potuto vivere in una città così”.
Ecco perché ha scelto Cagliari.
“In realtà a convincermi è stato l’allora presidente Cellino. Venne a vedermi in Colombia, dopo una partita, si avvicinò e mi strinse la mano: ‘Da domani sei un mio giocatore’, mi disse. Era il 2011, presi il primo volo per la Sardegna”.
In quel gruppo c’era capitan Conti, Nainggolan, Pinilla, Nenê.
“Uno spogliatoio vivace (ride, ndr). Ero giovane, non parlavo l’italiano, mi prendevano di mira in continuazione per i loro scherzi”.
Ce ne racconti uno.
“Cossu e Dessena si nascondevano nell’armadietto, appena mi sedevo, loro uscivano all’improvviso per spaventarmi”.
Ha segnato il suo primo gol al Catania dribblando Legrottaglie, Spolli e pure Andujar.
“Conti me l’aveva detto prima della partita: ‘Finalmente ti sbloccherai’. Mi ha portato fortuna. La rete a cui sono affezionato di più però è un’altra”.
Proviamo a indovinare: il coast-to-coast contro la Juve di Conte nel 2013?
“Una corsa di 87 metri, da area ad area, saltando Marchisio e Barzagli in un colpo solo. Ho segnato, mi sono girato e ho visto i miei compagni con le mani tra i capelli. Non credevano a ciò che avevano appena visto”.
In quel Cagliari c’era anche Davide Astori.
“Eravamo molto amici, abbiamo giocato insieme anche alla Roma. Ho saputo della sua morte subito dopo una gara, in quel periodo ero in Giappone. Mi è dispiaciuto tantissimo. Lo ricordo felice dopo una cena insieme a Cagliari. Mangiammo carne di cavallo: a lui piaceva tantissimo, mi convinse a provarla senza dirmi cosa fosse. Mi svelò il segreto soltanto un paio d’ore dopo. Era un ragazzo d’oro”.
È arrivato in giallorosso nel gennaio 2015 con Rudi Garcia.
“Mi voleva anche l’Inter, ma il Cagliari scelse di cedermi alla Roma. Loro avevano già degli ottimi attaccanti: Destro, Borriello, Gervinho, Doumbia. Poi è arrivato Dzeko. E ovviamente capitan Totti”.
Che rapporto aveva con lui?
“Una persona eccezionale, umilissima. A me e Gervinho ripeteva sempre: ‘Voi correte, che il pallone vi arriverà’. Noi ubbidivamo”.
Nel Cagliari era titolarissimo, alla Roma ha trovato poco spazio: appena 10 partite in campionato e zero reti. Cos’è successo?
“Sono arrivato in giallorosso nel febbraio 2015 con tanti problemi fisici. Non giocavo da mesi, ero sempre rotto. Avvisai subito lo staff medico e l’allenatore, non ero pronto. Nessuno mi ascoltò. Dopo pochissimo subii un altro infortunio che mi tenne fuori fino a marzo”.
È un rimpianto aver giocato così poco alla Roma?
“Avrei potuto fare meglio, ma la vita è così. Al Cagliari ho collezionato quasi 130 presenze e segnato 15 gol. Probabilmente, non avrei dovuto mai lasciare la Sardegna”.
Dopo l’avventura in giallorosso è iniziato il suo giro del mondo: Watford, il ritorno a casa all’Atletico Nacional, l’Europa League con il Panathinaikos.
“In Inghilterra faceva freddissimo, ma ormai ero abituato. In Colombia sono tornato nel club che mi ha lanciato per giocare la Libertadores. In Grecia mi ha voluto Stramaccioni e ho accettato la sfida”.
Poi è arrivata la brevissima – e romantica - parentesi al Cagliari nell’inverno del 2017.
“È durata un mese, ho giocato appena tre partite. Non ci siamo trovati, purtroppo. La mia esperienza in Italia non poteva finire così. Poi sono partito per il Giappone: al Sagan Tosu c’era Ficcadenti”.
In attacco lei e Niño Torres.
“Lo mandavo sempre in porta: io correvo, lui segnava. Spesso però ricambiava il favore. E fuori dal campo mangiavamo sempre sushi”.
Nel 2014 ha giocato il Mondiale con la sua Colombia arrivando fino ai quarti contro il Brasile.
“Un risultato storico per la nazionale, in quella sfida Neymar uscì in barella dopo l’entrataccia di Zuniga. I brasiliani erano arrabbiatissimi, abbiamo dovuto proteggere Camilo a fine gara”.
A 36 anni, qual è il suo prossimo obiettivo? “Continuare a divertirmi in campo e fare gol con il Pontedera, poi si vedrà. Ho iniziato a studiare per il corso da procuratore”.
Tornerà a Cagliari?
“Molto presto, in Sardegna ho tanti amici che mi stanno aspettando”.
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