La promessa di Pernici: "Io, l'uomo dei sogni. Presto arriverò sul tetto del mondo"
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La promessa di Pernici: "Io, l'uomo dei sogni. Presto arriverò sul tetto del mondo"

Giovedì 17 settembre 2026
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Il bresciano dopo il record italiano degli 800 portato a 1’42”67: "La leadership europea è un primo passo: ho altri margini"

Il bresciano dopo il record italiano degli 800 portato a 1’42”67: "La leadership europea è un primo passo: ho altri margini"

Andrea Buongiovanni Giornalista 17 settembre - 09:56 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Francesco Pernici, tra i tanti azzurri che hanno intensamente brillato nel 2026, merita un posto speciale. A inizio luglio ha fatto cadere il record italiano in assoluto più datato: quello degli 800 di Marcello Fiasconaro, 1’43”7, che resisteva da 53 anni. Poi domenica, all’Ultimate di Budapest, crescendo di quasi un secondo da 1’43”60 fino a 1’42”67, è diventato il miglior europeo dell’anno e il settimo al mondo. 

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Francesco, ha rivisto la gara di Budapest? 

"Almeno cinque volte e mi sembra di essere ancora lì, in pista. È stata una gran gara e il contesto, così spettacolare, ha fatto il resto. Poi, ad aspettarmi dopo il traguardo, c’era Sara, la mia fidanzata. È stato tutto perfetto. Ringrazio il mio manager, Marcello Magnani, per aver favorito questa opportunità". 

Ha detto di avere altri margini: conferma? 

"Senz’altro: non sono mai riuscito a prendere una posizione fissa, negli 800 è fondamentale. Sono stato costretto a fare l’elastico: alla campana, Sedjati mi ha ostacolato, a 150 metri dall’arrivo Crestan, da dietro, mi ha fatto perdere un paio di passi. E poi al termine non ero particolarmente provato". 

La sua rimonta ha nuovamente impressionato. 

"Ho visto il passaggio ai 600 (1’16”93, ndr) e ho capito che il record era alla portata. Poi, all’ingresso in rettilineo, mi son detto che con una grande volata avrei recuperato un paio di posizioni. Così è stato: ero 7°, ho finito 5°, superando anche il campione europeo di Birmingham, l’irlandese English". 

Quanto vale essere il n. 1 del Vecchio Continente? 

"Molto, mi dà tanta consapevolezza. Ma è solo l’inizio. Ora voglio arrivare ai vertici mondiali". 

Ha anche ottenuto lo standard per Pechino 2027. 

"Mi sono accorto dopo la gara: è fissato a 1’43”00. Tanto meglio, potrò impostare la stagione in un certo modo. I Mondiali di settembre in Cina, insieme agli Europei indoor di Valencia in marzo, saranno i veri obiettivi del prossimo anno". 

Che cosa farà con i 16.000 dollari vinti all’Ultimate? 

"Ci pagherò parte del matrimonio: è tutto da organizzare, ma sarà a fine settembre-inizio ottobre. Oppure risparmierò, come faccio di solito". 

Come ha conosciuto Sara? 

"Fa atletica anche lei, i 400 e gli 800. I nostri paesi sono a una ventina di minuti d’auto. Ci alleniamo allo stesso campo, ma in orari diversi, quindi ci si conosceva molto poco. Ci siamo notati sui social, poi un giorno ci siamo incontrati per strada e...". 

E dire che fino a poco giorni prima, alla rassegna di Budapest, non era nemmeno qualificato, 17° in un ranking che avrebbe promosso i migliori 16. 

"Sono entrato in extremis e, di colpo, ho recuperato le energie fisiche e mentali che avevo perso dopo il deludente quinto posto degli Europei". 

Ma lei che tipo di ottocentista è? 

"Mi piace sperimentare varie tattiche: posso partite in testa e provare a finire in testa, mettermi in coda al gruppo e cercare di rimontare o stare nel mezzo, come ho fatto domenica. Dipende dai rivali che trovo: studio sempre un piano da seguire". 

Quando ha cominciato a fare atletica? 

"Avevo 10 anni: giocavo a calcio, correvo come un matto. Nonno Sergio mi suggerì di seguire le orme di mia mamma Valentina, ex quattrocentista. Ho provato ed è stato subito amore". 

Dove si sviluppa la sua vita? 

"In Val Camonica, nel Bresciano. Sono nato a Esine, cresciuto a Niardo, paese di montagna di meno di 2000 abitanti, ma adesso vivo da Sara a Gratacasolo e, praticamente da sempre, mi alleno a Darfo Boario con Dalmazio Bersini che mi ha costruito dalla base. Mi sono diplomato al liceo sportivo di Brescia. Sono entrato in Fiamme Gialle nel novembre 2023 e la mia carriera ha svoltato". 

Quante sedute fa alla settimana? 

"Sette in sette giorni, ma non raddoppio mai. In inverno non supero i 70 km, in estate i 50. Amo le ripetute in pista, detesto i lunghi fuori". 

Com’è composta la sua famiglia? 

"Con mio padre, che è tornato in Tunisia, non ho rapporti. Porto il cognome di mamma. Ho una sorella di 20 anni, Samira, campionessa italiana allieve 2022 degli 800, che per motivi vari ha smesso, e un fratello di 11, Alessio". 

Ha qualche passione? 

"Quella per i motori in genere e per le auto tedesche in particolare. Guido un’Audi sportiva". 

Ha riferimenti, in atletica? 

"Mi rispecchio in Jakob Ingebrigtsen e nei suoi atteggiamenti e da ragazzino sognavo di battere Catalin Tecuceanu". 

Ha cominciato l’anno con un personale di 1’43”84: se nel prossimo progredirà allo stesso modo, arriverà lontanissimo... 

"Credo di poterlo fare, sono convinto dei miei mezzi: voglio far sognare chi mi sta vicino e tutti gli appassionati". 

Gli organizzatori del meeting di Brescia, a sorpresa, a fine agosto, le hanno fatto incontrare per la prima volta Fiasconaro. 

"Che emozione: è stato bellissimo. Ho avvertito il suo affetto, mi ha caricato molto". 

Che programmi ha a breve? 

"Domenica partiamo per una settimana di vacanze al mare: andiamo a Sharm el-Sheikh. Poi, con molta calma, comincerò la preparazione".

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