La rinascita di Lavia: "Ho rischiato l'amputazione delle dita, vedevo il buio. E ho scoperto le mie fragilità"
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La rinascita di Lavia: "Ho rischiato l'amputazione delle dita, vedevo il buio. E ho scoperto le mie fragilità"

Giovedì 17 settembre 2026
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Il pallavolista azzurro: "Sono stati mesi difficili, mesi impegnativi, non solo per l’intervento ma anche per la ripresa dell’attività"

Il pallavolista azzurro: "Sono stati mesi difficili, mesi impegnativi, non solo per l’intervento ma anche per la ripresa dell’attività"

Rebecca Saibene Giornalista 17 settembre (modifica alle 09:26) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

C’era anche il suo numero 15 sul tetto del mondo, che per quella sera era a Pasay City, nelle Filippine. C’era la sua maglia, sotto la pioggia di coriandoli dorati, ad assorbire le lacrime e la gioia dei compagni. Era lì, su altre spalle, mentre altre braccia sollevavano il trofeo iridato, il quinto della storia azzurra, il secondo consecutivo dell’era De Giorgi. C’era anche un pezzo della sua anima, insieme a quella squadra di cui negli anni era diventato protagonista e leader silenzioso. Ma non c’era lui. "Dani, sono contento di averti portato sul campo con la tua maglietta, è stato un onore indossarla", aveva detto commosso Simone Giannelli. Un anno dopo, quella maglia è tornata sulle spalle del legittimo proprietario. Daniele Lavia è di nuovo in campo con l’Italia e stasera alle 21.05, contro la Slovenia, chiuderà un girone europeo che sta vivendo "alla giornata". All’apparenza non sembra cambiato niente. E invece è cambiato tutto. Negli occhi ogni tanto passa un’ombra, le urla dopo i punti sembrano arrivare da più giù, essere un po’ più profonde. C’è stato un momento in cui ha pensato di non vestirla più, quella maglia numero 15, azzurra come i sogni. Tra la Mall of Asia Arena vista solo da lontano e il PalaPanini c’è un prima e un dopo. A separarli una data: il 23 agosto 2025.

il buio

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Quel giorno Lavia era a Verona con la Nazionale, mancavano undici giorni alla partenza per il Mondiale. In sala pesi stava eseguendo un esercizio abituale quando è caduto e un disco da 15 chili gli ha schiacciato le dita della mano destra. Dalla routine all’emergenza, in una frazione di secondo. Non sentiva dolore, racconterà poi, e sperava fosse solo un brutto taglio. In realtà, quarto e quinto dito erano esplosi, fratturati in modo scomposto ed esposto con tendini e tessuti lesionati. Un intervento d’urgenza ha rimesso insieme ciò che il peso aveva distrutto. Ma le dita aveva rischiato persino di perderle. Poi la seconda operazione e mesi completamente fermo. Nel giro di pochi istanti il Mondiale era sparito dall’orizzonte e davanti era comparso "il buio, e non era solo intorno a me. Sono stati mesi difficili, mesi impegnativi, non solo per l’intervento ma anche per la ripresa dell’attività. Non lo auguro a nessuno, però nello sport capita. Ho cercato di prenderlo com’è arrivato. Era importante fare così", spiega oggi.

scoperte

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Dentro quel buio Lavia ha dovuto imparare a conoscersi di nuovo: prima ancora che come giocatore, come persona. "Sono stato fermo completamente per tanto tempo. È stato difficile ma mi ha fatto anche scoprire tanto di me: le mie fragilità, le mie debolezze, le mie forze. Ho lavorato molto a livello mentale, fisico e tecnico. Se un periodo così lo vivi nella maniera giusta, ti dà tanto". Il risultato è che oggi non cerca più di rincorrere il Daniele che esisteva prima di quel 23 agosto: "Sono due persone diverse, il Lavia pre-infortunio e il Lavia post-infortunio. Io li vivo come due capitoli opposti. Non cerco di fare paragoni, perché ci sono troppe variabili. Però sono contento del livello che sto dimostrando, di quello che sto dando alla squadra e di come stiamo reagendo nella difficoltà".

contributo

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Alla squadra sta dando tanto, lo raccontano i numeri: 46 punti in quattro partite, il 64% in attacco, con soli quattro errori, e il 37% in ricezione. Eppure, Daniele rifiuta il ruolo di leader: "È un ruolo impegnativo che mi piacerebbe prendere, ma credo che in questa squadra lo siano tutti, ognuno a suo modo. Il mio compito è dare equilibrio, che faccia 5 punti o 20". Adesso c’è solo il presente: Il PalaPanini, la maglia n. 15 di nuovo al suo posto e una Slovenia che Lavia conosce bene: "Sarà un match impegnativo, contro una squadra tosta, che abbiamo affrontato tante volte. Ci sarà da divertirci". Finalmente.

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