Un modello troppo americano, due miliardi sul mercato, ha vinto solo con Maresca: Chelsea, finisce l'era Boehly
Simbolo della cordata che nel 2022 aveva acquistato i Blues da Abramovich, Boehly ha ceduto il 12,8% di quote che possedeva
Simbolo della cordata che nel 2022 aveva acquistato i Blues da Abramovich, Boehly ha ceduto il 12,8% di quote che possedeva
Dal nostro corrispondente Davide Chinellato 17 settembre - 13:04 - LONDRA Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleTodd Boehly è uscito dal Chelsea. Ufficialmente adesso, cedendo il 12,8% di quote che possedeva, dimettendosi da quel ruolo di chairman occupato dalla tarda primavera 2022, quando questo imprenditore statunitense era diventato il simbolo della cordata che aveva acquistato i Blues da Roman Abramovich, il magnate russo costretto a vendere dalla guerra in Ucraina che aveva trasformato il Chelsea in una potenza del calcio mondiale. Boehly non è mai stato l’azionista di maggioranza dei Blues, eppure è stato il primo simbolo pubblico dietro la scrivania della nuova era. Un'era fatta di quasi due miliardi di euro di investimenti sul mercato, di record di spese abbattuti in serie, del Chelsea trasformato nel vertice della piramide di un sistema multiclub, ma anche di più allenatori (6 in quattro anni, senza contare i traghettatori) che trofei (2, il Mondiale per club e la Conference League vinti con Maresca). E di un club che non sembra avere ancora bene chiaro quello che vuole essere.
VIDEO: Il Chelsea annuncia Palestra così: "Ha scelto questa squadra anche se altri club..."L’IMPATTO
—Boehly aveva da almeno due anni fatto un passo indietro nella gestione quotidiana del Chelsea. Nominalmente ne era ancora il chairman, ma l’azionista più coinvolto era diventato Behdad Eghbali, ora ufficialmente l’uomo che controlla i Blues. Il club esce dall’addio di Boehly e di Mark Walter (possedeva anche lui il 12,8%, l’ha venduto come fatto coi Los Angeles Lakers come conseguenza dell’indagine dell’Fbi che sta facendo crollare il suo impero sportivo) con una valutazione complessiva di 5,83 miliardi di euro, considerando debiti e investimenti. Boehly ne esce defilato, dalla porta di servizio, dopo essere entrato da quella principale quando la cordata che rappresentava vinse l’asta per rilevare il club da Abramovich, investendo una cifra che al cambio attuale equivale a 4,96 miliardi di euro, tra acquisto del club e investimenti promessi. La vecchia struttura viene completamente azzerata, e Boehly, che non ha nessuna esperienza nel calcio, si ritrova anche a fare il direttore sportivo, gestendo con Thomas Tuchel una campagna acquisti per l’equivalente di 325 milioni di euro (gli innesti principali sono Raheem Sterling e Kalidou Koulibaly) fatta con l’idea di mantenere i Blues al vertice del calcio inglese. “Vogliamo costruire qualcosa di cui i tifosi vadano orgogliosi” è una delle prime dichiarazioni pubbliche di Boehly.
LA STRATEGIA
—Tuchel, a inizio settembre 2022, è il primo allenatore a saltare per quella che Boehly definisce una “mancanza di sinergia”. Più si tuffa nel calcio, più il nuovo volto dirigenziale del Chelsea capisce che il club ha bisogno di ammodernarsi e di una strategia a lungo termine. Sul mercato significa rastrellare quelli che vengono ritenuti i migliori giovani in circolazione, non importa il prezzo, e farli crescere in una squadra dai costi d’ingaggio più sostenibili di quella precedente. Fuori, significa trovare modi creativi per rimanere nei parametri finanziari della Premier League (come vendere i due hotel accanto a Stamford Bridge per far quadrare i conti) e costruire un sistema di multiclub di cui il Chelsea è il vertice della piramide. L’acquisto dello Strasburgo in Ligue 1 permette la creazione di BlueCo, holding in cui confluiscono i due club e che diventa il vero lascito di Boehly ai Blues. La squadra, da gennaio 2023 ha una struttura più simile ai club calcistici, con quattro direttori sportivi, un capo del reclutamento e un responsabile medico che hanno tutti un peso specifico altissimo nella gestione della squadra. La strategia non funziona: il Chelsea si riempie di giovani interessanti, ma solo nell’anno e mezzo con Maresca riesce a vincere. L’idea dall’esterno è che Boehly e la sua cordata abbiano portato nel club concetti di gestione sportiva che funzionano negli Usa ma che non sono stati abbastanza adattati al calcio inglese e alla sua storia. La sostanza, per ora, dice soldi spesi tanti ma risultati pochi: non è un caso che i tifosi, praticamente ad ogni sconfitta, tornino a invocare il nome di Abramovich.
L’USCITA DI SCENA
—La prima era del nuovo Chelsea, a livello proprietario, era costruita sulla collaborazione tra Boehly ed Eghbali. I rapporti tra i due si sono progressivamente deteriorati, con Eghbali che ha via via preso il sopravvento nella gestione quotidiana del club (è lui a guidare gli incontri post partita negli spogliatoi di Stamford Bridge, con i vari allenatori che si sono susseguiti al timone del Chelsea). Boehly nominalmente rimaneva al vertice della piramide dirigenziale, ma il suo era diventato più un ruolo simbolico e la sua uscita di scena era più una questione di trovare formula e cifra giuste che di rimpiazzare quello che resta il primo volto pubblico dell’era post Abramovich. Se ne va dopo un impatto culturale enorme, con una squadra che ha fatto collezione di talenti e allenatori ma non di trofei, con la scommessa che il modello multiclub sia la strategia giusta per il futuro, ma anche che la sua gestione non abbia mai completamente conquistato i tifosi, né elaborato un modo di fare le cose che abbia permesso al Chelsea di emergere. Boehly esce dal Chelsea, ma non necessariamente dal progetto che porta il suo nome: Clearlake ha comprato la sua quota per assumere il controllo totale, non per cambiare strada. Non avrà portato trofei, ma nonostante i quasi due miliardi di euro spesi sul mercato, dal punto di vista economico funziona. Almeno in questo, Boehly ha portato a termine la sua missione principale.
Leggi anche La Premier League invidia la Serie A? Sì, per l'uso del VarCarrick si difende in conferenza JJ Gabriel vuole "scappare": United, ora che succede?© RIPRODUZIONE RISERVATA