Gasperini: "Parlerò di scudetto dopo 20 partite. Balerdi come Baresi? Paragone non a livello assoluto"
L'allenatore della Roma parla dell'ottimo avvio di stagione: "Ci siamo meritati le sfide contro Real e Inter da primi in classifica. Dybala e Malen hanno caratteristiche che si incastrano bene"
L'allenatore della Roma parla dell'ottimo avvio di stagione: "Ci siamo meritati le sfide contro Real e Inter da primi in classifica. Dybala e Malen hanno caratteristiche che si incastrano bene"
Francesco Balzani Collaboratore 17 settembre - 14:43 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google“Scudetto? Ve lo dico dopo le prime venti partite”. Ma forse un pensiero in più potrà farlo sabato sera, al termine di Roma-Inter. Gian Piero Gasperini, a poche ore dalla sfida al vertice, ha rilasciato una lunga intervista a Sky Sport in cui non ha nascosto le ambizioni della squadra giallorossa ma ha anche invitato alla calma. "Ci rendiamo conto che intorno a noi si fanno tutte le previsioni possibili, ed è giusto così: la gente ha i suoi sogni, vuole il massimo - ha esordito Gasp -. Per quanto riguarda noi, come ogni anno, dobbiamo guardare in faccia la realtà. E la realtà è che di obiettivi si può parlare solo dopo una ventina di partite. Fissarli dopo quattro o cinque giornate non ha senso. L'asticella non si alza mettendo degli obiettivi più o meno raggiungibili come lo scudetto. Si alza migliorando ogni giorno, lavorando su noi stessi attraverso questa varietà di giocatori con tutte le proprie caratteristiche, cercando di fare meglio ogni volta”.
BANCO DI PROVA
—E l’Inter sarà un banco di prova importante. "Sarà il momento per misurarci e per vedere, al cospetto di queste squadre, cosa siamo in grado di fare. Ci siamo meritati di giocare contro l’Inter da primi in classifica e contro il Real Madrid in Champions, parliamo di due squadre fortissime e con grande blasone. Non dimenticatevi il Como però, per me è già tra le grandi”, ha aggiunto il tecnico tenendo in considerazione anche le sfide, dopo la sosta, con la squadra di Fabregas e quella di Mourinho. Nel frattempo, però, Gasperini si gode questo avvio da sogno della Roma. “Me lo auguravo, più che aspettarmelo - sorride -. D’altronde avevamo la convinzione di avere alle spalle un buon rodaggio, e una squadra che partiva avvantaggiata rispetto all'inizio della scorsa stagione: siamo insieme da più tempo, ci conosciamo meglio, tante cose le abbiamo già assimilate”.
DYBALA-MALEN
—Il segreto? Gasp lo spiega subito: “Questo è un gruppo che si autoalimenta e non era facile arrivare terzi al primo anno insieme. È composto da giovani, ma anche da giocatori meno giovani, ma di grande valore, e tutti si trascinano a vicenda: ognuno porta qualcosa, i giovani con la loro freschezza e la voglia di essere sempre pronti, e la qualità dei giocatori più affermati, che per come si allenano e per quello che dimostrano ogni giorno sono un esempio per tutti”. Il riferimento è soprattutto a Dybala e Malen. “Le loro caratteristiche si incastrano bene - gongola Gasp -. Dybala ha la capacità di leggere gli smarcamenti di Malen anche quando sembra non guardarlo, e la qualità con cui lo serve è notevole. Malen dal canto suo ha una straordinaria capacità di tradurre in gol azioni che sembrano semplici ma non lo sono. È un abbinamento che funziona”
BALERDI COME BARESI?
—Poi torna sul paragone tra Baresi e Balerdi. “Quando mi vengono fatte queste domande capita che mi vengano delle associazioni spontanee, e quando le faccio vado sempre a cercare le caratteristiche dei migliori giocatori mai esistiti - precisa Gasperini -. La settimana prima mi avevano chiesto chi mi ricordasse Malen e avevo detto Milito. Con Balerdi ho detto Baresi, perché per caratteristiche, ma ovviamente non per livello assoluto, Balerdi mi ricorda quelle di Franco: la velocità con cui Baresi andava a recuperare certe situazioni di pericolo, l'intensità con cui andava sui contrasti, la sicurezza con cui impostava il gioco. Baresi era avanti trent'anni rispetto ai suoi colleghi, ma apparteneva a un calcio molto diverso da quello di oggi. È in questo mix di modernità e di qualità antiche che vedo la somiglianza. Mi piace fare questi paragoni anche con i ragazzi, per rendere loro l'idea di cosa possono ancora diventare”. E allora, a proposito di promesse per il futuro, il tecnico ha elogiato anche Lulli, Pisilli e Ghilardi anche in ottica Nazionale: “Sono tutti ragazzi molto positivi, con una voglia di crescere e di imparare che non è scontata. Non si sentono arrivati, nonostante giochino già in Serie A a una giovanissima età. Ogni giorno trasmettono una freschezza che è utile a tutto il gruppo. E poi hanno qualità: altrimenti il resto non basterebbe”.
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—Parole al miele anche per la piazza di Roma, al contrario di altri suoi predecessori. “Questo ambiente influenza tantissimo. Ma come ho sempre detto, influenza in modo positivo, non negativo, perché è un ambiente di grande passione e di grande amore verso la propria squadra, e quindi sono tutte componenti fortemente positive. Da parte mia ho cercato da subito di entrare con una professionalità che mi ha accompagnato sempre nella carriera, cercando di farmi apprezzare per il lavoro svolto. In questo momento sento molto apprezzamento intorno a me, e questo è anche un grande stimolo a cercare sempre di ripagare questa fiducia”. Nell’ultima domanda a Gasperini viene chiesto quali sono i pregi e i difetti di questa Roma. “I difetti faccio fatica a citarli (ride, ndr). Di certo qualche difetto lo abbiamo di sicuro, altrimenti non avrei più niente da fare, e quindi continuerò a cercarli, però con una ricerca sempre più certosina: i difetti grandi li abbiamo eliminati. Il pregio più grande, tra i tanti, è che si è creata una grande unità tra ambiente, squadra, tifoseria e società, e questo è qualcosa che ti aiuta a lavorare bene e ti dà fiducia per fare i migliori risultati”, ha concluso Gasp.
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