Riecco Defrel: "Io in Serie D? A 35 anni ascolto il fisico. La Roma il top, le mie sfide con Messi e CR7"
La Gazzetta dello Sport

Riecco Defrel: "Io in Serie D? A 35 anni ascolto il fisico. La Roma il top, le mie sfide con Messi e CR7"

Giovedì 17 settembre 2026
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Il francese, dopo oltre 270 presenze in Serie A e gare di Champions, ha scelto di ripartire dal Cittadella Modena: "Ma quale bandito, sono un bravo ragazzo. Ho sfiorato la Premier League, mi sarebbe piaciuto giocare all’estero. Sono sempre rimasto in Italia. In giallorosso il livello più alto della carriera" 

Il francese, dopo oltre 270 presenze in Serie A e gare di Champions, ha scelto di ripartire dal Cittadella Modena: "Ma quale bandito, sono un bravo ragazzo. Ho sfiorato la Premier League, mi sarebbe piaciuto giocare all’estero. Sono sempre rimasto in Italia. In giallorosso il livello più alto della carriera" 

Oscar Maresca 17 settembre (modifica alle 17:46) - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Dimenticate il “bandito”, quello che per festeggiare i gol si copriva il volto mimando una mitragliatrice. Gregoire Defrel è tutt’altro che un bad boy. Ha collezionato oltre 270 presenze in Serie A, giocato in Champions League, sfidato Messi e Cristiano Ronaldo. A 35 anni ha scelto di ripartire dai dilettanti, restando a pochi passi da casa: “Dovevo abbassare il livello e ascoltare il mio fisico, non sono più un ragazzino. Nella scorsa stagione ho segnato poco con il Modena in B, così ho accettato la proposta del Cittadella Modena. Conoscevo il presidente Lei e volevo restare in città, ho sempre abitato qui, fin dai tempi del Sassuolo”. L’attaccante francese ripercorre le tappe della sua lunga carriera con immensa umiltà: “Sono un ragazzo timido, nello spogliatoio parlo poco e quando non sono al campo preferisco stare con mia moglie e guardare l’Nfl. Non uso neppure i social, Instagram non mi è mai piaciuto”. 

Altro che “bandito”, Defrel quindi è tutto casa e pallone. 

“Quel soprannome non mi rappresentava. Sono un bravo ragazzo, ho sempre rispettato compagni e avversari. Esultavo in quel modo perché da piccolo, con i miei amici, giocavamo al far west. Siamo cresciuti a Meudon, nella periferia di Parigi, durante i primi anni Duemila. Le rivolte erano all’ordine del giorno. Ma nella mia testa c’era soltanto il calcio”. 

Indossava il 92 perché è il numero di Hauts-de-Seine, il dipartimento in cui è cresciuto. 

“Esatto, al Cittadella Modena però ho preso il 30”. 

Perché? 

“L’ha scelto mia moglie. È la somma delle nostre date di nascita: io il 17, lei il 13. È un numero che ci rappresenta, spero mi porti fortuna”. 

La sua nuova avventura tra i dilettanti è iniziata bene. 

“Ho debuttato in Coppa Italia Serie D segnando ai rigori contro il Progresso, in campionato nella sfida con la Varesina ho realizzato un altro gol di testa. Ma abbiamo perso 3-2. Le reti servono a poco se non arriva la vittoria”.

Qual è l’obiettivo del Cittadella Modena? 

“I giovani mi osservano con ammirazione, mi chiedono delle partite giocate in Serie A. Mi hanno accolto benissimo. Voglio ripagare la fiducia dell’allenatore e dei compagni aiutando la squadra a vincere”. 

Lei sa come si fa. 

“Fino a 16 anni giocavo in strada, nei campetti dei quartieri. Il sintetico era un miraggio, correvo e segnavo sulla sabbia. A 18 anni sono arrivato in Italia per i primi stage”. 

Ma guadagnarsi una chance è stato complicato. 

“Il Monza mi scartò, Francesco Palmieri mi offrì un contratto nelle giovanili del Parma. Con i gialloblù ho giocato due anni in Primavera e poi mi sono trasferito al Foggia in C. Era la stagione 11/12, avevo già 21 anni, il club fallì e ci ritrovammo senza stipendio. Ero demotivato, volevo tornare in Francia e smettere con il calcio”. 

Poi è arrivata l’occasione Cesena in B con Bisoli.

“Conquistammo la promozione superando il Latina ai playoff. Nel 2014, al primo anno in A, segnai 9 gol. Poi Palmieri mi chiamò al Sassuolo. Con Di Francesco mi è cambiata la vita: siamo arrivati in Europa League, un traguardo storico per il club neroverde. In quel momento ho finalmente capito che ce l’avevo fatta”. 

Il sogno del bambino che giocava sulla sabbia si è avverato. 

“Dopo le due stagioni al Sassuolo, mi ha preso la Roma. Chiudemmo terzi in campionato, arrivammo in semifinale di Champions League. C’erano De Rossi, Dzeko, Nainggolan: eravamo un gruppo straordinario”. 

In quella stagione ha affrontato l’Atletico e pure il Barcellona al Camp Nou. 

“Entrare in quello stadio e sfidare Piquè, Xavi, Messi è una di quelle cose che racconterò ai miei figli. Giocai gli ultimi minuti, provai pure a fermare Leo con un contrasto. Ovviamente mi dribblò. È sempre stato il mio giocatore preferito”. 

Quell’anno arrivò l’incredibile rimonta contro i blaugrana all’Olimpico: 4-1 all’andata, 3-0 al ritorno. 

“Spaccammo lo spogliatoio per festeggiare (ride, ndr). Ma la scena più bella è stato il bagno del presidente Pallotta nella Fontana dei Leoni. E cinque giorni dopo avevamo il derby con la Lazio”. 

Terminato senza reti con l’espulsione di Radu nel finale. 

“I derby in Francia non sono così sentiti. A Roma ho visto scene folli: risse tra tifosi, strade bloccate. La città si trasformava per la sfida con la Lazio. Anche a Genova, con la Sampdoria, ho vissuto partite intense contro i rossoblù”. L’avversario più difficile che ha sfidato? 

“Chiellini: è furbo, ti entra nella testa, non lo salti mai. Anche Pogba e Higuain erano impressionanti”. 

Se potesse tornare indietro cambierebbe qualcosa della sua carriera? 

“Ho sfiorato la Premier League, mi sarebbe piaciuto giocare all’estero. Sono sempre rimasto in Italia. Alla Roma però ho capito di aver raggiunto il livello più alto della mia carriera. Sapevo di non poter fare di più”. 

Adesso che si è staccato l’etichetta da cattivo, chi sogna di essere? 

“Soltanto Greg. Voglio continuare a divertirmi in campo, il futuro poi si vedrà. Mi piacerebbe restare nel calcio, magari lavorare coi bambini”. 

Ogni tanto torna a Parigi? 

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“Finalmente ho comprato casa, a 35 anni me lo meritavo. A Modena però sto benissimo, il Cittadella ha bisogno di me”.

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