MotoGP, la sicurezza prima di tutto. Quante novità sui caschi, è una rivoluzione
La Gazzetta dello Sport

MotoGP, la sicurezza prima di tutto. Quante novità sui caschi, è una rivoluzione

Giovedì 17 settembre 2026
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Nuovi test d'omologazione, ricerche in continua evoluzione, innovazioni continue: la protezione della testa ha un impatto decisivo sulla vita dei piloti, sia i professionisti che gli amatori

Nuovi test d'omologazione, ricerche in continua evoluzione, innovazioni continue: la protezione della testa ha un impatto decisivo sulla vita dei piloti, sia i professionisti che gli amatori

Giorgio Burreddu Collaboratore 17 settembre - 22:19 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Mettetevelo in testa: la sicurezza prima di tutto. E infatti le ricerche e le innovazioni sul casco sono in continua evoluzione. Campioni della MotoGP o amatori della domenica: non fa differenza. All’inizio del 2026, la Federazione Internazionale di Motociclismo ha aggiornato due normative fondamentali per garantire una maggiore protezione alla testa dei piloti: ha abbandonato il precedente standard di sicurezza previsto per i caschi utilizzati ai massimi livelli e ha introdotto un nuovo protocollo d’intervento in caso di possibili commozioni cerebrali provocate da incidenti con traumi alla testa. Se doveste mai aver bisogno di una prova, una importante c’è e l’ha fornita Alex Marquez. Il pilota spagnolo si è fatto riprendere in un video vicino al suo casco, quello che lo ha salvato dall’incidente del GP di Catalunya lo scorso maggio. L’incidente, lo ha definito Alex, “più grave della mia carriera”. E questo, ha aggiunto toccando il casco, “è lo stato in cui è rimasto. Vederlo mi mette i brividi”. Guardarlo è un’esperienza. Mistica per alcuni, terrificante per altri. Dopo quella caduta, ci sono rimasti incisi i graffi profondi come unghie del diavolo. E poi le ammaccature, i segni del dolori, le botte. Le strisciate senza più colore. “Ho perso conoscenza per diversi minuti, ma gli standard di sicurezza del casco mi hanno salvato la vita”, ha raccontato il pilota spagnolo, che utilizza caschi dell’azienda giapponese Shoei. 

caschi in motogp, le novità

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Le novità introdotte dalla Fim hanno fatto in modo che diversi piloti della MotoGP non potessero utilizzare i loro caschi abituali a inizio stagione, perché alcuni produttori non erano riusciti a superare in tempo le omologazioni necessarie per poter essere presenti in gara. Lo sport è spettacolo e adrenalina. Sono ragazzi che fanno il girotondo ai trecento orari. It's only rock 'n roll. Ma prima si devono preservare la vita e la salute degli atleti. I nuovi test d’impatto per omologare i caschi analizzano in modo più approfondito gli urti lineari e obliqui e la risposta alle forze rotazionali. Non solo. Verificano che le visiere non si stacchino, così da proteggere gli occhi, e valutano la facilità con cui il personale medico può rimuovere il casco in caso di incidente grave. El Pais, il quotidiano spagnolo, ha messo in luce in un lungo reportage come i caschi abbiano un impatto decisivo sulla vita degli atleti. Pare scontato. Ma niente lo è quando di mezzo c’è la vita. “La normativa è stata aggiornata quest’anno e abbiamo riformato il protocollo d’intervento in caso di trauma cranioencefalico”, ha spiegato il dottor Angel Charte, direttore del servizio medico della MotoGP. “In passato queste situazioni venivano considerate quasi secondarie, persino banali. Oggi, invece, le seguiamo con la massima attenzione. Un pilota al quale viene diagnosticato clinicamente un trauma cranioencefalico, anche se gli esami complementari risultano negativi, deve osservare obbligatoriamente un periodo di adattamento di 48 ore. In altre parole: se subisce una commozione cerebrale il venerdì, non può tornare a correre fino al Gran Premio successivo”. 

la rivoluzione

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Dal ciclismo al football americano, dallo sci fino alle motociclette: ogni sport veloce e d’impatto ha bisogno delle sue protezioni. Diverse a seconda della disciplina. Durante il GP di San Marino, uno dei marchi di riferimento nel settore dei caschi ha presentato un modello che promette di rivoluzionare il settore. E’ l’AGV Pista GP R3, un vero concentrato di tecnologia e innovazione. In pratica: il modello utilizza una tecnologia studiata per limitare la rotazione della testa durante una caduta e ridurne le conseguenze sul cervello. Secondo i test di laboratorio condotti dall’Istituto di Ricerca in Ingegneria dell’Aragona dell’Università di Saragozza, il sistema può ridurre fino a sei volte il rischio di commozione cerebrale. Una rivoluzione per davvero. Fino a oggi, ha spiegato a El Pais Ferdinando Cervigni, CMO di Dainese, società madre di AGV, “la maggior parte dei caschi veniva sviluppata soprattutto per resistere agli impatti verticali. Nella realtà, però, una caduta avviene quasi sempre con una certa angolazione, generando anche una rotazione e forze laterali”. Ma quelle, ha aggiunto, “sono forze particolarmente pericolose perché il cervello, immerso in un fluido, non segue immediatamente la rotazione del cranio. E’ proprio questa differenza di movimento a provocare commozioni e traumi cerebrali”. 

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caschi usa (rompi) e getta

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Per affrontare il problema esistono già sistemi come il MIPS, utilizzato in diversi caschi di alta gamma. AGV ha però scelto una strada diversa, collaborando con la startup britannica Release Layer System (RLS) allo sviluppo di Sphera. La principale differenza è che il sistema lavora all’esterno del casco, anziché al suo interno. Il principio è relativamente semplice: sopra la calotta c’è un guscio esterno, separato da oltre 1.600 microsfere di policarbonato. In caso di impatto obliquo, il guscio può così muoversi rispetto alla calotta, assorbendo e dissipando parte dell’energia rotazionale prima che venga trasmessa alla testa. A prima vista il sistema ricorda uno strato formato da piccole bolle. In realtà, proprio queste microsfere permettono al guscio esterno di scorrere e, in caso di urto sufficientemente forte, di separarsi dal casco, trasformando parte dell’energia dell’impatto prima che raggiunga il cranio. I dati raccolti in altri ambiti sembrano indicare benefici importanti. Nel ciclismo, per esempio, uno studio dell’Università di Strasburgo ha stimato che, in determinate condizioni di impatto, la probabilità di una grave lesione cerebrale può passare dal 64% con un casco convenzionale al 9% con questo tipo di sistema. “La rotazione della testa è un rischio che i caschi convenzionali non hanno mai affrontato fino in fondo. Il nostro obiettivo è che queste scoperte contribuiscano a cambiare il modo in cui la sicurezza dei caschi viene misurata, progettata e interpretata”, ha commentato la dottoressa Domna-Maria Kaimaki, responsabile della ricerca di RLS, l’azienda britannica che ha collaborato con AGV per portare la tecnologia fino alla MotoGP. Il sistema offre anche un altro vantaggio molto concreto: dopo un impatto importante, il danno è immediatamente visibile perché il guscio esterno può staccarsi. E’ un’evidenza. E una prova fondamentale di come andrebbe usato davvero un casco: dopo aver subito un urto significativo, non dovrebbe essere riutilizzato.

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