L’azienda italiana scelta da tutte e 11 le scuderie di F1 e dal 95% delle case auto: chi è e cosa fa
Si chiama Ufi e nella primavera 2026 è stata premiata da Gazzetta Motori tra le 50 Eccellenze Automotive: produce filtri ai massimi livelli, per il racing ma anche per tantissimi marchi automobilistici
Si chiama Ufi e nella primavera 2026 è stata premiata da Gazzetta Motori tra le 50 Eccellenze Automotive: produce filtri ai massimi livelli, per il racing ma anche per tantissimi marchi automobilistici
Matteo Solinghi 18 settembre - 09:40 - MARCARIA (MANTOVA) Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google A sinistra Giorgio Girondi, presidente del Gruppo Ufi; a destra Davide Moletta, direttore dell'Advanced Applications DivisionCi sono componenti, in qualsiasi auto, a cui non facciamo caso, eppure sono indispensabili, tanto per andare a fare la spesa, quanto per vincere un Gran Premio di F1. I filtri fanno parte di questa categoria: non si vedono, non si scelgono, non si nominano. Eppure un motore è un organo meccanico complesso la cui salute dipende interamente da ciò che circola al suo interno, dove un granello di troppo o un filo d'acqua possono causare danni irreversibili. La cosa curiosa, e sinora rimasta in penombra, è che oggi il 95% dei costruttori automobilistici sceglie un’unica azienda. Questa azienda si chiama Ufi ed è orgogliosamente italiana: uffici dirigenziali e ufficio tecnico a Nogarole Rocca, provincia di Verona; ricerca, sviluppo e produzione di filtri per il motorsport e il settore aerospaziale a Marcaria, provincia di Mantova. Sì, perché anche questi sono gli ambiti entro i quali spazia questa azienda, tanto da fornire - per la stagione 2026 - tutte e 11 le scuderie della griglia di F1.
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Il dottor Girondi con in mano un filtro olio di fine Anni SettantaGli albori
—L’azienda risale al 1971, quando tre soci ebbero l'intuizione di fondare la realtà e poco dopo rivoluzionare il mercato dei filtri introducendo il primo filtro a pannello, pieghettato e quadrangolare, che per ben 7 anni rese l'azienda leader incontrastata e fornitrice di riferimento per Fiat. Quel Dna audace e orientato al rischio calcolato ha trovato la sua massima espressione nei primi Anni Ottanta, quando l'attuale guida aziendale - il dottor Giorgio Girondi - è entrata a lavorare in fabbrica a vent’anni. A soli 25 anni riuscì a comprare l'intera società attraverso un leveraged buyout, finanziato in gran parte con i risparmi accumulati facendo trading di borsa mentre di giorno timbrava il cartellino. Questa stessa mentalità visionaria ha spinto Ufi a compiere scommesse che all'epoca sembravano impossibili, come quella del 1982 in Cina: mentre i grandi marchi italiani declinavano le opportunità ritenendo che l’Oriente fosse privo di infrastrutture, Ufi accettò di supportare la produzione della Volkswagen Santana aprendo uno stabilimento a Bengbu, in un contesto che si raggiunge solo dopo 33 ore di treno e, all’epoca, dominato da biciclette. Un azzardo, quello cinese, ripagato nel tempo. Tanto da tradursi, oggi, in sette stabilimenti di proprietà in Cina, poli per la mobilità elettrica e una fitta rete di collaborazioni strategiche con il governo di Pechino.
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Gilles Villeneuve al volante della Ferrari 312 T3 del 1978L’esordio in F1
—Il vero banco di prova di questa tecnologia è però sempre stato il motorsport. Una storia d'amore e competizione iniziata, un po' romanticamente e un po' per caso - come tanti avvenimenti in questa storia - a fine Anni Settanta, quando alcuni tecnici della Ferrari, in transito lungo l'autostrada A22 del Brennero, videro l'insegna dell'azienda e si fermarono a chiedere aiuto per risolvere alcuni problemi di tenuta del loro motore a 12 cilindri sotto fortissime pressioni. I test, affidati a Niki Lauda sulla Ferrari 312 T2, aprirono la strada alle prime vittorie storiche, come quella del 1978 in Canada con Gilles Villeneuve. La monoposto del compianto fuoriclasse canadese montava un filtro olio Ufi di appena 1,8 kg contro i pesanti componenti standard dell’epoca. Un legame, quello tra la monoposto di Villeneuve e l’azienda italiana, risorto di recente con l’acquisto all’asta - da parte del dottor Girondi - proprio di quella monoposto storica, ora gelosamente custodita nel patrimonio del gruppo.
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Uno scatto nei laboratori di MarcariaSviluppo bidirezionale
—La pista, per Ufi, continua oggi a essere il laboratorio vivente da cui nascono le soluzioni per l'automotive di tutti i giorni. Ogni componente destinato alla F1 viene progettato su misura per ogni scuderia, talvolta per ogni singola sessione, senza magazzini standard e “prodotti a scaffale”, applicando lo stesso rigore che ha permesso all'azienda di sviluppare oltre 360 brevetti e di risolvere problemi cruciali per la grande industria, come il filtro H2O, nato per separare totalmente l'acqua dal gasolio nei motori Common Rail ed evitare la ruggine negli iniettori.
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Il Gruppo Ufi non è impegnato unicamente in F1 e nell'automotive, bensì in molti altri campiTutti gli impegni
—Oggi lo sguardo di Ufi è proiettato verso le sfide della mobilità sostenibile, dagli e-fuel che richiedono materiali sintetici resistenti a temperature estreme di 150-160°, ai sistemi di termoregolazione Ufi Thermal Management per mantenere le batterie dei veicoli ibridi ed elettrici nella fascia ideale tra i 23 e i 25°, fino alla divisione Ufi Hydrogen fondata nel 2023 per la produzione di idrogeno verde tramite membrane ad elettrolisi. Con 23 stabilimenti nel mondo, un centro direzionale e produttivo a Marcaria e tre centri di ricerca all'avanguardia in Italia, Cina e India, Ufi dimostra che la leadership industriale non si misura con grandi slogan, ma con la capacità costante di alleggerire il superfluo, perfezionare l'invisibile e anticipare il futuro.
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