Moratti: "Nessun rancore verso Gasp, ma se lui lo avesse per me sarebbe giustificato. Ausilio un signore"
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Moratti: "Nessun rancore verso Gasp, ma se lui lo avesse per me sarebbe giustificato. Ausilio un signore"

Venerdì 18 settembre 2026
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L'ex presidente: "Avrei voluto Totti all'Inter, Sensi disse no. Marotta interista? Di sicuro è un grande professionista e da nerazzurri non possiamo che essere contenti"

L'ex presidente: "Avrei voluto Totti all'Inter, Sensi disse no. Marotta interista? Di sicuro è un grande professionista e da nerazzurri non possiamo che essere contenti"

18 settembre - 10:47 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Inter-Roma, ormai un classico. E l’ex presidente nerazzurro Massimo Moratti in una intervista a Repubblica rispolvera l’album dei ricordi, a partire dal successo in Coppa Italia del 2010 proprio contro i giallorossi, il primo di un Triplete indimenticabile. “È destino che la Roma sia competitiva quando lo siamo anche noi. Ormai è un classico, come Inter-Juventus e Inter-Milan” afferma Moratti. Che sul rapporto con Gasperini, per poco sulla panchina dell’Inter (pochi mesi, una sconfitta con il Milan in Supercoppa e tre sconfitte in quattro partite chiusero in anticipo l’esperienza), spiega: “Ci siamo incontrati, stretti la mano, abbracciati. Non ho rancore. Lui forse sì, e sarebbe giustificato. Fu un momento sfortunato: non vincevamo una partita”. 

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per totti 

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Moratti racconta di come provò a sfidare la Roma per arrivare a Totti: “Dissi a Sensi che non avrei fatto storie sul prezzo. Mi rispose che non se ne parlava. Si comportò da romanista, non da commerciante. Dalla Roma presi Batistuta. Fece un gol soltanto, ma lo rifarei”. E sulla Serie A che è passata dai grandi proprietari italiani ai fondi, la teoria è questa: “Ci si facevano dispetti, nessuno voleva fare la figura del fesso, qualcuno era più di parola di altri. Però era divertente, quello che dicevamo pesava. Oggi i presidenti non sono proprietari. E se lo sono pensano a vendere i club”. E alla domanda sulla fede nerazzurra di Marotta, glissa: “Lo sa solo lui. Di sicuro è un grande professionista, e da interisti non possiamo che esserne contenti”. Dopo l'addio ha chiamato Ausilio: "Il giorno stesso o quello dopo. Si aspettava un contratto più lungo: un solo anno non gli bastava. È stato signorile, senza alcuna rivalsa".

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