Gran parte del greggio italiano non passa per Hormuz, ma allora perché costa così tanto?
La Gazzetta dello Sport

Gran parte del greggio italiano non passa per Hormuz, ma allora perché costa così tanto?

Venerdì 18 settembre 2026
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Solo il 13,4% del greggio italiano arriva dal Medio Oriente, mentre il fornitore principale è la Libia. La chiusura di Hormuz, tuttavia, influisce comunque pesantemente sui prezzi del petrolio e dei suoi derivati: ecco perché

Solo il 13,4% del greggio italiano arriva dal Medio Oriente, mentre il fornitore principale è la Libia. La chiusura di Hormuz, tuttavia, influisce comunque pesantemente sui prezzi del petrolio e dei suoi derivati: ecco perché

Marco Bruckner 18 settembre - 13:52 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google L'Italia importa solo il 13,4% del proprio greggio dal Medio Oriente

Come evidenziato in questo articolo (linkare pezzo sulle importazioni), il maggior fornitore di petrolio italiano è la Libia, mentre l'Africa è il continente da cui Roma effettua più ordini. Seguono la zona ex Urss, il continente americano nel suo insieme - dunque sia nord che sud - e solo al quarto posto troviamo il Medio Oriente, area da cui l'Italia ha importato il 13,4% del greggio totale tra gennaio e luglio 2026. Dati, questi, da cui si può evincere come la maggior parte del greggio destinato al mercato italiano non passi per lo stretto di Hormuz, la cui attività si è drasticamente ridotta dal 28 febbraio 2026, ovvero da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran, dando inizio al conflitto attualmente in corso. Da sottolineare come da Hormuz, prima dello scoppio della guerra, passasse un quinto del fabbisogno mondiale di petrolio e gas. Ma se il greggio destinato all'Italia, almeno in grandi quantità, non passa per quella zona, allora perché il prezzo a cui compriamo il petrolio - e di conseguenza tutti i suoi derivati, in primis i carburanti come benzina e diesel - rimane così elevato?

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Il petrolio è una materia prima - o commodity - quotata e scambiata sui mercati finanziari globali. L'indice di riferimento per il mercato europeo è il Brent, mentre per quello statunitense il Wti. Vien da sé che, essendo il greggio quotato sul mercato, il suo prezzo varia a seconda della domanda e dell'offerta. Come detto, per Hormuz prima dello scoppio del conflitto era solito passare il 20% del fabbisogno mondiale di petrolio. La riduzione quasi totale dell'attività dello stretto ha dunque ridotto l'offerta mondiale di greggio, mentre la domanda è rimasta pressoché invariata o è addirittura cresciuta. Una situazione che ha portato naturalmente a un aumento del prezzo del petrolio, tornato sopra i 100 dollari al barile arrivati a metà settembre 2026. Dunque, acquistare da zone non dipendenti da Hormuz garantisce quantomeno all'Italia una certa sicurezza circa la continuità delle importazioni, senza però portare vantaggi in termini di prezzo. 

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