Novella Calligaris: "Le medaglie, i record, i drammi. Dennerlein? Mi disse 'brava' solo una volta"
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Novella Calligaris: "Le medaglie, i record, i drammi. Dennerlein? Mi disse 'brava' solo una volta"

Venerdì 18 settembre 2026
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L'ex nuotatrice azzurra si racconta nella autobiografia "Pulce": "La mia è una storia piena di onde"

L'ex nuotatrice azzurra si racconta nella autobiografia "Pulce": "La mia è una storia piena di onde"

Sergio Arcobelli Giornalista 18 settembre - 13:01 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La chiamavano Pulce. Un soprannome nato in famiglia e diventato il titolo della sua autobiografia. Novella Calligaris, prima grande campionessa del nuoto azzurro, ripercorre la sua vita dentro e fuori dall’acqua: le medaglie, il rapporto con l’allenatore “Bubi” Dennerlein, il legame con il fratello Mauro, il figlio Luca, ma anche l’anoressia e il dolore per una perdita. Una storia attraversata dal buio e dalla luce, raccontata con la stessa passione travolgente con cui ha affrontato le sue sfide in piscina. 

Novella, partiamo dal titolo: perché la “Pulce”? "Era il soprannome che mi aveva dato mio padre Marcello. Tutti i famigliari erano alti, mentre io ero piccola e pure molto vivace". 

Suo fratello Mauro è stato il primo a entrare in Nazionale. 

"Vivevamo in simbiosi e tutto quello che faceva lui per me era da imitare. Lo seguivo in tutto, anche quando non mi voleva. Litigavamo tanto, come tutti i fratelli, ma poi c’era un legame indissolubile tra di noi". 

Un legame rimasto fino alla fine, quando è mancato per problemi al cuore. 

"Ancora oggi mio fratello mi manca tantissimo. È stato una parte di me che se n’è andata". 

Poi c’è stato Bubi Dennerlein. Come lo descriverebbe? 

"Era un sergente di ferro dal cuore d’oro". 

Un uomo che non le faceva sconti nemmeno quando vinceva... 

"Partiva sempre dal presupposto che io potessi fare di più, che non mi dovessi accontentare". 

Eppure, dopo l’oro mondiale con il record del mondo, arrivò quel “brava”. 

“Brava” me lo disse solo in quell’occasione. Lo fece in fretta, visibilmente emozionato e nello stesso tempo in imbarazzo per quell’istante in cui aveva lasciato cadere la maschera di allenatore imperturbabile". 

Dopo una vittoria aveva pronta un’altra frase per riportarla con i piedi per terra? 

"Mi diceva: “Guarda che una rondine non fa primavera”. Voleva dire: non ti montare la testa. Stai sempre coi piedi per terra". 

Dennerlein la portava anche in Germania per sfidare le atlete della DDR. Lei ha sempre detto che quei nomi non andrebbero cancellati dall’albo d’oro. 

"È un’ignominia proprio. Sembravano quasi uomini e dopo quello che hanno subito, togliere loro pure questa piccola felicità mi sembra disumano". 

Il suo record mondiale arrivò anche sugli schermi di un derby Roma-Lazio. Una nuotatrice protagonista in un luogo tradizionalmente dominato dal calcio. Che cosa significò? 

"Diciamo che ha sdoganato quello che era lo sport non calcistico. Si poté gioire per il risultato di una ragazzina che arrivava a battere il record del mondo quando ancora si pensava che non fosse possibile per la razza, tra virgolette, italiana". 

A un certo punto, però, arriva a un bivio: l’università americana di Santa Clara. Lei dice no.

"Erano altri tempi. E poi sarei stata veramente poco riconoscente per Bubi ad abbandonarlo nel momento del bisogno". 

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Nel libro, però, non racconta soltanto la campionessa. Racconta anche una donna che ha attraversato momenti molto difficili. A cominciare dall’anoressia. Perché ha deciso di parlarne?

"Perché è una malattia. Bisogna saper riconoscere i sintomi e prevenire prima che diventi pericolosa". 

Poi, dopo il ritiro, diventa giornalista. Anche lì senza mezze misure. 

"Quando iniziai con il Corriere della Sera scrivevo dieci articoli anche quando ne bastava uno". 

Sempre alla ricerca di qualcosa in più? 

"Io sono stacanovista nella vita. Non sono mai contenta di quello che ho fatto, cerco di fare di più". 

E poi la televisione. 

"Nel 1980 condussi il Processo del lunedì di Biscardi e poi ebbi uno spazio mio, il Salotto di Novella. Dal 2000 collaboro con RaiNews24". 

Nel 1979 è nato suo figlio Luca, ma nel libro ha rivelato di aver interrotto una seconda gravidanza.

"Non fu una scelta presa alla leggera, per mesi continuai a convivere con dubbi e sensi di colpa. Non me la sentivo di affrontare una gravidanza: la mia vita era già troppo complicata e fragile in quel momento. E soprattutto c’era Luca, al quale volevo garantire tutta la stabilità possibile. Scelsi quindi di interromperla dopo tre mesi". 

E quando sembrava che fosse ormai alle spalle, è tornata in acqua. A 68 anni ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina. 

"Il 9 settembre 2023 coincideva con il 50° anniversario dell’oro e record mondiale di Belgrado". 

Lei fu la prima italiana a stabilire un record del mondo, l’ultima è stata Sara Curtis. Come definirebbe il nuoto azzurro? 

"Meraviglioso e multietnico, mi piace tantissimo. Lo vedo dalla Pellacani nei tuffi, da Ceccon e Martinenghi, dalla Curtis alla giovanissima Mao. C’è una quantità di ragazzi dai volti, dai caratteri e dalle costituzioni fisiche diversi, e questo significa che nel nuoto conta non solo il fisico, ma la testa".

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