Di Giannantonio e il fuori onda di Bagnaia: "C'è sempre una telecamera, serve più rispetto"
Il romano è intervenuto sul caso delle parole dell'amico-collega in Ducati carpite e divulgate: "È stata una scorrettezza verso Pecco, ci vuole un senso del limite anche per il bene dello sport"
Il romano è intervenuto sul caso delle parole dell'amico-collega in Ducati carpite e divulgate: "È stata una scorrettezza verso Pecco, ci vuole un senso del limite anche per il bene dello sport"
Giorgio Burreddu Collaboratore 18 settembre - 14:38 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Fabio Di Giannantonio, 27 anni, pilota della Ducati VR46Le ripercussioni della vicenda Pecco Bagnaia-Fabio Di Giannantonio-Dazn Spagna non sono ancora finite. Dopo le immagini, ecco i fiumi di parole. Il fuori onda pescato tra i due piloti ha suscitato l’indignazione di Pecco, che si è sfogato (sempre con educazione). Mancava l’altro interessato, Diggia, che ha commentato la vicenda (senza entrare nel merito perché "non è la mia storia") prima del GP d’Austria. Noi italiani, ha detto Diggia, "ci conosciamo da tantissimo tempo e parliamo sempre di moto. È completamente normale per noi". La tv ha mandato in onda un dialogo privato tra i due. Bagnaia, il pilota della Ducati, l’ha definita una scorrettezza. Diggia, invece, ha ricordato che "quello che è successo era qualcosa che stava avvenendo fuori dalle telecamere, o almeno pensavamo fosse fuori dalle telecamere, perché apparentemente una telecamera invece c'era".
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—Anche per il pilota della VR46 è stato tutto "un po' scorretto, perché non io, ma un altro pilota stava parlando di cose personali". I due si sono sempre supportati, sono amici. Di più, Diggia ha ricordato che "quando ero in difficoltà con la Ducati parlavo sempre con Pecco e cercavo di strappargli più informazioni possibili. Lui mi ha sempre aiutato, cercando di darmi i migliori consigli per migliorare". Lo stesso fa lui con tutti gli altri piloti o gli amici. "Per noi era semplicemente una normalissima chiacchierata", ha detto. Questo non è il Grande Fratello. L’occhio della telecamera ha però suscitato un senso di privacy violata. O almeno questo è ciò che hanno avvertito i piloti.
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come fossi al pub
—Il problema, ha detto Diggia, "è che ormai abbiamo sempre delle telecamere. Sempre. Quindi stiamo andando verso un mondo nel quale diventa difficile parlare. Per questo penso che anche i giornalisti debbano avere un certo senso del limite, anche per il bene dello sport". Il pilota della VR46 ha poi fatto un esempio: "È come se fossi in un pub a parlare di moto: non dovrei pensare che da qualche parte possa esserci un giornalista con un microfono ad ascoltare, perché magari è semplicemente una chiacchierata tra amici". E ancora: "Vorrei semplicemente che ci fosse un po' più di rispetto tra tutti noi".
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