Akele: "Milano la sfida più grande, la missione è portare positività. Che duello con Jokic"
L'azzurro che ha sfidato la stella di Denver con la Nazionale riparte ritrovando subito da ex la Virtus appena salutata: "È dura, ma era un'occasione da prendere al volo, l'Olimpia mi ha voluto per portare energia e mentalità. Sono pronto"
L'azzurro che ha sfidato la stella di Denver con la Nazionale riparte ritrovando subito da ex la Virtus appena salutata: "È dura, ma era un'occasione da prendere al volo, l'Olimpia mi ha voluto per portare energia e mentalità. Sono pronto"
Giuseppe Nigro Giornalista 18 settembre - 16:43 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLa prima immagine del basket che è ripartito dopo l'estate è stato vederlo francobollato al miglior giocatore del mondo con la maglia della Nazionale. È stata l'estate in cui Nikola Akele ha cambiato maglia, continuando la sua scalata: dalla Virtus all'Olimpia campione d'Italia, per portare quello che quasi sempre nei numeri non si vede del suo contributo, lì spesso dal fondo delle rotazioni, ma nella costruzione di una cultura sì, a partire dalla quotidianità del lavoro in palestra. Di tutto questo e non solo ha parlato nelle ore che portano alla prima partita ufficiale dell'anno, la Supercoppa, proprio contro la sua ex squadra. “Quando c’è l’interesse di una squadra come l’Olimpia per un giocatore italiano è quasi un sogno - dice lui, nato a Treviso 30 anni fa da una famiglia con le radici a Kinshasa -. Avendo fatto l’Eurolega alla Virtus so che dovrò essere pronto, più o meno con lo stesso ruolo: dovrò sgomitare tantissimo già per essere nei 12, ma sono un giocatore che ama le sfide, anche se ho alti e bassi nei minutaggi mi faccio trovare pronto anche per 5 minuti o per spingere la squadra dalla panchina”.
VIDEO: Venezia-Olimpia Milano 109-97: gli highlights di gara-3Nicola, com'è nato il trasferimento a Milano?
“Verso la fine della stagione l'Olimpia ha chiesto informazioni sapendo che ero in scadenza ed è nata questa possibilità. Sono una persona ambiziosa e per me in questo momento della carriera è il top venire all’Olimpia che è l’elite italiana e una delle migliori organizzazioni in Europa. Ma oltre a essere onorato è una sfida, la più grande della mia carriera, che arriva nel periodo di maturazione più alta possibile: mi sento pronto. Carico, eccitato e pronto”.
La prima partita ufficiale con Milano è subito quella dell’ex, contro la Virtus.
“Sì, è un po’ strano. A Bologna sono stati due anni intensi in cui sono cresciuto tantissimo. Porterò sempre con me la vittoria dello scudetto. La squadra è cambiata abbastanza, ma rivedere tanti ragazzi della squadra e dello staff sarà strano. Ma siamo professionisti, dobbiamo avere una corazza dura e ora saranno avversari e darò il massimo per batterli”.
Passare da Bologna a Milano è una scelta che ha messo in difficoltà tanti. Come l’ha vissuta?
“Sì, è ovvio che è dura, dura, dura. Però questo è un lavoro che non dura per sempre, bisogna capire anche cosa è meglio per sé e per la propria famiglia. Questa è stata un’opportunità che, secondo me, non potevo farmi scappare, e l’ho presa al volo. Lo era stata anche la Virtus e credo di aver colto da quell’esperienza il massimo. Anzi, è grazie a quella esperienza che arrivo qua con un bel bagaglio, per poter essere d’aiuto e fare bene”.
Cosa le ha chiesto Milano quando l’ha presa?
“Mentalità, portare mentalità in allenamento. Mai abbassare il livello di intensità, portare la mia. Un’aura di positività, di grande energia, da trasmettere anche alla squadra. E poi, ovviamente, la mia duttilità di poter giocare più ruoli in attacco, e anche in difesa poter marcare tutti e cinque i ruoli”.
Cosa pensa di portare alla cultura del lavoro che sta costruendo l’Olimpia?
“Venire all’allenamento tutti i giorni per dare il massimo. Essere il barometro che tiene l’intensità sempre alta in palestra, da tradurre poi in partita, indipendentemente dal minutaggio e dalle opportunità che avrò. Non mi nascondo, so che partirò da dietro e dovrò conquistarmi tutto, soprattutto in Eurolega ma anche per avere minuti in campionato. Ma sono qui per dare positività, sempre, ed essere pronto quando serve. Non è facile, perché non trovi il ritmo da solo, ma ora che sono in una squadra top devo trovare il modo di essere di aiuto”.
Quanto è importante in questo il gruppo di italiani che arriva a rinforzare?
“Avere uno zoccolo duro di italiani è importante, chi è qui da più tempo come Tonut e Ricci può dare una mano a chi viene da altri campionati. Per me personalmente conoscerli già mi aiuta ad amalgamarmi meglio con tutti. Soprattutto in campionato è un fattore che aiuta ad arrivare fino in fondo: in Italia dovremo giocare anche noi e dovremo dare il nostro apporto”.
Poi è arrivata una sconfitta, ma abbiamo ancora negli occhi la sua prestazione in Nazionale contro Jokic, che anche col suo lavoro si è fermato a 8 punti, 1/4 al tiro e 3 palle perse.
“Quando mi hanno detto che sarei stato ‘in missione’ su Jokic ho cercato di studiarlo più possibile. Sono una persona orgogliosa e mi sono detto: voglio fermarlo, voglio fermarlo, voglio fermarlo. Poi più guardi i video e dici: fermarlo è quasi impossibile, come posso limitarlo? Come posso dargli fastidio? E ci ho provato con le mie caratteristiche. Potevo essere un po’ più fortunato, diciamo, sugli ultimi due falli in attacco: potevo rimanere di più in campo per aiutare la squadra. Però l’ho presa come un onore e una sfida, giocare contro il giocatore più forte del mondo, o comunque tra i più forti. Tanta gente mi fa i complimenti ma è un po’ strano, perché per me il complimento è se hai vinto, per me la prima cosa è vincere. Ma apprezzo che la gente abbia visto il mio sforzo”.
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