Tessitori: "Venezia è lavoro duro e attaccamento alla maglia. Spahija? Non mi fa passare una virgola"
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Tessitori: "Venezia è lavoro duro e attaccamento alla maglia. Spahija? Non mi fa passare una virgola"

Venerdì 18 settembre 2026
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Il capitano della Reyer apre la nuova stagione con la voglia di tornare in alto dopo la finale scudetto: "Siamo competitivi". Sabato alle 17 la semifinale di Supercoppa contro Tortona. E su Spahija, al quinto anno insieme: "Mi chiede sempre il massimo, per me è un bene"

Il capitano della Reyer apre la nuova stagione con la voglia di tornare in alto dopo la finale scudetto: "Siamo competitivi". Sabato alle 17 la semifinale di Supercoppa contro Tortona. E su Spahija, al quinto anno insieme: "Mi chiede sempre il massimo, per me è un bene"

Giulia Arturi Giornalista 18 settembre - 16:40 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Venti minuti, 12.8 punti, 6.8 rimbalzi, 1.5 assist e 17.6 di valutazione. I numeri raccontano solo in parte i playoff di Amedeo "Tex" Tessitori, premiato come miglior italiano della postseason. "Playoff così non li avevo mai disputati", ha ammesso lui stesso. Due volte il suo massimo in carriera ritoccato nel giro di 48 ore contro la Virtus Bologna, poi 26 punti in gara-1 della finale contro Milano. La miglior versione di Tex nel momento più importante della stagione. Non è bastato per lo scudetto. Venezia si è fermata in finale e per Tessitori, uscito in lacrime tra gli applausi del pubblico del Taliercio, esserci arrivato non è abbastanza. Sarà la sua quinta stagione alla Reyer, dove ha già collezionato 226 presenze ed è undicesimo nella storia del club. E dove negli anni non è quasi mai partito come il centro destinato a prendersi la scena, ma ha finito puntualmente per conquistarsi spazio e responsabilità. Adesso è il capitano e uno dei riferimenti di una squadra che ha cambiato molto. Spahija gli chiede di essere esempio e supporto per chi arriva alla Reyer. E la nuova stagione gli mette subito davanti un obiettivo: sabato la semifinale di Supercoppa contro Tortona. 

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Dopo la finale scudetto, avete subito un trofeo da giocarvi, la Supercoppa: con quale spirito ci arrivate?

"Ci andiamo con l'idea di dare il meglio, con la consapevolezza che è impossibile che sia già tutto a posto. Sarà un test per capire se il lavoro svolto finora sta seguendo i binari giusti o se bisogna modificare qualcosa. Affronteremo Tortona, una squadra che ha cambiato molto e si è rafforzata parecchio. In casa loro saranno agguerritissimi e hanno iniziato la preparazione in anticipo, quindi su alcuni aspetti saranno più preparati di noi. Ma questo non ci spaventa. Siamo convinti di essere un ottimo gruppo, abbiamo lavorato bene e andremo lì con carica e determinazione, con la voglia di dimostrare che siamo una squadra competitiva".

Cosa le è piaciuto di più della squadra in queste prime settimane?
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"I ragazzi sono stati super dal primo momento: disponibili, aperti alla mentalità Reyer. Ho avuto un'ottima impressione, sono tutti eccellenti ragazzi".

E dal punto di vista del gioco?

"Siamo riusciti a dare subito una risposta dopo la sconfitta contro Trento e questo è stato molto positivo. In campo riusciamo ad avere un buon ritmo, la velocità di gioco che ci contraddistingue negli ultimi anni. Dobbiamo ancora lavorare molto su tanti aspetti, soprattutto unirci ancora di più".

La mentalità Reyer in due parole?

"Lavoro duro e attaccamento alla maglia."

I playoff dell'anno scorso sono stati i migliori della sua carriera: è più difficile raggiungere quel livello o mantenerlo?

"La parte più difficile è mantenere il livello alto, perché ci vogliono forza e costanza. Però sono in una società che, come ho sempre detto da quando sono arrivato qui, dà tutti gli strumenti per migliorarsi e lavorare al meglio. Cercherò di dare il massimo, come sempre. Ci sono stagioni in cui bisogna dare da un certo lato e altre in cui devi fare altre cose. La mia caratteristica è sapermi adeguare al momento e alle situazioni."

È il quinto anno con coach Spahija. Come si è evoluto il vostro rapporto?

"Ci stiamo trovando bene e mi ha sempre aiutato a migliorarmi. È il primo allenatore con cui sto così a lungo. Mi chiede sempre il massimo: sia in allenamento sia in partita mi redarguisce appena sbaglio una virgola! E per me è un bene. È una maniera per tenere la mia attenzione sempre al 100%. Sono il capitano devo dare l’esempio: se io faccio una cosa, poi è più facile per gli altri farla. Quindi cerca di tenermi sempre molto attivo e coinvolto".

Quinta stagione a Venezia, da capitano. Quanto sente sua la "mentalità Reyer"?

"Mia no, perché prima di me ci sono stati tanti altri capitani più adatti di me. Ho sempre preso questo ruolo con grande rispetto: io cerco di mettere in campo me stesso. Il resto è tanto merito della società e delle persone che stanno intorno alla squadra, non soltanto dentro. Quello è il segreto".

Della scorsa stagione è rimasta più la soddisfazione per la finale o l'amarezza?

"L'obiettivo può essere riprovarci? L'amarezza. Per quanto riguarda questa stagione, la mia idea è sempre quella di guardare una settimana alla volta. Non posso permettermi di pensarci adesso. L'obiettivo è riproporre il miglior basket possibile ed essere competitivi. Poi quello che ne nascerà ci porterà ad aumentare i nostri obiettivi, a diminuirli o a capire quali possiamo proporci".

L'amarezza è anche motivazione?

"Come hanno detto tanti atleti, ti ricordi di più la sconfitta che la vittoria e impari di più da una sconfitta che da mille vittorie".

Cosa non capiva dei veterani da giovane che oggi, da capitano, si ritrova a fare?

"In realtà non sono come i veterani di una volta. Prima erano forse ancora più influenti. Adesso ti devi adattare alla situazione, anche perché ci sono giocatori clamorosi, anche molto giovani, che vengono nel nostro campionato. Do i miei pareri, ma lascio molto campo libero".

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