L'amore fragile e impossibile di Germano e la Contessina, sconfitto dal razzismo
Dal Flamengo al Milan voluto da Rocco su suggerimento di Altafini, insultato da Viani e dallo spogliatoio, il brasiliano trovò in Giovanna Agusta la via per ritrovare il sorriso. Il matrimonio ostacolato fino all'epilogo tristissimo, per la coppia e per la carriera di calciatore
Anche l’amore più profondo e più puro può trasformarsi in maledizione. Influenza l’esistenza, e le esistenze, incrocia destini, cambia le carte in tavola e, alla fine, chi pensava di poter fare poker d’assi si ritrova senza nulla in mano e con un forte dolore da sopportare e superare. Questa storia ne è la dimostrazione. Ci sono due ragazzi innamorati, di un amore fragile e impossibile. C’è un patriarca tanto severo e intransigente quanto ottuso. E c’è un Paese, l’Italia, che nell'occasione si dimostra razzista, bigotto e finto perbenista. Un melodramma in piena regola, Giuseppe Verdi avrebbe potuto musicarlo con la sua maestria e il suo tocco geniale, e avrebbe potuto trasformare quella coppia di giovani, spaesati in un mondo che non li accettava, in autentici eroi moderni, prima ancora che venisse l’epoca dei diritti civili e del politically correct. Lui era un brasiliano di colore, si chiamava José Germano de Sales, aveva vent'anni, veniva dallo stato di Minas Gerais e faceva il calciatore. Lei era la figlia di un ricco industriale, proprietario di fabbriche di motociclette ed elicotteri: si chiamava Giovanna Agusta, ma tutti la conoscevano come la Contessina. Il patriarca Domenico governava sul suo impero con il pugno di ferro e l’arroganza del potere e del denaro. Non si faceva cosa che lui non avesse deciso. E gl’italiani, intanto, navigavano nel mare del miracolo economico, riempivano le case di elettrodomestici comprati con le cambiali e s’immaginavano pure loro di poter diventare come il Conte Agusta, quello che aveva fatto i "dané", e ne aveva fatti talmente tanti che non sapeva più dove metterli.