Ganna all'assalto della crono mondiale: "Sì, posso battere Evanopoel"
Domani a Montreal la gara iridata chiama l’azzurro. "Remco è il favorito, ma su un percorso così siamo vicini. Posso vincere, non è una missione impossibile"
Domani a Montreal la gara iridata chiama l’azzurro. "Remco è il favorito, ma su un percorso così siamo vicini. Posso vincere, non è una missione impossibile"
Ciro Scognamiglio Giornalista 19 settembre (modifica alle 08:59) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleOggi a Montreal, le prove generali sul percorso chiuso al traffico che tocca pure il circuito di F.1 (tra le 9 e 11, ora canadese: -6 rispetto all’Italia). Domani, la giornata alla quale Filippo Ganna pensa da un bel pezzo: quella dell’assalto al trono della cronometro mondiale (tra le 18.45 e le 21.15 in Italia, oggi gli orari di partenza), già suo nel 2020 e nel 2021. Il problema principale per l’azzurro si chiama Remco Evenepoel, il campione di tutto della specialità: si è preso gli ultimi tre titoli iridati, ma anche quello olimpico 2024 e quello europeo 2025. E in quattro di queste cinque occasioni – l’eccezione è il Mondiale africano 2025, a cui Pippo non partecipò – si è messo alle spalle il nostro gigante. Si tratta di una missione impossibile? "No, non è così", risponde Ganna.
Filippo, però è Remco il favorito d’obbligo: è d’accordo?
"Sì, senza dubbio. La storia recente lo dimostra. E l’ultima volta che me lo sono messo alle spalle, in una cronometro, è stato alla Vuelta 2023. Sono passati tre anni".
Facciamo un paragone: la difficoltà di batterlo si può paragonare alla scalata dell’Everest a mani nude?
"Beh, no. È troppo. Certo: se è al cento per cento è un osso durissimo, soprattutto se c’è salita nel tracciato. Il percorso di Montreal però è prevalentemente pianeggiante, 220 metri di dislivello in 39,2 chilometri con la strada che nel finale tende a salire (occhio alla possibile pioggia; ndr)".
Quindi?
"In un contesto del genere, posso essergli abbastanza vicino. Poi: se vincerà, gli farò i complimenti. Altrimenti, vorrà dire che io sono andato più forte. Invece, la crono olimpica di Los Angeles 2028, se non ho capito male, avrà cinque chilometri di salita finale al cinque per cento: lì la differenza si allargherà di sicuro".
Curioso di provare il percorso a traffico chiuso?
"Sì, perché le curve non sono poche, ma dipenderà da come metteranno le transenne. Qui in Canada gli stradoni sono larghi e le curve spesso si possono fare anche in posizione. Il finale sarà comunque meno duro rispetto allo strappo di Glasgow 2023, per esempio"
Capitolo posizione in bici: quale userà?
"Sto cominciando a sentirmi abbastanza comodo anche su questa postura un po’ più 'estrema', diciamo così. Però probabilmente, su uno sforzo di circa 45 minuti, resterò su quella più classica".
Dovendolo spiegare nel modo più semplice possibile: quali sarebbero le differenze?
"Mi sono abbassato sul manubrio, ma con l’altezza della sella che rimane uguale. Così, si chiude tanto l’angolo dell’anca, ma la gamba tendeva ad addormentarsi. Ho lavorato tanto con il massofisioterapista Piero Baffi per abituarmi, per essere più aerodinamico".
Era la posizione che aveva provato prima del Giro?
"Sì, ma si era infiammata la muscolatura della zona con il rischio di pubalgia ed ero tornato sui miei passi. Non lo sanno in tanti, ma la settimana prima del Giro avevo quasi temuto di non partire. Ho puntato poi molto sugli esercizi per l’allungamento della schiena e per riuscire ad abbassarmi meglio, in maniera progressiva. Nell’ultimo ritiro, a Livigno, ho proseguito su questa strada. E se questa crono mondiale fosse stata più corta, l’avremmo usata".
La stagione è stata già molto lunga, tra Classiche, Giro e Tour. Dove ha trovato la forza di rimettersi in gioco, contro un avversario quasi imbattibile?
"L’ho trovata nel percorso canadese, dove penso di poterci mettere del mio per cambiare il finale della storia. E ho provato ad arrivarci al massimo. Al Tour, poi, in due occasioni ho sfiorato la vittoria, ma il risultato pieno non è arrivato. E allora mi è venuta una cattiveria agonistica extra, per cercare di rifarmi".
A Livigno ha incrociato Remco?
"No, a volte lo vedevo dalla finestra partire in allenamento. Non stavamo nella stessa struttura a dormire, penso che la sua costasse molto di più... (ride; ndr)".
Ormai la vostra è una grande sfida “classica”: a partire dal Mondiale a crono 2019, Remco secondo e lei terzo...
"Sì, è una rivalità che penso sia bella. C’è rispetto reciproco, nessuno indivia l’altro. Siamo due atleti diversi, con caratteristiche diverse. Ma a cronometro andiamo forte tutti e due".
Invidiare i risultati, no. Ma c’è qualcosa che vorrebbe “rubargli”, per esempio il fatto che essendo di taglia più piccola lui riesce a essere più aerodinamico?
"Sinceramente, no. Io sono felice di essere come sono".
La sua Pinarello, “curata” dal meccanico Matteo Cornacchione, avrà qualche novità?
"No, è quella del Giro con le ruote nuove arrivate per il Tour. Come rapporti, il 64 davanti e dietro il pacco pignoni 11x34".
In Canada sarà impegnato pure martedì nella cronostaffetta mista. E i Mondiali su pista di Shanghai, dal 14 al 18 ottobre?
"Direi che ci sarò. Elia Viviani (l’attuale team manager delle Nazionali, suo ex compagno; ndr) mi ha detto chiaramente che per me è già pronto il biglietto aereo l’8 ottobre, quindi...".
Torniamo a questa sfida stellare con Evenepoel: avete condiviso tanti podi prestigiosi. Il suo successo più bello, e invece la sconfitta che brucia di più?
"Il titolo iridato a Bruges, vinto davanti a Van Aert e Remco resta un ricordo bellissimo. Al Mondiale di Zurigo 2024, che non dovevo neanche fare, ho perso per soli 6 secondi dopo 46 chilometri: mi ha fatto male. Ma lo sport è così".
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