Nainggolan: "Io uomo vero in un mondo finto. All'Inter per colpa di Monchi, fece il doppio gioco"
La Gazzetta dello Sport

Nainggolan: "Io uomo vero in un mondo finto. All'Inter per colpa di Monchi, fece il doppio gioco"

Sabato 19 settembre 2026
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L'ex centrocampista "gioca" la sfida. Come sempre si espone senza filtri. "Tifo per la Roma, nella Capitale ho lasciato il cuore. Conte mi scartò, forse mi fece pagare un vecchio rifiuto"

L'ex centrocampista "gioca" la sfida. Come sempre si espone senza filtri. "Tifo per la Roma, nella Capitale ho lasciato il cuore. Conte mi scartò, forse mi fece pagare un vecchio rifiuto"

Roberto Maida Giornalista 19 settembre - 10:17 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

L'occhio del ninja vigila sull’Olimpico. Divisivo e corrosivo, incontenibile e spericolato, Radja Nainggolan vivrà dal Belgio la grande sfida. A 38 anni continua a giocare in seconda divisione, nel Patro Eisden, a un’ora di macchina dalla sua Anversa: domani affronterà in trasferta la capolista Hekelgem. Prima però, prepara il suo sguardo appassionato alla partita: quattro anni e mezzo di Roma e 18 mesi di Inter non si dimenticano.

Radja, eccoci a Roma-Inter. Che sensazioni ha? 

"La sensazione di uno che vorrebbe ancora giocarla, una partita così. E forse potrebbe". 

In che senso? 

"Nel senso che il calcio sta diventando sempre più facile, per regolamento e livello. Io sono ancora in forma, mi piacerebbe esserci: sono stato all’Olimpico per Roma-Fiorentina, accidenti se mi prendeva la voglia di infilarmi le scarpette". 

Io sono ancora in forma, mi piacerebbe esserci: sono stato all’Olimpico per Roma-Fiorentina, accidenti se mi prendeva la voglia di infilarmi le scarpette".

Radja Nainggolan

Il Nainggolan dei tempi d’oro giocherebbe nella Roma e nell’Inter di oggi? 

"Penso proprio di sì, sinceramente. Un posto, da trequartista o da mezz’ala, credo che lo troverei". 

Che partita sarà? 

"Bella, tosta, tra due squadre che amano il calcio propositivo. L’Inter resta più forte, non ha rivali per organico in Italia, ma la Roma ha raggiunto una sua stabilità e una sua identità con Gasperini. Spero che non risenta della pressione in una serata complicata, in cui tutto è possibile. Dybala può essere l’ago della bilancia". 

Spera, perché tifa Roma... 

"Normale. Perché a Roma ho lasciato il cuore, con tutto il rispetto per l’Inter: Roma è il posto dove ho potuto esprimermi al massimo. Non me ne sarei mai andato". 

Estate 2018: venduto all’Inter. 

"Fu una scelta di Monchi, il direttore sportivo, che fece il doppio gioco. Mi chiedeva consigli su come intervenire sul mercato e intanto trattava per vendermi. Da un lato compresi la logica: voleva smantellare il gruppo creato da Walter Sabatini per formarne uno di sua emanazione. Usò lo stesso sistema con Dzeko, che provò a vendere al Chelsea. Però in quel momento venivamo dalla semifinale di Champions League contro il Liverpool, eravamo una grande squadra, percepivamo che si potesse crescere. E invece...". 

E invece Spalletti la chiamò all’Inter. 

"Devo ringraziarlo, perché con lui ho scritto le pagine più appassionanti della mia carriera. Peccato che dopo il primo anno le cose per me non funzionarono". 

Forse era arrivato un po’ scarico a Milano. 

"Forse. Ma soprattutto pagai l’addio di Spalletti. Conte mi comunicò subito che non ero parte del progetto. Al contrario di Monchi, Antonio fu diretto con me e io ne rispettai la valutazione". 

Scusi, ma Conte tre anni prima l’aveva convocata in un albergo dei Parioli per chiederle di andare al Chelsea. 

"Che ne so, magari non gli era passata la rabbia per il mio rifiuto... Non fu l’unico: per restare alla Roma dissi no pure a una mega offerta cinese"

Non crede che la sua attitudine alla vita “godereccia” abbia inciso nelle considerazioni degli allenatori di vertice? 

"Io sono sempre stato lo stesso, a 20, 30, e ora quasi 40 anni. Sono contento della mia vita. Non credo di dovermi giustificare perché in campo davo tutto. Spesso giocavo anche quando ero infortunato..."

Si diceva che creasse un po’ di scompiglio negli spogliatoi. 

"Falso, glielo possono confermare tutti i compagni di squadra e tutti gli allenatori con i quali ho lavorato. Mai avuto problemi con nessuno". 

Non ha rimpianti? 

"Pochi. Diciamo che è un peccato non aver vinto nulla con la Roma. Purtroppo trovammo sulla nostra squadra una Juve imbattibile, mentre noi dovevamo vendere ogni estate i calciatori più richiesti per rimettere a posto i conti". 

Si diverte ancora in Belgio? 

"Nelle partite sì, perché mi accorgo che corro più di tanti giovani. E poi mi piace il ruolo di chioccia. Ripeto, potrei giocare ancora ad alti livelli. L’allenamento mi piace meno, anzi zero". 

Qualche mese fa l’hanno tirata in ballo per una brutta vicenda legata a un traffico di droga.

 "Ma non avevo fatto niente, ero pulito e già è stato tutto archiviato». 

Che cosa farà, quando non avrà più il vigore necessario a rincorrere i terzini? 

"Non ci penso. Mi godo il momento". 

Come verrà ricordato dal mondo del calcio? 

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"Come un uomo vero, al contrario di tanti falsi che lo frequentano. Nel bene e nel male, io mi potrò sempre guardare allo specchio"

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