San Siro oggi compie un secolo di gloria. Curve, luci, canzoni e tanto altro: 100 anni di storie
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San Siro oggi compie un secolo di gloria. Curve, luci, canzoni e tanto altro: 100 anni di storie

Sabato 19 settembre 2026
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Il 19 settembre 2026 la prima sfida, Milan-Inter 3-6. Racconti e aneddoti di un monumento del Novecento destinato a sparire

Il 19 settembre 2026 la prima sfida, Milan-Inter 3-6. Racconti e aneddoti di un monumento del Novecento destinato a sparire

Luca Bianchin Giornalista 19 settembre - 10:14 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Il titolo di stadio più famoso d’Italia è quasi offensivo per San Siro: troppo poco. San Siro merita un altro punto di vista, un’altra domanda: è il monumento italiano più famoso del Novecento? Sulla classifica, discutiamo: la stazione centrale di Milano, il Vittoriale, il Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur possono essere più belli (possono essere più belli?), ma per notorietà mondiale non si comincia nemmeno. La grande casa a tre piani — primo, secondo, terzo anello — è nota in Bolivia e in Botswana ed è stata progettata da Ulisse Stacchini, barbetta bianca alla Freud, un artista del liberty. E allora, che sia celebrata. San Siro oggi compie 100 anni perché la sua prima partita fu Milan-Inter 3-6 del 19 settembre 1926. Il nonnetto sente l’età, è depresso perché sa che lo vogliono abbattere e ha bisogno di una radiografia. Facciamogliela, raccontando la sua storia pezzo per pezzo.

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fondamenta

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La prima pietra dello stadio venne posata ad agosto 1925 e la costruzione fu completata in un anno: provateci ora. Il nome, San Siro, deriva da una chiesa a due chilometri dall’impianto intitolata a Siro, il bambino che secondo tradizione portò a San Siro i cinque pani e due pesci del miracolo: 5-2, come il risultato del derby del 1914. Breve storia triste: la chiesa durante la guerra fu usata (anche) per torturare i partigiani e, in quella partita del 1926, le due squadre fecero il saluto fascista.

struttura

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La struttura base è il primo anello, inizialmente costituito da quattro tribune dritte, senza le curve di raccordo. Venne costruito con 10.000 quintali di cemento, 3.500 metri cubi di sabbia e 1.500 quintali di tondini di ferro. Per segnare le linee del campo, 80 chili di gesso. Il poeta Vittorio Sereni lo chiamava “il gran catino”. Sì, ma al netto della poesia, quanto costò? 5 milioni di lire.

appartamento

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Lo stadio inizialmente era solo del Milan, nel 1926 allenato dall’inglese Herbert Burgess che, come Amorim, aveva un passato allo United. Burgess abitava dentro lo stadio, in un appartamento ricavato sotto la tribuna, e a pensarci ora pare incredibile. Lì intorno nel 1934 si cambiarono Italia e Austria, prima di giocare la semifinale del Mondiale: 1-0 con gol di Guaita, argentinissimo.

le luci

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Gli anni del Dopoguerra sono quelli della crescita. Nel 1955 venne costruito il secondo anello. L’impianto di illuminazione arrivò nel 1957, il primo tabellone elettrico nel 1967. Oggi riflettori e maxischermi sono comandati da una saletta tecnica – non grande – posizionata sopra la tribuna stampa. Il primo derby di notte, non per caso, si giocò nel giugno 1958, in Coppa Italia. Fischio d’inizio alla spagnola: alle 21.30.

curva nord

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Il 1965 è l’anno dell’Inter. L’Uefa assegnò a San Siro la finale di Coppa dei Campioni e la Grande Inter arrivò puntuale: 1-0 al Benfica, gol di Jair. In semifinale, il Mago Herrera aveva ribaltato il Liverpool con un 3-0 mitico, una delle grandi serate nerazzurre assieme alle semifinali di Champions 2023, allo scudetto dell’Inter dei record, alla partita perfetta di Mou contro il Barça nel 2010, nel suo piccolo al derby di Minaudo dell’86. La Curva Nord è la casa del tifo nerazzurro, coreografie, grandi cori (“E per la gente che…”) e uno scooter lanciato dalle gradinate in un Inter-Atalanta del 2001.

la curva sud

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Gli anni 80 cominciarono con l’intitolazione dello stadio a Peppin Meazza, mai digerita dai milanisti. Si rifaranno a fine decennio con Sacchi e tre olandesi passati di lì per caso. A San Siro c’è ancora lo striscione “Marco Nico” che richiama quei tempi e la Sud resiste fiera: sa che un suo spicchio sopravvivrà alla demolizione. Ha ospitato grandi coreografie ispirate a Munch e a Matrix e grandi sere milaniste: il 5-0 al Real e il 3-0 allo United, sempre sotto la pioggia, il derby del 6-0 di Comandini, lo 0-0 col Bologna che portò la stella, Sheva e il polpaccio di Abbiati nel derby del 2003, Hateley sopra Collovati.

terzo anello

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Il Mondiale di Italia ’90 portò il terzo piano, il più popolare. Il terzo anello non venne costruito sopra il secondo ma appoggiato, con le grandi travi rosse e le 11 torri circolari a reggere la sovra-struttura. Se guardate, è incompleto: manca il pezzo sopra la tribuna arancio, che avrebbe creato problemi alle case vicine. Fa nulla, San Siro è bello anche così, asimmetrico e alla ricerca di un suo equilibrio precario, come tutti noi.

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campo

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Alla fine, il prato, che dà il senso a tutto. Il concetto di casa, qui al civico 100, è ribaltato: il giardino non è all’esterno ma all’interno e i settantamila condomini lo guardano fisso, anche se sull’erba non cresce niente, tranne le emozioni. Hai detto nulla.

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