Milan, ora tocca ai leader: Pulisic e Rabiot in prima fila. Amorim, il turnover è finito
Anche Gila in campo dopo la panchina di Coppa, il tecnico cerca conforto negli uomini di riferimento. In dubbio Modric
Anche Gila in campo dopo la panchina di Coppa, il tecnico cerca conforto negli uomini di riferimento. In dubbio Modric
Alessandra Gozzini Giornalista 19 settembre - 12:31 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleEra ancora estate da calciomercato quando Gerry Cardinale, patron rossonero, blindava gli uomini migliori della squadra: Rabiot e Pulisic restano qua. Ed era ancora Cardinale, a inizio stagione, a indicare a Milanello i riferimento del gruppo: Maignan, il capitano, lo stesso Rabiot. I trascinatori ci sono, o dovrebbero esserci, solo che finora non hanno trascinato: al terzo fine settimana di settembre è già il momento di cambiare marcia, per cui servono piloti forti alla guida. I leader ci sono e il Milan ne ha più bisogno che mai. Soprattutto è superato il concetto di turn over, utilizzato in coppa, scelta che ha condannato alla falsa partenza europea. Risultato chiaro: devono giocare sempre e solo i top. Non c’è tempo per esperimenti ne per una gestione delle risorse o per una gentile concessione di minuti a chi è destinato a fare da riserva: il Milan non può permettersi di presentarsi diverso o troppo diverso dalla sua versione tipo.
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—Così, tornano i big. Una necessità tecnica e non solo: allenatore e senatori hanno bisogno di ritrovare una chiara volontà comune. Leader silenzioso è lo statunitense Pulisic, uomo immagine del Milan americano: l’ultima era in realtà un’immagine malinconica, per via dello scarso utilizzo. Prima del secondo tempo in campionato contro la Lazio, Pulisic era fermo a zero minuti di gioco. "Ora c’è Cisse" aveva confermato Amorim, per il quale le condizioni fisiche di Chris, non ottimali dopo l’infortunio al Mondiale, dettavano le gerarchie in favore del giovane azzurro. Lazio-Milan ha dimostrato che più dell’intraprendenza del giovane Cisse, c’è ora bisogno della qualità e dell’esperienza di Pulisic, peraltro in ottima forma. Dato certificato dalla prova in Europa League contro il Benfica: Chris è stato tra i pochissimi a salvarsi. Contro il Lecce partirà dall’inizio per la prima volta in stagione.
In difesa
—Rispetto all’ultima gara di Europa, torna tra i titolari anche Gila: non sarà un veterano dello spogliatoio, ma è certamente un leader tecnico, imprescindibile in difesa. Dei sei gol subiti complessivamente dalla squadra, la metà sono arrivati quando lui non era in campo: sostituito per noie fisiche contro Torino e Juve e rete incassata nel recupero; il primo gol del Benfica (Gila in panchina) arrivato senza una vera resistenza della difesa rossonera. E’ il centrale a cui Amorim non può rinunciare e difficilmente lo rifarà. Altra guida del reparto dovrebbe essere Maignan, capitano che finora non si è mai espresso. Lo aveva fatto Rabiot, confidando di non aver mai pensato di lasciare Milano in estate e di essere felice nel nuovo contesto. Da Mike, ancora nessuna parola. In questi casi possono però parlare i fatti.
Part-time
—Rabiot, si diceva. Adrien si era descritto felice di far parte del nuovo corso, anche se i cambi possono averlo disorientato. Trequartista mancino all’inizio, poi di nuovo indietreggiato a centrocampo. Due solo partite da titolare sulle prime cinque stagionali: anche lui arrivava da un’estate part-time, a Milanello solo una settimana prima dell’esordio in campionato. Per uno della sua esperienza, poco importa: subentrato con gol e assist a Torino, uno spezzone anche contro il Venezia prima delle partite da titolare contro Juve e Lazio. Performance non brillantissime ma non da meritare la panchina in Europa League: una scelta che ha pesato sul gruppo e che, anche in questo caso, ha insegnato che Rabiot non si può lasciare indietro. Che sia più avanzato a supporto del centravanti o in mediana a dare la leadership necessaria, specie quando Modric non c’è. Dubbio Luka non può essere un caso, nonostante il broncio della serata di coppa: ha la piena consapevolezza di non poter essere sempre presente, ma di dover gestire le sue apparizioni da quarantunenne insieme a tecnico e staff. Vorrebbe però essere più centrale. Lo sarà subito? Non è detto: per il Lecce la sua presenza è di nuovo in dubbio.
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