Alessandro Benetton: "Kimi Antonelli concentrato come Schumi, con più sorrisi"
La Gazzetta dello Sport

Alessandro Benetton: "Kimi Antonelli concentrato come Schumi, con più sorrisi"

Sabato 19 settembre 2026
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Presidente della Benetton di F1 negli Anni 90 con Michael Schumacher e oggi l'ammirazione per il giovane leader del Mondiale di Formula 1

Presidente della Benetton di F1 negli Anni 90 con Michael Schumacher e oggi l'ammirazione per il giovane leader del Mondiale di Formula 1

Emanuele Bigi 19 settembre - 13:57 - VENEZIA Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google VIDEO: Alessandro Benetton: "Kimi Antonelli caparbio come Schumi"

Alessandro Benetton, in occasione della premiere di Il fuoco che ti porti dentro, film di Edoardo De Angelis presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, parla della Formula 1 attuale e di quella che lo ha visto impegnato in prima persona come presidente di Benetton Formula per un decennio. "Kimi Antonelli, in versione diversa, mi ricorda Michael Schumacher per caparbietà e capacità di restare concentrato". E aggiunge: "Lui lo fa con più sorrisi". Del film F1 diretto da Joseph Kosinski con Brad Pitt spiega di avere apprezzato "l’aspetto umano". Dal punto di vista personale, invece confessa di avere imparato a guidare sulla 2CV della madre.

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Che cosa le piace guardare al cinema? 
"Mi piacciono le storie vere, quelle realmente accadute, o comunque quelle che raccontano delle emozioni. Del cinema mi entusiasma il senso di movimento che trasmette, che per me è una sorta di mantra, una bussola. Ricordo che Ennio Flaiano una volta disse che il cinema è l’unica forma d’arte in cui l’opera si muove e lo spettatore sta fermo. Ecco, mi piace questo tipo di pensiero. Il movimento e il cambiamento sono una sorta di marchio di fabbrica".

Cinema e Formula 1. Devo chiederle una curiosità: ha visto F1 con Brad Pitt? Le è piaciuto? 
"Sì, l’ho visto. È chiaro che chi conosce un po’ la Formula 1 vede nel film una storia romanzata. È evidente che una vicenda del genere non potrebbe accadere nella realtà, però è romantica, e il romanticismo è un aspetto che nella Formula 1 esiste ancora. Magari oggi c’è più tecnologia, ma recentemente abbiamo visto un grandissimo pilota italiano (Kimi Antonelli, ndr) che ci sta facendo sognare. È possibile che accadano cose inaspettate e che emergano degli underdog. Di F1 mi ha convinto l’aspetto sportivo: quando vedi sfrecciare una macchina e senti quei rumori, ti galvanizzi per forza. Mi è piaciuto anche il fatto che al centro della storia ci fosse l’elemento umano. I piloti sono dei grandissimi professionisti dal punto di vista tecnico, ma prima di tutto sono uomini".

Ha citato Kimi Antonelli. Che cosa le piace di questo fenomeno? 
"È sicuramente un fenomeno. Anche se in una versione diversa, mi ricorda Michael Schumacher, soprattutto per la determinazione e per la capacità di restare concentrato. Lui riesce a farlo addirittura con più sorrisi. Questo lo rende più simpatico e spinge tutti a tifare per lui".

Fino a che punto può arrivare Kimi?
"Secondo me è già arrivato, nel senso che ci ha dato il segnale di avere tutte le carte in regola per diventare uno dei grandi. Poi sappiamo che nello sport bisogna dimostrarlo. Ha solo vent’anni e ha già stabilito record mai raggiunti prima, quindi gli ingredienti li ha tutti. Mi auguro che continui a rimanere se stesso, nonostante le pressioni e questa nuova vita che dovrà affrontare. La visibilità e il successo portano emozioni positive, ma anche complicazioni. Finora sta reagendo in maniera impeccabile e questo è un segnale importante: significa che potrebbe avere una carriera longeva".

Qual era il suo mito del passato?
"Michael Schumacher. Però ricordo tante personalità. Mi ha sempre affascinato il modo in cui ogni pilota interpreta il mestiere. Da piccolo ammiravo James Hunt. Poi ci sono state le imprese epiche di Niki Lauda, soprattutto il suo ritorno. Non posso non ricordare Nelson Piquet e Alessandro Nannini, con i quali ci siamo divertiti tantissimo".

Visto che le piacciono le storie vere, vorrebbe raccontare un pilota al cinema? Chi meriterebbe un film?
"La storia di Michael Schumacher è molto bella, anche se purtroppo con una parte finale triste. Ci sono tanti piloti che meriterebbero di essere raccontati, però forse mi piacerebbe vedere il film che ancora non può essere scritto: quello su Antonelli".

Tornando al passato: qual è stata la prima auto con cui ha imparato a guidare? 
"La 2CV di mia madre: la guidavo quando avevo tredici o quattordici anni. Vivevamo in campagna e all’epoca mi divertivo così. Invece la mia prima auto è stata una Panda".

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