Vinnie Jones: "Gentile era l'unico cattivo come me. La rosa di Gazza? A lui regalai uno scopino del water"
L’ex Wimbledon ripercorre una carriera vissuta sempre sopra le righe: dalla finale contro il Liverpool all’amicizia con Gazza, fino all’incontro con Guy Ritchie che gli ha spalancato le porte del cinema
L’ex Wimbledon ripercorre una carriera vissuta sempre sopra le righe: dalla finale contro il Liverpool all’amicizia con Gazza, fino all’incontro con Guy Ritchie che gli ha spalancato le porte del cinema
Gioele Anelli Giornalista 19 settembre - 13:23 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleL’ammonizione più veloce della storia, la celebre "strizzata" a Gascoigne, le squalifiche, le dodici espulsioni in carriera e le condanne: Vinnie Jones - un "punk rocker of football" come si è autodefinito - ha terrorizzato il calcio inglese per anni. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui, perché c’è sempre stato molto di più. Dall’impronosticabile vittoria della FA Cup nel 1988 con il Wimbledon alla sua eccellente carriera da attore nata con Guy Ritchie a fine anni ‘90 che prosegue ancora oggi nella serie The Gentlemen, con il regista britannico sempre al comando.
In Italia è diventato celebre come il volto della famigerata Crazy Gang del Wimbledon e per la 'palpata' a Gazza. Torniamo un attimo su quell’episodio: lui le fece recapitare una rosa dopo la partita, lei cosa gli ha dato in cambio?
"Uno scopino del water. Sono andato in bagno e ho preso lo scopino del water che usavano tutti. E l’ho mandato a Gazza. Ho chiesto a un membro dello staff di portarglielo, dicendogli: 'tieni, te lo manda Vinnie Jones'".
Da quel momento in poi però siete diventati grandi amici.
"Sì, anche se lui sta combattendo ancora adesso con la dipendenza. Il che è doloroso per entrambi".
Torniamo a lei. In campo era famoso per interventi spesso al limite del regolamento: potrebbe esistere Vinnie Jones con il Var?
"Mi sarei dovuto dare un po' una calmata… (ride, ndr)".
Attenzione a come risponde adesso: qual è il successo più inaspettato nella storia del calcio inglese? La FA Cup vinta dal suo Wimbledon nel 1988 o la Premier League vinta dal Leicester di Ranieri nel 2016?
"Entrambi i successi furono magnifici. Se prendi il mio Wimbledon, eravamo quasi dei dilettanti fino a 3-4 anni prima. È stata una scalata incredibile, eravamo dati per spacciati fin da subito. Se prendi il Leicester di Ranieri giocava in maniera simile a noi. Il nostro però è stato più un successo alla Davide contro Golia, erano partite secche. Il Leicester invece ha vinto un campionato di 38 partite. L’ho fatto con il Leeds (in Second Division nel 1990, ndr), so quanto è difficile. Però puoi permetterti qualche passo falso ogni tanto. Mentre la FA Cup è a eliminazione diretta: se perdi, sei fuori. E arrivare fino a quel punto per poi trovarsi in finale il Liverpool… Noi contro di loro, come avremmo mai potuto vincere?".
Ha sempre avuto la reputazione di cattivo in campo. Ma c’è mai stato qualcuno più “duro” di lei? All’estero penso a Keane, Barton, Ibrahimovic, Cantona. In Italia avevamo Materazzi, Gentile, Montero…
"(ride, ndr) Sicuramente non Roy Keane! Joey Barton? Dici davvero? Guarda, penso che Claudio Gentile sia l’unico che si possa avvicinare. Poi ci sarebbe anche Cantona, ma dico pari: non posso votare contro il mio Eric".
VIDEO: Vinnie Jones: "Solo un calciatore italiano era più cattivo di me"Segue il calcio oggi?
"Sì, abbastanza. Cerco di andare a tutte le partite in casa del Watford, dove sono cresciuto".
Di Alessio Dionisi, nuovo allenatore del Watford, cosa mi dice?
"Molto bravo. Abbiamo avuto un buon inizio, battendo il Southampton, pareggiando con West Ham e Wrexham, anche se poi abbiamo perso qualche partita. Però sono arrivati solo cinque o sei giocatori quest’anno…".
Non è l’unico manager italiano in Inghilterra, in Premier ci sono De Zerbi e Maresca…
"Non sono un grande amante del loro modo di giocare, se devo essere sincero. Tengono molto il pallone, non lo perdono quasi mai. A me piace un calcio un po’ più diretto, verticale. È più entusiasmante".
C'è qualcosa nella sua vita sul set che potrebbe mai battere la vittoria in FA Cup del 1988?
"Non credo proprio, molto molto difficile (ride, ndr)".
Da Pallottola al Dente Tony in Snatch a Geoffrey Seacombe nella serie The Gentlemen: quale ruolo sente più vicino?
"Per certi versi sono abbastanza simili. Anche se Tony viveva della sua reputazione di duro. Oggi mi sento più legato a Geoff: schivo e silenzioso, seppur con un carattere forte, un po’ come un leone che non sta ad ascoltare le chiacchiere delle iene".
Geoff è un guardiacaccia, come suo padre. Qual è stato il primo pensiero quando Guy Ritchie le ha offerto il ruolo?
«Stavo portando i cani in giro per la mia fattoria quando ho ricevuto un messaggio da lui che diceva: “ho qualcosa per te”. Che è più o meno il modo in cui comunichiamo. Come hai detto, è un mestiere che mio padre ha fatto per un po' e mi ci sono affezionato subito anche perché amo le attività in campagna e la natura".
Ha un ruolo dei sogni per il futuro? Magari il cattivo di James Bond…
"Quello c'è sempre, ma ora mi piace l'idea di interpretare un personaggio stoico. Mi sta piacendo fare ruoli un po' più 'contenuti' che entrano nella storia in punta di piedi, rispetto al solito sicario minaccioso".
Il suo primo pallone da calcio glielo comprò suo padre a Rimini, parte della seconda stagione è ambientata in Italia: c’è qualcosa che le piace particolarmente del nostro Paese?
"Banale, ma sono un grandissimo fan del cibo italiano. Adoro la cucina italiana, è la mia preferita, lo è sempre stata. C’è un ristorantino fantastico a Beverly Hills dove vado sempre con i separé. Robert De Niro aveva la sua zona privata lì, persino Frank Sinatra aveva il suo. È uno dei miei preferiti di sempre".
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