Correre con il raffreddore? La regola del collo ti dice quando bisogna fermarsi
La Gazzetta dello Sport

Correre con il raffreddore? La regola del collo ti dice quando bisogna fermarsi

Sabato 19 settembre 2026
1 visualizzazione

Naso chiuso o febbre alta? Ecco come capire se allenarsi con il raffreddore aiuta il corpo o rischia di allungare i tempi di recupero

Naso chiuso o febbre alta? Ecco come capire se allenarsi con il raffreddore aiuta il corpo o rischia di allungare i tempi di recupero

Laerte Salvini 19 settembre - 15:50 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Il programma di allenamento non si tocca. C'è un obiettivo da centrare, una tabella di marcia da rispettare, e ogni giorno saltato pesa sulla testa più che sulle gambe. Poi arriva il raffreddore, complice il freddo di stagione, e la domanda si ripropone puntuale: fermarsi o stringere i denti e proseguire? La scienza dello sport una risposta ce l'ha, ma non è un secco sì o no. Dipende da dove si concentrano i sintomi, da quanto è intenso l'allenamento previsto e da come reagisce, caso per caso, l'organismo.

Cosa fa il virus al sistema immunitario

—  

Il raffreddore comune nasce da un'infezione delle vie respiratorie alte, provocata più spesso da rhinovirus o coronavirus stagionali. Naso chiuso, starnuti, gola irritata, un po' di spossatezza: sono i segnali tipici. Dietro le quinte, i globuli bianchi rilasciano citochine per contenere il virus, un lavoro che consuma energie e spiega perché ci si senta più fiacchi del solito. L'attività fisica, dal canto suo, non ha un effetto univoco sulle difese: un carico moderato le sostiene, mentre sessioni lunghe e intense possono indebolirle temporaneamente, aprendo la porta a un peggioramento dei sintomi.

cosa fare

—  

Tra gli addetti ai lavori circola da anni un criterio semplice: la regola del collo. Se i sintomi restano “sopra”, ossia su naso chiuso o lieve irritazione alla gola, può essere possibile mantenere un’attività leggera, come una camminata sostenuta, yoga o cyclette blanda. Se invece scendono “sotto il collo”, con sintomi quali febbre, tosse profonda, dolori muscolari diffusi o forte stanchezza, è meglio fermarsi. Lo stesso vale in presenza di temperatura sopra i 37,5 °C, dolori articolari o un netto peggioramento durante lo sforzo. Allenarsi con sintomi lievi può aiutare a mantenere la routine e il benessere generale, ma quando i sintomi sono più marcati lo sforzo aggiunge stress a un organismo già impegnato a combattere l’infezione, allungando il recupero e, in caso di febbre, aumentando anche il lavoro a carico del cuore. La regola più sensata resta quindi quella di modulare intensità e durata, evitando sedute impegnative e gare quando il corpo sta già combattendo su un altro fronte.

Porta la tua passione per il padel in viaggio! Scopri esperienze esclusive con Gazzetta & Weebora!

una corretta alimentazione

—  

Accanto alla scelta se allenarsi o meno, conta anche come si nutre il corpo in questa fase. Vitamina C e vitamina D restano tra gli alleati più citati per sostenere la risposta immunitaria, insieme allo zinco, utile alla proliferazione dei linfociti T, e ai probiotici, che agiscono indirettamente sull'equilibrio della flora intestinale. A questo si aggiungono le basi di sempre: idratazione con acqua, tisane e brodi caldi, un'alimentazione varia tra frutta, verdura e proteine di qualità, e un sonno di 7-9 ore, vera valvola di recupero per il sistema immunitario. Alla fine, la sintesi è semplice: il raffreddore non è automaticamente un ordine di fermare tutto, ma nemmeno un ostacolo da ignorare a testa bassa. Ascoltare i segnali del corpo, applicare la regola del collo e sostenersi con le abitudini giuste resta la strategia più efficace per non perdere la forma senza mettere a rischio la salute.

Leggi anche Corsa in acqua: come recuperare senza fermarsiSport senza occhiali né lenti: a 33 anni l’età in cui gli sportivi miopi cambiano strada

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo