Fonseca vince in Davis e piange: "Anno difficile". A che punto è la crescita del "futuro n.1 del mondo"
Ritrovatosi sotto i riflettori, il classe 2006 brasiliano ha fatto fatica a raggiungere risultati concreti, il pianto a Rio come sfogo dalla pressione
Ritrovatosi sotto i riflettori, il classe 2006 brasiliano ha fatto fatica a raggiungere risultati concreti, il pianto a Rio come sfogo dalla pressione
Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 19 settembre - 17:02 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google“Joao Fonseca ricorda Sinner”. “Fonseca sarà il prossimo n.1 al mondo, potrebbe essere lui il terzo incomodo?”. Poco più di un anno fa, il giovane brasiliano era al centro di qualsiasi chiacchiera riguardante il mondo del tennis, e soprattutto il futuro, che sembrava essere tra le sue mani. Sempre, tra l’altro, accompagnato da un caloroso tifo brasiliano e dalle stimmate del predestinato, del ragazzo incaricato di riportare in alto il tennis sudamericano e il Brasile stesso. Aspettative altissime, e prime tappe bruciate, che hanno riempito giornali e notiziari, scatenato la curiosità del pubblico e affollato tante domande e previsioni. E, dopo la bellissima vittoria rimontando due set di svantaggio a Djokovic allo scorso Roland Garros, per raggiungere poi il primo quarto Slam, sembrava pronto anche a sfondare le porte della top 10. Ma le cose si sono complicate, il fisico si è messo di traverso e al momento Fonseca è “ancora” n.29 del mondo. Alla luce di tutto ciò, ben si spiegano le lacrime con cui il classe 2006 ha sfogato la gioia, la liberazione quasi, della vittoria in Coppa Davis contro Stricker.
Pressione
—Fonseca ha battuto in rimonta Dominic Stricker per 4-6 6-3 6-2, regalando al Brasile il primo punto del tie di Coppa Davis contro la Svizzera, a Rio de Janeiro. Una vittoria importante, ma forse non a tal punto da portare alle lacrime, soffocate nell’asciugamano, a partita conclusa. Quelle lacrime sono la rappresentazione concreta di sentimenti forti, accumulati nel corso dei mesi, specie dopo l’infortunio all’addome che lo ha costretto a saltare lo Us Open. Non va infatti dimenticato come Fonseca abbia 20 anni, e in primavera abbia giocato benissimo contro Sinner, Alcaraz e Zverev, prima di battere Djokovic. È ancora nel pieno della sua maturazione, per forza di cose non ancora completata, dunque sia fisicamente che mentalmente non ha la capacità di garantire una certa costanza per l’intero arco della stagione. Una situazione che grava su di lui, come dimostrato dopo la vittoria su Stricker, consapevole di una stagione comunque in parte al di sotto delle aspettative, con un’estate tutt’altro che positiva. Come ben spiegato anche in conferenza stampa: “Per me è stato un anno difficile. Ho dovuto fare i conti con la mancanza di fiducia e alcuni infortuni. Non sono arrivato qui al 100% e non potevo nemmeno garantire di riuscire a giocare”. E, con la classifica che non cresce e i risultati di rilievo che ancora non ci sono, sembra che il tempo corra avanti e Fonseca rimanga indietro. In parte è sicuramente ancora una promessa, ma al contempo l’età è tutta dalla sua parte. Lo stesso Sinner ha completato la sua maturazione a 22 anni, come anche Federer: a quell’età hanno vinto il primo Slam. Joao dovrà essere bravo a non avere fretta. Anche se ora non è più da solo.
Compagnia
—Indubbiamente la clamorosa esplosione di Rafael Jodar, già in top 15 e in nona posizione nella Race (che fa fede per la qualificazione alle Atp Finals) dove Joao è invece 35esimo, è stata un ulteriore colpo duro per le aspettative di Fonseca. Lo spagnolo è infatti suo coetaneo, ma fino all’anno scorso giocava i Challenger, prima ancora il college: ha potuto percorrere la sua strada indisturbato, lontano da troppe luci e pressioni. Una situazione che sicuramente ha aiutato il madrileno a scalare la classifica e a ottenere grandi risultati. Allontanando un po’ i riflettori da Fonseca, che non viene considerato più così frequentemente nei discorsi di futuro, o quando si parla di prossimi protagonisti nel circuito. Anche Mensik e Tien, più grandi di un anno, sono già tra i primi 20 e possono vantare risultati di spicco nei tornei di prima fascia (il ceco ha vinto un 1000 e raggiunto una semifinale Slam). Insieme alle aspettative personali, già di per sé difficili da combattere, sul brasiliano. Che vanta il n.24 del mondo come best ranking, due titoli, ma manca ancora qualcosa. Il tennis c’è, i colpi spesso fanno paura, soprattutto con il dritto la palla sembra quasi scoppiare. Però, anche rispetto ai coetanei, deve sistemare qualche dettaglio soprattutto dal punto di vista caratteriale. Limiti, ma che con il tempo possono essere smussati. Che passano anche dalle lacrime e dalle emozioni negative, dall’accettazione che non si può avere tutto e subito. Come ora, momento in cui Joao lo sta capendo a sue spese.
Attesa
—La realtà è che Fonseca, da sé stesso come dal pubblico e dagli addetti ai lavori, va ancora atteso. Bisogna dargli il giusto tempo, contando che se il fisico glielo permetterà può sperare in almeno 10-12 anni di carriera ad alti livelli, per diventare in tutto e per tutto il giocatore che promette. Tra il 2024 e il 2025 la crescita, di risultati (specie con la vittoria dell’Atp 500 di Basilea lo scorso ottobre) e soprattutto mediatica, ha sconvolto del tutto la vita del brasiliano. Che si è trovato catapultato al centro dell’attenzione in quasi tutti gli eventi, tennistici e non, finendo anche sotto contratto con On, la marca di abbigliamento sportivo di cui detiene una quota anche Roger Federer. Una serie di situazioni, ingaggi e investiture che hanno stravolto la serenità di un 18enne, poi 19enne, obbligandolo a crescere prima del previsto. Ora, una volta messi a posto i problemi fisici e appurato che potrà giocare con più continuità, il compito di Joao (per molti ancora “Joaozinho”) sarà dimenticare tutto ciò che è stato detto e scritto, soprattutto previsto, per scendere in campo con la massima tranquillità. L’età è tutta dalla sua parte, e le basi per fare bene nel grande tennis ci sono: non tutti crescono alla stessa maniera o con la stessa velocità. A 20 anni, Fonseca deve prendere atto delle proprie capacità, ripartire e rendersi conto che solo chi non si aspetta nulla può non rimanere deluso. Lo sfogo contro Stricker comunica l’amore per il tennis e la voglia che ha di diventare un protagonista di questo mondo. Il prossimo passo è rendere tutto realtà, mantenendo le promesse. Come una fenice che rinasce dalle lacrime, lui da quel sapore salato dovrà trarre forza.
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