I Lakers valgono quanto Prada, lo United 1,46 miliardi e i Reds sono da record: gli "imperi" dei club
Dalla Premier all'Nba, negli ultimi anni le valutazioni delle grandi squadre sono esplose, attirando fondi e investitori. Una tendenza che poche settimane fa ha portato i Lakers, che nel 2025 erano stati acquistati per 10 miliardi di dollari, a essere acquisiti per 12,5
Se fosse ancora in vita, scommettiamo che il mitico Jerry Buss si farebbe un’altra grassa risata, sotto quei baffoni che facevano tanto Anni Ottanta. I Los Angeles Lakers, che acquisì nel 1979 per 67,5 milioni di dollari in un pacchetto che comprendeva il Forum e la squadra di hockey dei Kings, sono arrivati alla stratosferica valutazione di 12,5 miliardi di dollari. Nessuna franchigia Nba, anzi nessuna squadra al mondo, aveva mai raggiunto vette simili all’atto di una compravendita. I Lakers avevano già fatto registrare il record nel 2025, quando gli eredi litigiosi di Jerry hanno deciso di vendere il pacchetto di maggioranza a Mark Walter per una valutazione di 10 miliardi di dollari. Ora, lo stesso Walter, sotto indagine negli Stati Uniti per alcune operazioni legate alle sue attività assicurative, ha accettato di cedere il controllo a Bob Iger e Josh Kushner (il fratello del genero di Trump, quello che voleva comprarsi un pezzo dei Mondiali di calcio). Nel giro di un anno, i Lakers hanno visto crescere il loro valore di altri 2 miliardi e mezzo: giusto per rendere meglio l’idea, oggi valgono quanto la maison di moda Prada, più delle auto Renault e degli aerei Lufthansa e un po’ meno della birra Carlsberg. Senza le intuizioni di Jerry Buss - lo Showtime con Magic Johnson, le partite sulla tv via cavo, l’arena come luogo d’intrattenimento - i Lakers non sarebbero i Lakers, e probabilmente neppure la Nba. Il processo di trasformazione delle franchigie principali e della lega cestistica in fenomeni globali ha radici ormai antiche, eppure, quando nel 2013 il patriarca morì, i Lakers valevano 1 miliardo di dollari. Beninteso, enormemente di più della valutazione che nel 1979 venne attribuita al solo team (circa 20 milioni di dollari, equivalenti a poco più di 60 milioni considerando l’inflazione), ma meno di un decimo degli attuali 12,5 miliardi. E tutto questo con un solo anello conquistato nell’ultimo decennio abbondante (nel 2020), contro i dieci portati a casa da Jerry. La parabola del quintetto dall’iconica canotta gialla e viola è paradigmatica di ciò che sono diventate le squadre sportive: asset rari, operanti in un settore anticiclico e resiliente alle crisi, e perciò di inestimabile valore. Non è un caso che Kenneth Shropshire, professore emerito della Wharton School, osservi come esse siano sempre più considerate "non semplicemente squadre, ma una classe di investimento". Il discorso vale per le franchigie delle leghe professionistiche americane e, più di recente, per i top club di calcio. Anzi, è stata la crescita di valore delle prime a propiziare quella dei secondi. Un effetto a catena non casuale.