Supercar italiane, Ares ritorna con Recaro
La Gazzetta dello Sport

Supercar italiane, Ares ritorna con Recaro

Domenica 20 settembre 2026
4 visualizzazioni

Il costruttore modenese, che ha ritrovato stabilità finanziaria nello stesso gruppo del produttore di sedili, rilancia le sue vetture ad alte prestazioni ora omologate anche per l’utilizzo su strada

Il costruttore modenese, che ha ritrovato stabilità finanziaria nello stesso gruppo del produttore di sedili, rilancia le sue vetture ad alte prestazioni ora omologate anche per l’utilizzo su strada

Emilio Deleidi 20 settembre - 08:57 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Lo stand di Ares e Recaro al Salone Auto Torino: in primo piano, la Wami

Per la serie nulla è mai perduto per sempre, al salone Auto Torino ha fatto un piacevole effetto ai visitatori vedere lo stand di due aziende che hanno vissuto momenti difficili, ma che ora hanno ripreso le loro attività, unendo i propri destini: Recaro e Ares, piccolo costruttore modenese di supercar. Recaro, storico produttore di sedili per auto, anche sportive e da competizione, e per aerei, con radici antichissime in Germania (dove è stata fondata nel 1906) e una storia di successi raggiunti in Italia con la sede di Caselette (in provincia di Torino), nel luglio del 2024 aveva visto la sua divisione di Stoccarda Recaro Automotive avviare una procedura fallimentare, lasciando senza lavoro oltre 200 dipendenti. Colpa della crisi dell’auto in Germania e del venir meno di alcuni contratti di fornitura importanti nel settore dell’auto (ma non in quelli aeronautici e del gaming, non toccati dal fallimento): tuttavia, l’azienda era troppo interessante per venire abbandonata al suo destino, tanto da essere salvata e rilevata già nel dicembre del 2024 dal gruppo italiano Proma, specializzato nella produzione di componenti automotive. Fondata nel 1980 da Nicola Pino, la Proma è attiva nella fabbricazione di strutture e meccanismi per sedili auto, sottogruppi scocca e autotelaio, traverse paraurti e altri parti mobili come elementi delle sospensioni; già dagli anni Novanta ha ampliato la propria presenza internazionale con stabilimenti prima in Marocco, poi in Spagna, Francia e Polonia, per arrivare anche in Brasile e Messico, in prossimità delle fabbriche dei costruttori automobilistici. Grazie all’intervento di Proma, oggi Recaro continua a produrre a Caselette sedili per il primo equipaggiamento di grandi costruttori, ma anche per l’aftermarket, le competizioni e il tuning. Dopo aver salvato Recaro, però, Proma non si è fermata e ha messo gli occhi anche su una piccola realtà della Motor Valley, la Ares, a sua volta al centro di una vicenda delicata.

LEGGI ANCHE

Auto a cuneo, anfibi, slim. I concept di Bertone, fabbrica di idee

LA Ares S1, primo modello del piccolo costruttore modenese

destini che si uniscono

—  

Per arrivare ai giorni nostri bisogna fare qualche passo indietro, risalendo fino al 2014, anno in cui Dany Bahar, ex dirigente Ferrari e ceo di Lotus, e Waleed Al Ghafari creano la Ares (il nome deriva dal dio greco della guerra, una delle dodici divinità dell’Olimpo, per i romani Marte), azienda modenese specializzata nella realizzazione di supercar esclusive. Nascono alcuni progetti interessanti, come la Panther, rivisitazione moderna della De Tomaso Pantera, e la Ares Coupé Mulsanne, trasformazione di una berlina Bentley, per poi arrivare a un modello completamente nuovo, la Ares S1, da produrre in poco più di venti esemplari. Passano gli anni, la società si trasforma, nel 2022 arrivano alcuni investitori importanti, tra i quali il manager ex Fca Alfredo Altavilla, ma il mercato è difficile e la situazione finanziaria dell’azienda si fa complessa, tanto che, il 26 maggio del 2025, il tribunale di Modena stabilisce la liquidazione giudiziale dell’azienda. L’ambizione di diventare un vero costruttore di supercar viene accantonata, ma solo momentaneamente, perché, nel 2025, l’ingegner Antonio Trotta costituisce una nuova società, la Ares Operations, con lo scopo di ottenere in affitto la Ares e rilanciarla; compito che, dal maggio 2026, si assume invece il Proma Group, che ne diventa l’azionista di maggioranza dopo aver già salvato, come abbiamo visto, la divisione automotive di Recaro. Ecco come i destini delle due aziende, Recaro e Ares, si sono uniti sotto le insegne della Proma e perché al salone Auto Torino le sportive Ares erano esposte nello stand della Recaro.

LEGGI ANCHE

Geely E2: com'è dal vivo l’elettrica da città. Prezzi, versioni, autonomie

La particolare posizione degli scarichi nel cofano posteriore della Ares S1

ora è un costruttore

—  

A Torino, nella cornice di piazzetta Reale che ospitava anche grandi marchi come Lamborghini, Maserati e Porsche, Ares ha esposto tre dei suoi modelli, la S1, la Panther e la Wami Spyder, ma ha soprattutto voluto dare alla stampa un annuncio importante: l’ottenimento della certificazione come costruttore (World car manufacturer), essenziale per produrre vetture omologate per l’utilizzo stradale e non riservate all’impiego in pista o in contesti privati. "Le nostre vetture", spiega Antonio Trotta, ceo della Ares Atelier, come si chiama oggi la società, "non sono più trasformazioni di modelli esistenti, ma auto dotate del certificato di omologazione per il mercato europeo, in attesa di ampliare questo riconoscimento ad altre aree geografiche, importanti per la nostra clientela". La collaborazione con Recaro ha portato a modificare la S1 che, nell’esemplare esposto al salone Auto, presentava sedili specificamente disegnati dall’azienda piemontese e gruppi ottici anteriori e posteriori rivisti; al suo fianco erano presenti una Panther, classificatasi seconda al Concorso di eleganza per concept car di Villa d’Este, e una Wami Spyder, scoperta dall’aria rétro ispirata allo stile degli anni Cinquanta. "La difficoltà maggiore", racconta Trotta, un passato alla Bosch e poi, per quasi dieci anni, alla Ferrari, "è stata ereditare un progetto esistente e renderlo idoneo alle complesse procedure necessarie per l’omologazione, uno dei primi obbiettivi che ci eravamo posti". Un risultato ottenuto anche grazie alla solidità che deriva dal condividere l’azionista di maggioranza con Recaro, d’ora in poi incaricata di tutti gli interni delle auto realizzate da Ares Atelier.

LEGGI ANCHE

Audi Nuvolari: 1.001 cavalli, quattro anelli e un’anima italiana

per clienti diversi

—  

Diamo ora uno sguardo alla gamma proposta da Ares Atelier. Il modello più conosciuto, presentato a Torino con una nuova livrea e interni rivisti, è la supercar S1, primo progetto interamente originale dell’azienda: ispirata alle Sport-Prototipo da corsa degli anni Settanta e Ottanta, è dotata di uno spoiler attivo posteriore e di scarichi che escono dal cofano motore. Il telaio è in alluminio, la carrozzeria è in fibra di carbonio, le sospensioni sono a triangoli sovrapposti e prevedono il sistema adattivo Magneti ride control. Il motore è un V8 con cilindrata di 6.162 cc e potenza di 495 Cv, di origine non dichiarata (ma è facile pensare che derivi da un classico Small block della General Motors, impiegato sulle Corvette), abbinato a un cambio a doppia frizione a 8 rapporti. La Panther ProgettoUno, invece, porta in sé il desiderio di far rinascere una delle supercar più amate degli anni Settanta, la De Tomaso Pantera, della quale riprende linea e proporzioni (rispetto all’originale ci sono solo 12 cm di differenza in lunghezza). Il telaio è in alluminio e fibra di carbonio, integrato da un roll-bar in acciaio, mentre il motore è un V10 da 5.204 cc con 650 Cv, anche questo di provenienza non dichiarata (ma chiaramente appartenente alla famiglia Audi-Lamborghini). Filosofia diversa per la Wamy Spyder, per la quale l’estetica conta più delle pure prestazioni: la sua carrozzeria di alluminio è battuta a mano e integrata con elementi in fibra carbonio, all’interno componenti di cristallo impreziosiscono la console centrale e i pannelli porta, pelle e quercia inglese sono utilizzate per rivestimenti e finiture. La produzione è prevista in soli dodici esemplari, con motore V6 3 litri aspirato da 231 Cv (dati che fanno pensare a una provenienza Bmw). Infine, Ares propone anche una rivisitazione della Defender, con allestimenti altamente personalizzati sulla base di una “donor car” del cliente, generalmente dotata di motore V8 5.3 litri da 380 Cv.

Leggi anche Uscite di produzione, aumenteranno di valore? Le sportive da tenere d'occhio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo