Rivera: "La rivalità tra me e Sandro? Una manciata di pepe. Non capirò mai quella staffetta a Messico '70"
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Rivera: "La rivalità tra me e Sandro? Una manciata di pepe. Non capirò mai quella staffetta a Messico '70"

Domenica 20 settembre 2026
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La leggenda del Milan: "Era un grande amico, abbiamo cambiato il calcio italiano. Nel 1963 contro il Brasile gli lasciai il rigore"

La leggenda del Milan: "Era un grande amico, abbiamo cambiato il calcio italiano. Nel 1963 contro il Brasile gli lasciai il rigore"

Germano Bovolenta Collaboratore 20 settembre - 09:28 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Gianni Rivera parla con un filo di voce: "Anche Sandro". Mazzola non c’è più, se n’è andato e lui, il vecchio amico Golden Boy, fatica a mettere insieme le parole e i tantissimi, struggenti ricordi. Loro due. Uno del Milan, l’altro dell’Inter. Derby, il grande calcio a Milano, Nazionale, staffetta, Messico 70, Italia-Germania 4-3. E tante belle, pirotecniche, rumorose prime volte. Il primo derby, la prima volta in azzurro, la prima Coppa dei Campioni, la prima riunione del sindacato calciatori. 

Rivera, chi era Mazzola? 

"Un grandissimo giocatore, un campione e un amico. Eravamo divisi solo dal derby. Era giusto così: io Milan, lui Inter. Abbiamo vinto tanto, lui da una parte, io dall’altra. Coppe, scudetti, trofei, classifiche dei cannonieri. Era la nostra Milano". 

Ricorda il primo derby? 

"Sì. E sa perché? Perché Sandro al suo esordio in un Milan-Inter segna subito. Pochi secondi, hanno poi scritto 13. Comunque il primo minuto, scambio in velocità con Corso. Per fortuna poi ha segnato Dino Sani e abbiamo fatto uno a uno". 

Era il 1963, magico anno milanese. 

"Per me e per lui. Io ho vinto la Coppa dei Campioni, Sandro lo scudetto. Quell’anno abbiamo giocato la prima partita in Nazionale assieme. Bellissima a San Siro, contro il Brasile". 

Sandro Mazzola debutta e segna il suo primo gol. 

"Certo, in porta c’era il grande Gilmar. Trapattoni marcava Pelè. Il gol su rigore gliel’ho fatto fare io. Ero il rigorista designato, gli ho dato il pallone e detto: 'Dai, tira tu'. Ha tirato e segnato". 

Lei aveva i capelli a spazzola, all’umberta. Sandro senza baffi. 

"Io avevo 19 anni, lui uno in più. Eravamo ragazzi, ci si divertiva, era un calcio molto bello e si vincevano le Coppe dei Campioni. Noi la prima, l’Inter l’anno dopo la seconda". 

C’erano Nereo Rocco ed Helenio Herrera. 

"Sì, spettacolo. Anche in panchina. Facevano finta di scambiarsela. Erano uomini di calcio, Rocco ha inventato lo spogliatoio. C’era una giusta rivalità. Eravamo divisi, i derby anche se forti e tosti erano sostanzialmente corretti. È volato anche qualche cazzotto. Roba minima, capita...". 

E il dualismo Rivera-Mazzola? 

"Il dualismo è stato, diciamolo, un po' gonfiato. Una manciata di pepe sulla rivalità calcistica, ha fatto gioco un po’ a tutti. Anche a noi". 

VIDEO: Mazzola, i 10 migliori gol della sua carriera: il video

E la famosa staffetta a Messico 70? 

"Già, appunto: solo a Messico 70. Prima e dopo, io e Sandro avevamo sempre giocato assieme. Non so perché in Messico no. Io non l’ho mai capita, Mazzola pure". 

Anche Pelè. Una volta disse: "Questi italiani sono strani, hanno Rivera e Mazzola e non li fanno giocare assieme". Vero? 

"Sì. Pelè è stato il più grande di tutti e capiva di calcio". 

Il ct Ferruccio Valcareggi fa giocare un tempo Mazzola e un tempo Rivera. Tattica? 

"Mah. Ho detto: non l’abbiamo mai capito. Noi giocatori e anche tanti altri. Perché? E chi lo sa. Avevamo caratteristiche talmente diverse che potevamo benissimo stare in campo insieme. Abbiamo giocato insieme i Mondiali precedenti e quelli successivi, in Messico pare che non fosse proprio possibile". 

Motivi particolari? 

"Si è pensato anche all’altitudine, in Messico eravamo a duemila metri. Comunque è successo in sole due partite. Contro Israele la staffetta l’ho fatta con Domenghini e Sandro ha giocato". 

Italia-Messico 4-1. Rivera entra al posto di Mazzola e segna... 

"Una bella vittoria. Ma Sandro aveva giocato bene e poteva restare in campo". 

Italia-Germania 4-3. Nuova staffetta con Mazzola, Rivera decide... 

"Ma ripeto, l’ho detto più volte, potevamo restare in campo assieme". 

La staffetta coinvolge anche la finale con il Brasile, stavolta 4-1 contro il Brasile. I famosi sei minuti, mai digeriti. No? 

"Sono passati tanti anni, si manda giù tutto. Contro il Brasile sono entrato al posto di Boninsegna nel finale e, se non ricordo male, loro erano già sul tre a uno. Poi, subito dopo, il quarto gol". 

Sei minuti, solo sei minuti. Perché? 

"Credo che il ct pensasse che sei minuti mi sarebbero bastati per vincere la partita". 

È vero che Mazzola nel primo tempo si era tolto le scarpe? 

"Sì. E Valcareggi l’aveva sgridato: 'Cosa fai, sono io che decido chi gioca!'. Sandro se le è rimesse. Non si capiva niente. Sandro non capiva se sarebbe uscito, io se sarei entrato. È andata così. Poi siamo tornati a giocare assieme". 

Mazzola in televisione ha detto: a Gianni sei minuti bastavano. Ma non contro l’Inter. 

"Sandro mi stimava. Io pure. Ci volevamo bene ci siamo sempre sentiti, anche negli ultimi tempi. Messaggi telefonici. Parlavamo di tutto. Abbiamo tanti ricordi. Negli Anni 60 e 70 c’era fermento culturale, economico e sociale. Molto movimento anche nelle squadre. Abbiamo contribuito a cambiare il calcio italiano fuori dal campo pur essendo lui interista e giocando con una squadra diversa dalla mia. Insieme abbiamo partecipato alla fondazione dell’Associazione italiana calciatori, abbiamo preparato il terreno per migliorare la categoria". 

Il sindacato, nato nel 1968. 

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"Una grande battaglia, guidati da Sergio Campana, il nostro grande presidente. Sandro, io, Bulgarelli, Castano, De Sisti, Losi. Noi stavamo bene, eravamo coperti da buoni ingaggi. L’abbiamo fatto per gli altri e dato voce alla rivendicazione di tanti ragazzi. Insieme abbiamo vissuto i periodi più belli della nostra vita da calciatori. Speriamo che San Siro ricordi con affetto i nostri derby".

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