L'hanno tenuto per farlo giocare... ma non gioca: Milan, perché Camarda non vede il campo e non cresce
Amorim non ha voluto un altro attaccante dietro Ramos per potergli dare minuti importanti, ma nonostante il portoghese fatichi a ingranare l'enfant prodige rossonero vede poco il campo
Amorim non ha voluto un altro attaccante dietro Ramos per potergli dare minuti importanti, ma nonostante il portoghese fatichi a ingranare l'enfant prodige rossonero vede poco il campo
Francesco Albanesi 20 settembre - 09:16 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Francesco Camarda, 18 anni. Getty“Camarda deve rimanere con noi. Credo molto in lui e nei giovani che stanno lavorando con noi. Non voglio parlare di singoli individui, ma quello che posso dire è che Francesco rimarrà con noi questa stagione”. Ruben Amorim parlava così due mesi fa, dopo la doppietta del giovane rossonero in amichevole contro il Celtic. Un attestato di stima, ma anche una bella dose di coraggio: oggi, alle spalle del giocatore più pagato della storia del Milan (Ramos), il vice è proprio Camarda. Diciotto anni, una stagione in prestito al Lecce nel curriculum e un’operazione alla spalla destra che ha inevitabilmente condizionato il suo percorso. Il paradosso, però, è un altro: nelle prime cinque uscite ufficiali del Milan, Camarda ha visto il campo per appena cinque minuti, giocati a Roma contro la Lazio. Insomma, in un momento in cui Ramos fatica e i risultati ultimamente scarseggiano, fa strano che il suo alter ego sia uno spettatore non pagante.
VIDEO: Milan, ad Amorim mancano gli uomini giusti. E Camarda è davvero pronto?l'investitura
—In questo primo mese di stagione abbiamo visto Amorim muoversi secondo una logica piuttosto democratica: tutti ruotano, tutti vengono osservati, tutti hanno una possibilità. L’obiettivo è arrivare nel minor tempo possibile a costruire un undici titolare. Ruben, del resto, è uno che non guarda in faccia nessuno. Lo ha dimostrato più volte e non si è mai fatto problemi a lasciare fuori o togliere dal campo anche giocatori importanti. Luka Modric una settimana fa è uscito dopo appena un tempo, per esempio. Dentro questo caos fatto di approcci sbagliati, un gioco offensivo che latita e un’identità ancora tutta da trovare, inevitabilmente finiscono sotto osservazione anche le scelte dell’allenatore. Ramos, per esempio, non sta vivendo esattamente il momento migliore della sua esperienza rossonera. In parte per demeriti suoi, in parte perché la squadra non lo sta certo aiutando a brillare. Qualche dato, giusto per rendere l’idea: contro il Benfica Gonçalo ha perso 16 palloni (più di chiunque altro), ne ha toccati quattro nell’area avversaria, ha ingaggiato 16 contrasti (come Pavlovic) e calciato tre volte senza trovare lo specchio. Il Milan ha perso 2-0. E Camarda? Panchina per 90 minuti. Qui qualche domanda sorge. Per Amorim non è ancora pronto? Non si fida di lui? Vuole proteggerlo dal momento negativo che sta attraversando la squadra? Oppure semplicemente ritiene che non sia ancora arrivato il suo momento? Difficile dare una risposta. Se però, a inizio stagione, Camarda è stato uno dei primi giocatori a essere blindati, significa che la fiducia dell’allenatore c’è. Manca l’opportunità, magari da titolare, che potrebbe arrivare quando nessuno se l’aspetta, a sorpresa. Anche perché Gonçalo non sta vivendo un periodo esattamente memorabile: un solo gol in cinque partite.
in attesa del momento
—Camarda lo scorso luglio ha rinnovato il contratto fino al 2031 insieme a Comotto, altro giovane sul quale Amorim vuole puntare ma che, almeno per ora, non ha ancora ricevuto un minuto. Anche se il traffico a centrocampo è decisamente maggiore rispetto all’attacco. Però, in un modus operandi nel quale tutti ruotano e nel quale lo stesso Amorim ha spiegato che “fino a gennaio voglio vederli tutti”, fa comunque strano non aver ancora visto all’opera il figlio d’arte. Almeno in spezzoni di partita. Camarda, in Serie A con il Milan, ha già collezionato 13 presenze, mentre in Champions ha giocato quattro volte. Proprio in Europa è arrivato anche quel maledetto fuorigioco che gli ha cancellato quello che sarebbe potuto diventare il gol della vita contro il Bruges. È giovane, certo. E probabilmente questo è uno dei momenti più complicati per entrare da titolare nel Milan e lasciare subito il segno, soprattutto dentro un processo di rivoluzione totale. Ma resta una domanda: se Amorim non si fidasse di Camarda, perché in estate non è arrivato un altro numero nove? Anche Cardinale, a luglio, aveva parlato chiaro: “Priorità ai giocatori del vivaio. Camarda e Comotto rappresentano il meglio del club, li valorizzeremo”. Insomma, almeno a parole, l’unità d’intenti c’è. Il numero uno di RedBird non aveva digerito particolarmente bene il caso Liberali, lasciato andare un anno fa. Tant’è che il club rossonero ha provato a riportarlo a casa, senza riuscirci, nonostante lo stesso patron lo avesse contattato personalmente per convincerlo. A breve, quindi, l’occasione per Francesco arriverà. E no, probabilmente non sarà lui a risolvere tutti i problemi offensivi del Milan con un colpo di bacchetta magica. Però spensieratezza, entusiasmo e quella sana voglia di spaccare il mondo che a 18 anni viene quasi gratis potrebbero essere ingredienti utili alla causa.
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