Coppa Davis, il soldato Kwon e il talento inespresso Chung regalano un sogno alla Sud Corea
È la prima volta di un paese asiatico alla Final Eight della manifestazione che si svolgerà a fine novembre a Bologna
È la prima volta di un paese asiatico alla Final Eight della manifestazione che si svolgerà a fine novembre a Bologna
Pellegrino Dell'Anno 20 settembre - 14:10 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNel 2019 la Coppa Davis by Generali vide l’introduzione per la prima volta della Final Eight per assegnare il titolo alla squadra capace di vincere la più prestigiosa competizione a squadre del tennis maschile. Da allora, mai una squadra asiatica era riuscita ad arrivarci. Fino a ieri, 19 settembre 2026, una data chiave per la storia dello sport coreano. Battendo l’India per 3-1, in un derby continentale che mai si era disputato ad un punto così avanzato della competizione, ma al massimo sempre nelle divisioni inferiori della Davis, la Corea del Sud si è qualificata per le Davis Cup Finals di Bologna. I sudcoreani hanno perso solo in doppio, vincendo tutti e tre i singolari, guidati da due nomi comunque importanti: Hyeon Chung e Soonwoo Kwon, in passato rispettivamente n.19 e n.52 della classifica Atp. Precipitati per diversi motivi, con storie che non sempre si sentono quando si tratta di tennisti di alto livello, hanno conquistato il riscatto più dolce. Vincendo i singolari della prima giornata entrambi in rimonta, prima del 6-1 6-2 su Sumit Nagal con cui Kwon ha reso realtà la qualificazione della Corea del Sud. Per le cui leggi aveva dovuto lasciare la sua carriera ad alto livello.
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—Nel 2021 Kwon sale alla 52esima posizione del ranking Atp, ed è un volto noto del circuito, arrivando a vincere anche due titoli, l’ultimo dei quali nel 2023. Giocatore molto temibile sul cemento, gran regolarista dotato di buoni colpi al rimbalzo, inizia a perdere terreno proprio tre anni fa, quando un infortunio alla spalla lo costringe a lunghi stop e periodi di inattività. Situazione che “precipita” nel dicembre del 2024 quando, dopo una stagione passata più fuori dal campo che da giocatore attivo, annuncia che sarebbe dovuto partire 18 mesi per la leva militare obbligatoria del suo Paese, trovandosi limitato a giocare solo tornei locali, vale a dire i Challenger in Corea del Sud. Così Kwon continua quantomeno a tenersi allenato, gioca spesso e soprattutto si distingue per disciplina e serietà all’interno dell’esercito. Un atteggiamento che gli permette di ottenere permessi speciali appositamente per lo sport, così da poter andare a giocare all’estero e provare a tenere anche un certo standard di classifica (nel luglio 2025 era scivolato in 600esima posizione). In questo modo risale la china e lo scorso giugno gioca anche le qualificazioni a Wimbledon, nonostante un solo torneo di preparazione su erba. Morale della favola? Arriva in main draw, vince il primo turno e torna definitivamente nel circuito Atp dopo la fine del servizio militare obbligatorio. Ora Kwon è n.157 del mondo, gioca regolarmente e ha regalato alla Corea del Sud il momento più alto della sua storia tennistica: ben si spiega così l’emozione incontenibile che lo ha travolto dopo la vittoria. Un recupero, a differenza di quello di Chung, andato apparentemente a buon fine.
rimpianto
—La prima edizione delle Next Gen Finals, il torneo per i migliori otto Under 20 della stagione, si disputò a Milano nel 2017. A vincerla, tra Rublev, Medvedev, Khachanov, Shapovalov, fu Hyeon Chung. Il coreano giocò un torneo di altissimo profilo, da sesta testa di serie, battendo in semifinale e finale Medvedev e Rublev, un futuro n.1 del mondo e un futuro top 5. Qualche mese dopo avrebbe ottenuto una clamorosa vittoria contro Djokovic sulla via della semifinale all’Australian Open e la top 20, raggiunta nell’aprile 2018. Sembrava una storia degna di Kei Nishikori, il miglior asiatico di sempre. Ma alla fine il paragone può reggere solo per la sfortuna e gli infortuni che hanno condizionato da allora la carriera di Chung. Dopo quei mesi stellari il coreano nel 2019 inizia a ricevere il conto del fisico per il suo gioco molto intenso, di continua pressione. Tanto bello ed efficace quanto dispendioso. Prima la caviglia destra, poi le vesciche, poi l’incubo della schiena che obbliga Hyeon a stare fermo per due anni interi, dal 2020 al 2022. Quasi nel silenzio totale, senza che nessuno ne parli più di tanto o si chieda che fine abbia fatto. Addirittura esce dalla classifica Atp, torna a giocare nel 2023 senza ranking, tentando una disperata risalita nel tennis che conta. Ora, da n.549 al mondo, si aggira nel circuito Itf, ogni tanto in qualche Challenger, cercando uno splendore che probabilmente non tornerà mai. Ma quantomeno può giocare allo sport che ama (che, grazie alla vittoria in doppio agli Asian Games 2014, gli evitò i due anni di servizio militare obbligatorio) senza continue preoccupazioni. E ha potuto prendere parte al giorno più bello nella storia tennistica del suo Paese.
sogno
—La Corea del Sud mai si era infatti spinta così in alto, e ha avuto anche la fortuna di poterlo fare davanti al pubblico di casa, a Seul. Dove non si giocava un match di Coppa Davis dal 2016, esattamente dieci anni. Dal 24 al 29 novembre dunque gli asiatici, con il peso sulle spalle di essere i primi a rappresentare il loro continente nella fase finale della competizione nel nuovo format, saranno a Bologna. Kwon e Chung, rimasti incompiuti per motivi diversi, tra obblighi e sfortuna, potranno condividere il palcoscenico con i top 10, i top 20 e non solo che saranno impegnati per difendere la gloria della propria nazione. Come hanno fatto contro l’India, con Chung che ha battuto Nagal in 3 ore e 5 minuti per portare il playoff sul 2-0, ponendo una seria ipoteca sulla vittoria. Comunque vada, avranno da raccontare la storia di un’impresa che forse anni fa in Corea avrebbero potuto sognare, visti i grandi risultati che entrambi sapevano ottenere. Ma che ora, con i tempi che corrono e le troppe difficoltà patite dai due giocatori di punta, sembrava destinata a rimanere frutto di qualche bella fantasia. Come dicono da quelle parti, una fortuna enorme arriva senza aspettarsela. In questo caso Kwon e Chung, che con il destino hanno un ampio credito da riscuotere, sono stati come un fulmine a ciel sereno. Liberi da pressioni e pensieri esterni, hanno dimostrato con i fatti che per riscattarsi non è mai troppo tardi.
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