Ferrari, i segreti della fabbrica di Maranello: dalla Gestione Sportiva per la F1 all'e-building
La Gazzetta dello Sport

Ferrari, i segreti della fabbrica di Maranello: dalla Gestione Sportiva per la F1 all'e-building

Domenica 20 settembre 2026
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Un reportage dal cuore di Maranello, tra la linea dove nascono le Ferrari stradali e il reparto "blindato" della Gestione Sportiva: qui la produzione di serie non esiste, e ogni vettura porta la firma di chi l'ha costruita a mano

Un reportage dal cuore di Maranello, tra la linea dove nascono le Ferrari stradali e il reparto "blindato" della Gestione Sportiva: qui la produzione di serie non esiste, e ogni vettura porta la firma di chi l'ha costruita a mano

Jacopo Moretti 20 settembre - 17:41 - MARANELLO (MO) Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Una vista dall'alto di uno degli edifici che compongono la fabbrica Ferrari a Maranello

Chi la ammira da fuori la chiama la Fabbrica dei sogni, mentre per chi ci lavora è La cittadella. E in effetti è proprio così, visto che alle spalle della facciata Anni 40 dal sapore retrò c'è un vero e proprio centro nevralgico ricavato all'interno di un centro urbano (Maranello, con i suoi oltre 17mila abitanti), una fabbrica "fatta prima di tutto di uomini", come amava ricordare il suo fondatore, Enzo Ferrari. Oggi, oltre 70 anni dopo la sua nascita, bracci robotici sollevano scocche da centinaia di chili con la stessa naturalezza con cui, poche decine di metri più in là, un meccanico chiude a mano l'ultimo bullone di un motore V12. La tradizione accanto alla modernità, con la consapevolezza che, da sempre, la miglior Ferrari sarà la prossima. 

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A PRANZO CON CHIVAS REGAL

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La nostra visita non comincia però dai cancelli della fabbrica, ma dal ristorante Il Cavallino, oggi profondamente rinnovato (i piatti sono firmati dallo chef Massimo Bottura), come testimonia la Stella Michelin all'ingresso. Qui sperimentiamo il gusto del primo whisky nella storia di Chivas Regal invecchiato 16 anni, lo stesso numero che in pista accompagna Charles Leclerc, protagonista nella creazione del distillato insieme al master blenderSandy Hyslop. Non mancano, ovviamente, i tradizionali tortellini in crema di Parmigiano, ma è quando si attraversa la strada che ci si immerge davvero nel mondo Ferrari: gli addetti ai lavori, gli unici autorizzati a poter entrare nella Cittadella, indossano tute rosse con il logo del Cavallino Rampante mentre camminano lungo i viali intitolati agli ex piloti della rossa che hanno vinto almeno una gara. 

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L'E-BUILDING

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Il tour parte così dall'e-building, il nuovo stabilimento di ben 42.500 metri quadrati firmato dall'architetto Mario Cucinella e alimentato interamente da energia solare. All'interno le pareti di vetro fumé nascondono oltre trecento addetti schierati lungo un'unica linea capace di assemblare qualunque modello della gamma, dalla Amalfi alla 849 Testarossa: le scocche arrivano direttamente dalla verniciatura su un maxi ascensore che ne contiene fino a venti alla volta, mentre robot collaborativi che si adattano al ritmo dell'operatore lavorano fianco a fianco con le persone, guidati da una rete a banda ultralarga che localizza in 3D ogni componente durante l'assemblaggio. Ed è in questo reparto che nasce anche la Ferrari Luce, la prima vettura interamente elettrica della storia del Cavallino. Il primo esemplare di serie, lo Chassis 0, è stato battuto da RM Sotheby's per quaranta milioni di dollari, la cifra più alta mai pagata all'asta per un'auto nuova.

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All'interno della linea di montaggio principale si contano ben 60 stazioni di assemblaggio

il matrimonio

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Il cuore della fabbrica resta però la linea di montaggio principale, sessanta stazioni scandite da timer che concedono una ventina di minuti a operazione prima che la vettura avanzi verso la postazione successiva. Alla stazione numero ventuno avviene quello che gli operai chiamano, senza ironia, il matrimonio: il momento in cui il motore, sollevato da terra, si unisce alla scocca. A colpire è soprattutto la flessibilità della linea così come di chi ci lavora, capaci di alternare più modelli nello stesso turno, assecondando un flusso produttivo che dipende esclusivamente dagli ordini raccolti nelle concessionarie. E nonostante l'altissimo grado di automazione, l'ultima parola, a ogni stazione, resta sempre quella di un essere umano: sono le persone, non i sensori, a dare il via libera finale prima che la vettura prosegua oltre. 

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L'edificio dedicato all'assemblaggio dei motori è il "Nuove Lavorazioni Meccaniche"

I MOTORI

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Per noi arriva così il momento di scoprire come nasce il cuore pulsante delle vetture di Maranello, il motore. Qui l'edificio Nuove Lavorazioni Meccaniche racconta due filosofie diverse, a seconda del tipo di propulsore. I V6 e i V8 vengono assemblati su una linea che alterna passaggi robotizzati, soprattutto nelle fasi che richiedono forza e precisione millimetrica come la chiusura del basamento, a stazioni di montaggio manuale, ventidue in tutto. I V12 restano invece un'isola artigianale nel senso più letterale del termine: vige il principio "un uomo, un motore", con lo stesso meccanico che segue lo stesso propulsore dall'inizio alla fine lungo quattordici stazioni, per un totale di oltre quattro giorni di lavoro per un singolo V12. E non manca la firma: un tempo l'artigiano siglava a mano il basamento, oggi c'è un QR code che permette comunque di risalire a chi ha costruito quel motore anche a distanza di anni.

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Una delle postazioni della Gestione Sportiva, dove vengono assemblate le monoposto di Formula Uno della Ferrari

Gestione sportiva

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Ma Maranello non è solo vetture stradali. E così varchiamo la soglia della Gestione Sportiva, il reparto dedicato al motorsport di casa Ferrari. Un vero e proprio mondo a parte, dove le regole di accesso sono ancor più rigide e l'ingresso di videocamere resta severamente vietato. Qui la Scuderia lavora alla preparazione delle monoposto di Formula Uno, con cinque postazioni che ospitano il lavoro quotidiano sulle vetture. Poco distante, un esercito di ingegneri controlla una per una le componenti lavorate internamente e quelle in arrivo dai fornitori, prima che vengano montate sulle auto da gara. E non di rado accade che arrivino anche i piloti: il giorno precedente la nostra visita, ci riferiscono, a lavorare a fianco dei meccanici c'era Lewis Hamilton, impegnato nella preparazione del weekend di Monza. Poco oltre, dietro una parete che nessuno ci ha permesso di superare, un altro team lavora alle power unit, i complessissimi motori destinati alla rossa e alle squadre clienti che montano il propulsore del Cavallino. 

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L'EQUILIBRIO

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Il nostro tour si chiude infine a un passo dallo storico circuito di Fiorano, oggi affiancato da una nuova sezione con tanto di curva dalla pendenza inclinata. Nell'edificio adiacente al tracciato sono custodite oltre trenta monoposto di Formula Uno del passato, tutte appartenenti a privati che le riportano in pista attraverso il programma Corse Clienti. Lasciandosi alle spalle i cancelli del Cavallino, a restare impresso non è tanto il numero di robot incontrati lungo il percorso, quanto la costanza con cui, stazione dopo stazione, ci fossero giovani donne e uomini pronti a controllare, correggere, decidere. Per certi versi, si tratta dello stesso perfetto equilibrio gustato a pranzo, in quel bicchiere di Chivas Regal invecchiato sedici anni: è la mano di chi assembla, che si tratti di un motore o di un distillato, a fare la differenza. 

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