Parisse, Mauro&Mirco Bergamasco per Aism: "L'Italia? La stagione del Mondiale si prepara così…"
Tutti insieme in campo per l’Associazione alla lotta alla sclerosi multipla: al charity match organizzato alla Capitolina abbiamo incontrato le tre leggende azzurre. E ne abbiamo approfittato per lanciare la lunghissima corsa che porterà alla rassegna iridata in Australia
Tutti insieme in campo per l’Associazione alla lotta alla sclerosi multipla: al charity match organizzato alla Capitolina abbiamo incontrato le tre leggende azzurre. E ne abbiamo approfittato per lanciare la lunghissima corsa che porterà alla rassegna iridata in Australia
Roberto Parretta 20 settembre (modifica alle 18:44) - ROMA Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Mauro e Mirco Bergamasco e Sergio Parisse. Foto NasiA 13 mesi dall’esordio al Mondiale australiano, in programma il 5 ottobre ad Adelaide proprio con i bicampioni in carica del Sudafrica, a meno di due mesi dalla serie di test di novembre (con gli Springboks a Torino, l’Argentina a Genova e Figi a Udine) abbiamo incontrato un nutrito gruppo di ex azzurri e ne abbiamo approfittato per chiedere cosa aspettarci dall’Italia di Gonzalo Quesada nella nuova, lunghissima e importantissima stagione prossima al via. L’occasione è stata il torneo veterani organizzato a Roma sui campi dell’Unione Rugby Capitolina in favore di Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla). Una giornata in cui il rugby si è offerto come importante veicolo di sensibilizzazione e solidarietà a supporto dei progetti territoriali di Aism Roma a favore delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate.
Sergio Parisse. Nasisergio
—Arrivato alla Capitolina con tutta la famigliola (Silvia, Leonardo ed Emily), Sergio Parisse ci teneva a portare il suo sostegno a una giornata dedicata alla sensibilizzazione: “Il piacere è soprattutto quello di stare insieme, ma anche di dare una mano. Durante tutta la carriera ogni volta che abbiamo avuto la possibilità di partecipare a iniziative di questo tipo lo abbiamo fatto con grande piacere. E non solo a parole, partecipare significa dare una mano, aiutare, vivere una giornata insieme ad Aism. Soprattutto quando ci sono ragazzi che si divertono e che hanno intorno a sé persone che condividono quel momento. Dalla nostra presenza possono arrivare uno stimolo e un incoraggiamento. E quando sei su un campo da rugby, con una palla ovale, sicuramente fa ancora più piacere”.
VIDEO: Parisse nello staff della Nazionale: "Una grande sfida, abbiamo potenziale"Parisse (142 caps e 5 Mondiali giocati) che ora si destreggia tra campo e suggerimenti, visto che è passato dall’altra parte della barricata, nello staff azzurro del c.t. Gonzalo Quesada. Per questo con il leggendario capitano azzurro bisogna andare per ordine: “I test-match di novembre sono un po’ cambiati, ora fanno parte del Nations Championship iniziato a giugno e avranno una coda con le finali di Londra a dicembre e questo ha inevitabilmente costretto le nazionali a cambiare programmazioni. La differenza importante sta però nel poter giocare in Italia, evitando quindi le decine di ore di voli, trasferimenti e fusi orari. In più i gruppi delle squadre europee saranno più riposati, visto che da noi la stagione è all’inizio, mentre per quelle dell’emisfero sud è la fine. Ci auguriamo di arrivare a queste partite con un gruppo che abbia già più energia, più brillantezza”. Con il Mondiale sullo sfondo già da ora? “È chiaro - dice Parisse - che è un anno particolare, perché sai che la stagione finirà con un appuntamento enorme. Però c’è prima tutto il resto. Come staff abbiamo l’obbligo di programmare e pianificare le cose in maniera diversa rispetto a quando eravamo giocatori. Un Mondiale significa tante settimane di preparazione fuori casa. Ci sono una serie di aspetti logistici che bisogna anticipare e organizzare per tempo. Proprio l’altro ieri eravamo tutti insieme a Prato a lavorare. Abbiamo già pianificato novembre, il Sei Nazioni e la Coppa del Mondo. Siamo al 98% di chiarezza su tutto. Sappiamo già contro chi giocheremo nel Sei Nazioni, quando giocheremo, come sarà organizzata la logistica. Per la Coppa del Mondo sappiamo dove faremo la preparazione in Italia, quanto tempo lasciare ai ragazzi per il riposo e come impostare il percorso. Stiamo aspettando soltanto la conferma di una sede, quella della partita con la Spagna che giocheremo in Italia ad agosto. Il Mondiale è certamente lì, sullo sfondo, ma prima ci sono tutte le tappe che dobbiamo affrontare”.
Mirco Bergamasco in campo per Aism. Nasi
mirco
—Mirco Bergamasco è invece reduce dall’uscita della serie Physical Italia di Netflix: ma il richiamo di un campo da rugby, specialmente se dietro c’è un evento benefico, è sempre troppo forte. E a lui che di Mondiali ne ha giocati tre (89 caps in azzurro), abbiamo chiesto come e se cambia per un giocatore l’impostazione di una stagione così particolare: “La premessa è che la convocazione te la devi sempre conquistare, quindi devi giocare al massimo delle tue possibilità, non ci sono calcoli da fare”. Il motivo è semplice: nessuno può sapere in anticipo dove lo porterà la stagione. “Magari puoi giocare i test di novembre e non il Sei Nazioni per tanti motivi. Per questo è sempre importante dare il meglio che puoi, essere al massimo delle tue potenzialità in ogni momento”. Per Mirco Bergamasco c’è anche un suggerimento principale: “Bisogna privilegiare tutto quello che riguarda il recupero e tutto ciò che permette di entrare in campo al meglio. Tra oggi e la lunga preparazione estiva alla Coppa del Mondo c'è un abisso, con in mezzo appuntamenti importantissimi con i club e le nazionali”. Pensare al Mondiale sin da ora per un giocatore è quindi sbagliato: “Sarà più facile che mi crei problemi, stress e paure piuttosto che benefici. Bisogna giocare in funzione degli eventi, ognuno conosce il proprio corpo e sa come utilizzarlo. Per un atleta il corpo è il proprio strumento di lavoro, quindi va adeguatamente preparato e curato”. Rispetto anche a un recente passato, Mirco individua un elemento che agevola i giocatori moderni: “Oggi gli staff hanno molto individualizzato il lavoro sui giocatori. C'è un'attenzione ancora più particolare sui dati, sulla stanchezza e su tutto quello che riguarda la condizione. La gestione non è più soltanto una responsabilità del giocatore, lo staff deve saper leggere i segnali e adattare il lavoro alle esigenze individuali".
Mauro Bergamasco coi piccoli allievi rugbisti. Camilluccia/Valmontone outlet
mauro
—Al campo della Capitolina per offrire il suo contibuto ad Aism arriva anche Mauro Bergamasco (106 caps e 5 Mondiali giocati), che nel weekend era impegnato all’Outlet di Valmontone per il programma “Rugby in piazza”. Dove è stato difficile strapparlo dalle grinfie dei bambini che vivono un sogno cercando di placcarlo o semplicemente passandogli l’ovale, ma anche il centurione azzurro, vista l’età, ha bisogno di un po’ di riposo. Quindi abbiamo approfittato di una pausa: “Si parte quasi al contrario - dice Mauro - perché la prima partita di novembre con il Sudafrica è estremamente importante e chiederà moltissime energie, anche dal punto di vista nervoso. La vera sfida sarà riuscire a gestire le risorse degli atleti per continuare a performare durante tutto il mese. Con l’Argentina si chiederà continuità, concentrazione, focus: la capacità di focalizzarsi sull'obiettivo, ma anche di riuscire ad andare oltre il momento in cui quell'obiettivo è stato raggiunto. Le Figi, infine, sono una squadra estremamente completa, fisica e anche creativa. È proprio questo che ha sempre messo in difficoltà gli avversari. Bisogna avere la capacità di lasciarsi alle spalle defaillance, errori e debolezze mostrati nel match precedente, riproducendo quel gesto in maniera più potente e soprattutto più efficace nella partita successiva”. Il calendario può sembrare lungo, ma, secondo Mauro Bergamasco, il tempo che separa il tour autunnale dal Mondiale “passerà molto velocemente”. “I test autunnali deve essere una preparazione. Serve a valutare strategie, modalità, combinazioni di giocatori, ma anche a capire come stanno arrivando gli atleti alla possibilità di giocare un Mondiale”. Senza dimenticare che in mezzo ci sarà ovviamente il Sei Nazioni: “Progressivamente si andrà definendo il gruppo dei 30-31 giocatori che conquisteranno il biglietto per i Mondiali. E per ciascuno non si tratta soltanto di conquistare una convocazione, ma di capire come arrivare all'appuntamento nella condizione migliore. È importante veicolare le energie e arrivarci con il serbatoio pieno. Questo dipende dall'atleta a livello individuale, ma dipende molto anche da chi lo guida durante tutta la stagione. Gestire potrebbe magari far pensare di non far giocare due partite per arrivare più freschi, ma non è necessariamente questo il segreto: può darsi che un atleta abbia bisogno di giocare di più per arrivare a una compensazione diversa al momento del Mondiale. La preparazione deve essere costruita su misura. Quando hai una rosa di 50-60 giocatori, devi portarli avanti collettivamente, ma anche individualmente, perché ogni atleta ha necessità e bisogni diversi, anche in relazione alla propria vita fuori dal campo”.
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