Nucleare in Italia: reattori, costi e tecnologie
Il nucleare torna nell'agenda energetica italiana: ecco quali reattori sono in campo, quanto costerebbe realizzarli e perché il tema riguarda da vicino anche chi guida un'auto elettrica
Il nucleare torna nell'agenda energetica italiana: ecco quali reattori sono in campo, quanto costerebbe realizzarli e perché il tema riguarda da vicino anche chi guida un'auto elettrica
Jacopo Moretti 21 settembre - 07:28 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Il nucleare è tornato nell'agenda energetica italianaLe auto elettriche non sono più una nicchia nel mercato italiano: a giugno 2026 hanno toccato una quota superiore al 10% delle nuove immatricolazioni, più del doppio rispetto allo stesso mese di un anno prima, portando il parco circolante a oltre 435mila unità. Ogni ricarica in più si traduce così in una domanda crescente di energia elettrica, in un Paese che continua a dipendere per la produzione soprattutto dal gas e che paga la bolletta quasi il doppio dei vicini francesi. Proprio in questo scenario, a distanza di quasi quarant'anni dal referendum che chiuse le porte all'atomo, il nucleare torna formalmente nell'agenda energetica italiana. Quali tecnologie sono davvero in campo e quanto possono cambiare cambiare, nei fatti, i costi che pesano anche sulla mobilità elettrica?
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—Il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, firmato dal ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, ha ottenuto il primo via libera alla Camera il 4 giugno 2026 con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti ed è ora in attesa del voto finale in Senato. Qualora dovesse essere approvata, la legge delega darà al governo dodici mesi per scrivere i decreti attuativi su costruzione, sicurezza e gestione degli impianti. La strategia punta su reattori modulari di piccola taglia più che sulle grandi centrali del passato, con il primo impianto operativo stimato dal ministro non prima del 2034-2035.
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La sala di controllo di una centrale nucleareLE TECNOLOGIE IN CAMPO
—Semplificando, oggi si parla di due grandi famiglie di reattori. La prima è quella di "terza generazione": la tecnologia più matura, già in uso in diversi Paesi, che funziona ancora ad acqua ma con sistemi di sicurezza automatici capaci di intervenire anche senza elettricità o intervento umano, sfruttando per esempio la sola forza di gravità. Ne fanno parte sia le grandi centrali tradizionali, come gli Epr costruiti in Francia e Finlandia, sia i piccoli reattori modulari (Smr) scelti dal governo italiano, che sono in pratica versioni ridotte della stessa tecnologia, pensate per essere costruite in fabbrica come pezzi standard e poi montate sul posto, invece che realizzate una per una in grandi cantieri. La seconda famiglia è quella di "quarta generazione", ancora sperimentale: cambia il liquido di raffreddamento, non più acqua ma un metallo fuso come piombo o sodio, e questo permette di usare come combustibile anche scorie radioattive oggi scartate, riducendo i rifiuti da smaltire. Nessuno di questi reattori, Smr compresi, è oggi collegato a una rete elettrica commerciale in Europa: servirà almeno un altro decennio prima che la tecnologia sia davvero matura su larga scala.
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I quattro reattori della centrale nucleare di Cruas-Meysse in Francia.LA BASE DI PARTENZA
—Nel 2025, secondo i dati elaborati da Terna (il gestore della rete nazionale di trasmissione elettrica), il sistema elettrico italiano ha coperto 311,3 TWh di domanda, un dato sostanzialmente stabile sul 2024. Di questa domanda, l'84,9% è stato soddisfatto da produzione nazionale e il restante 15,1% dal saldo netto degli scambi con l'estero. Le rinnovabili, dal canto loro, hanno coperto il 41% della domanda complessiva (contro il 42% del 2024): al loro interno il fotovoltaico pesa ormai per il 35,3% (dopo il nuovo record di 44,3 TWh prodotti, +25,1% sul 2024), l'idroelettrico per il 33% (-21,2%, tornato ai livelli pre-2024 dopo l'anno di idraulicità eccezionale), l'eolico per il 17%, le biomasse per il 10,5% e il geotermico per il 4,3%. Il restante 59% della domanda, coperto da fonti non rinnovabili e dal saldo con l'estero, resta legato soprattutto al gas naturale per la generazione termoelettrica programmabile. Ed è dunque in questo sistema che si inserisce oggi l'ipotesi del ritorno al nucleare.
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Tra i vantaggi dell'energia atomica vi è la possibilità di poter sfruttare questa fonte senza le interruzioni che caratterizzano le rinnovabiliUN EQUILIBRIO COMPLESSO
—La definizione del futuro mix elettrico italiano richiede però una valutazione equilibrata tra la spinta verso le fonti rinnovabili e la reintroduzione dell'energia nucleare. Come evidenziato nel rapporto "Prospettive di sviluppo del sistema energetico 2050" redatto da Terna, l'espansione di solare ed eolico rappresenta ad oggi la via principale per accelerare la decarbonizzazione, ridurre la dipendenza dal gas e beneficiare di costi di generazione tecnologica in calo. Tuttavia, l'intrinseca natura intermittente delle rinnovabili impone forti criticità legate all'elevato consumo di suolo e alla necessità di imponenti investimenti in reti e sistemi di accumulo per garantire la stabilità del sistema. Sul fronte opposto, gli scenari elaborati dalla Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile (Pnns), il tavolo coordinato dal ministero dell'Ambiente per valutare la fattibilità e le strategie di un eventuale ritorno all'atomo, ipotizzano fino a 8 Gw di potenza da reattori modulari (Smr) al 2050 per coprire circa l'11% della domanda nazionale. Questa scelta offrirebbe i vantaggi di una fonte programmabile a basse emissioni, capace di garantire una produzione continua ventiquattr'ore su ventiquattro, contenere l'occupazione di territorio e limitare il sovradimensionamento delle infrastrutture di rete. Ciononostante, le medesime valutazioni ricordano come l'opzione atomica sconti rilevanti fattori di incertezza: agli elevati costi di capitale iniziale (Capex) e ai tempi prolungati di cantiere si sommano infatti i dubbi sulla reale maturità industriale degli Smr su larga scala, oltre alle complesse sfide legate alla gestione delle scorie radioattive, al quadro regolatorio e al consenso pubblico.
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