De la Quadra Salcedo, 70 anni fa lo storico record del mondo (cancellato) del giavellotto. Il motivo? Troppo pericoloso
Nonostante l'atleta spagnolo venga spesso ricordato per la sua vita da reporter e giornalista, nella sua carriera riuscì a lanciare il giavellotto fino a 112,30 metri, un primato pazzesco che non fu omologato. Ecco perché
Nonostante l'atleta spagnolo venga spesso ricordato per la sua vita da reporter e giornalista, nella sua carriera riuscì a lanciare il giavellotto fino a 112,30 metri, un primato pazzesco che non fu omologato. Ecco perché
Cecilia Carabelli 21 settembre (modifica alle 14:59) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNelle gare tradizionali di giavellotto, siamo abituati a vedere gli atleti eseguire il tiro con la tecnica classica: rincorsa frontale alla zona di lancio con l'attrezzo sopra la testa, lateralizzazione del corpo e passi incrociati negli ultimi metri di pista e lancio con rotazione del bacino per trasferire più forza possibile al giavellotto. Ma se non fosse stato sempre così? Negli Anni 50, Felix Erausquin inventò un nuova tecnica nota come "Stile spagnolo" o "quello saponato": prima di rilasciare il giavellotto, l'atleta si cospargeva di una soluzione con sapone ed eseguiva delle rotazioni, come negli odierni lanci del disco e martello, per imprimere maggiore velocità e forza centrifuga all'attrezzo. Questa innovazione permise al lanciatore basco di battere il precedente record di Spagna.
il record fantasma
—Chi, però, fece qualcosa di ancora più spettacolare, fu lo spagnolo Miguel de la Quadra-Salcedo. Con questa nuova tecnica, poi perfezionata, l'atleta di Madrid spedì il giavellotto prima a 82.80 metri, a 86 centimetri dal record del mondo dell'epoca, e, poi, a 112.30 metri, quasi trenta metri sopra quel primato del polacco Janus Sidlo (83,66). Per gli atleti nordici, assoluti dominatori della disciplina, fu una completa umiliazione e la nuova tecnica cominciò a far discutere. Inizialmente, l'Iaaf convalidò il lancio, ma la pressione degli stessi paesi del nord portò gli organizzatori dei Giochi di Melbourne del '56 a vietare la tecnica durante quell'edizione della competizione olimpica. Il regolamento fu modificato e tutti i record precedentemente stabiliti, compreso lo stratosferico 112 fatto registrare da de la Quadra-Salcedo, furono annullati. Il motivo dietro la scelta? La tecnica fu ritenuta troppo pericolosa per gli spettatori a causa delle rotazioni che non permettevano al giavellottista, e al suo attrezzo, di rimanere rivolti verso il campo di gara. Nonostante la Federazione spagnola di atletica leggera presentò una protesta, gli organizzatori non accettarono il ricorso e la Spagna non si presentò ai Giochi, anche in segno di dissenso nei confronti della repressione della Rivoluzione Ungherese. Miguel si esporrà sulla vicenda solo molti anni dopo su "El Mundo": "Queste modifiche non erano mai state retroattive prima. Fu un'ingiustizia".
personaggio poliedrico
—Nonostante il record del mondo nel giavellotto gli venne sottratto, il lanciatore spagnolo continuò a stabilire record nazionali in questa disciplina. Non solo, quel ragazzo classe '32 si laureò campione di Spagna nel lancio del disco, del peso e del martello e partecipò ai Giochi Olimpici del 1960. Anche dopo le sue imprese sportive, la vita di Miguel fu tutt'altro che convenzionale: divenne corrispondente di guerra, cercatore d'oro, giornalista della RTVE e presentatore televisivo. Tra il 1979 e il 2026, infatti, diresse la Ruta Quetzal, un programma di spedizioni scientifiche e culturali. Per molti, questo fu il lascito più importante della sua vita, dimenticandosi di tutto ciò che gli venne negato come atleta.
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