Pidcock e quella voglia chiamata Mondiale: "In pochi eclettici come me. Sì, me la giocherò…"
Il britannico della Pinarello-Q36.5, oro iridato in mountain bike in Val di Sole, domenica tenterà la doppietta mai vista
Il britannico della Pinarello-Q36.5, oro iridato in mountain bike in Val di Sole, domenica tenterà la doppietta mai vista
dal nostro inviato Ciro Scognamiglio 22 settembre (modifica alle 12:21) - MONTREAL (CANADA) Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIn un certo senso, neanche Van der Poel è eclettico quanto lui, nel senso che il formidabile olandese non arriverà mai sul podio finale di un grande giro come ha già fatto Tom Pidcock, 3° alla Vuelta 2025. Oro iridato nel cross 2022, due volte iridato e due volte olimpionico di mtb, il britannico della Pinarello-Q36.5 ha conquistato Strade Bianche e Amstel, Alpe d’Huez (tappa al Tour 2022) e Colle di Superga (Milano-Torino) per tacere di tutto il resto e non si vuole fermare qui, nonostante di recente un insetto lo abbiamo punto in allenamento gonfiandogli il labbro. Meno di un mese fa il migliore al mondo in mountain bike in Val di Sole, in Canada domenica vorrebbe ripetersi. Contro Evenepoel e Seixas, Del Toro e Van Aert, Van der Poel e tanti altri, non sarà facile. Ma a Tom le cose facili sembrano non piacere molto…
Pidcock, è più difficile passare dalla strada alla mountain bike, o viceversa?
“La seconda transizione è più difficile. Certo, dopo il Tour era stata dura. Mi ci è voluto molto tempo per sentirmi di nuovo a mio agio in sella, durante gli allenamenti. Inoltre, è difficile mantenere alta la motivazione quando non mi sento bene. In effetti, dopo il Tour, abbiamo lasciato in sospeso la partecipazione ai Campionati del Mondo di mountain bike per tre settimane. Poi ho iniziato a sentirmi meglio, a fare allenamenti più intensi, e ci siamo detti: «Ok, possiamo provarci». È andata benissimo, ma ora ritornare indietro è più difficile. Per questo ho corso in Italia (ha vinto a Larciano) e le gare canadesi prima del Mondiale”.
Parentesi su Los Angeles 2028: cercherà il terzo oro olimpico di fila nella mountain bike?
“Sì, il piano è questo. Non so se lo combinerò con la prova su strada, vedremo”.
Sta correndo per il secondo anno di fila con la Pinarello-Q36.5: guardandosi indietro, quanto era stato difficile lasciare uno squadrone come Ineos?
“All’epoca, la mia partenza da Ineos era praticamente certa. Ma poi la scelta della squadra a cui unirmi è stata un processo lungo, che ha richiesto molta riflessione e tempo per arrivare a una decisione. Ma ora posso tranquillamente dire che, sì, probabilmente è stata la decisione migliore che abbia mai preso nella mia carriera. E in realtà, direi che non ho mai preso una decisione sbagliata nella mia carriera per quanto riguarda i contratti con le squadre”.
Sentiva che il suo ciclo lì era finito?
“Entrambi pensavamo che fosse meglio separarci”. Quest’anno ha perso la Sanremo dopo una volata pazzesca contro Pogacar: rimpianti?
“Forse ero più deluso l’anno prima, quando per una caduta non ero riuscito a stare con Van der Poel, Pogacar e Ganna sulla Cipressa. Perché penso che avrei potuto farlo. Poi, certo, quest’anno ci sono andato davvero vicino…”.
Lei è uno dei corridori più spettacolari in gruppo: il far divertire il pubblico fa parte del suo modo di interpretare il ciclismo?
“Beh, penso di essere una persona con una soglia piuttosto alta per quanto riguarda ciò che devo fare per divertirmi. Quindi ho bisogno di fare di più rispetto agli altri, forse per, sai, provare davvero piacere e non qualcosa di un po’ noioso. E ovviamente, do il meglio di me in sella quando mi diverto. Quindi probabilmente questo traspare dalla mia personalità, dal mio modo di correre, di pedalare e tutto il resto”.
In Val di Sole disse che se dovesse scegliere solo un’altra gara su strada da vincere, sarebbe proprio il Mondiale su strada. Conferma?
“Sì. Non sono il favorito, ruolo che credo spetti a Evenepoel, Del Toro, Seixas. Ma me la giocherò”.
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