Rivoluzione Amedspor, c'è un club curdo in testa in Turchia. Con le meteore della Serie A
Dalla terza serie alla vetta del campionato insieme al Galatasaray: la scalata della squadra di Diyarbakır contro cori razzisti, aggressioni e arbitraggi. E con alcuni protagonisti più o meno noti dalle nostre parti
Dalla terza serie alla vetta del campionato insieme al Galatasaray: la scalata della squadra di Diyarbakır contro cori razzisti, aggressioni e arbitraggi. E con alcuni protagonisti più o meno noti dalle nostre parti
Iacopo Iandiorio Giornalista 22 settembre - 14:25 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google"Avete intenzione di prolungare le partite fino a quando le squadre di Istanbul non segnano? Non lo accettiamo”. Così ha parlato domenica sera Nahit Eren, 48 anni, presidente dell’Amedspor dall’ottobre 2025, avvocato ed ex n. 1 dell’Ordine dei legali di Diyarbakır, Kurdistan. Il suo team stava vincendo a sorpresa e in casa per 3-1 contro il Besiktas di Vincenzo Italiano e Dusan Vlahovic (in gol) e l’arbitro ha dato 14 minuti di recupero. Poi un rigore per il club della capitale al 98’, un rosso ai curdi e uno per il tecnico di casa. Ma l’Amedspor ha vinto ed è volato in testa alla classifica della Super Lig turca dopo 6 giornate a 13 punti, alla pari della corazzata Galatasaray, a +1 dal Besiktas e a +3 dal Fenerbahçe e dal Trabzonspor di Salah. E a Diyarbakır e in tutto il Kurdistan turco è esplosa la festa. Certo, magari non durerà a lungo. Ma intanto se la godono perché, come ha detto il presidente, “l'Amedspor è un valore condiviso da questa città e dintorni".
da favola
—La favola curda già così era impensabile. Intanto perché l’Amed, fondato nel 1972, è alla sua prima partecipazione nella massima serie, e due anni fa era in terza. E’ uno dei club più poveri del torneo, la sua rosa vale sui 27 milioni (ma ora che sta salendo…) e non tutti sono di proprietà. Il Gala ne vale oltre 400 di milioni, il Fener e il Besiktas si avvicinano ai 300. Insomma, non c’è competizione. Eppure… Sul mercato il presidente Eren ha speso appena 9 milioni fra acquisti e prestiti. Il più azzeccato finora l’attaccante ex veronese Gift Orban, 24 anni, nigeriano, costato un milione in prestito dall’Hoffenheim, a segno da 4 match di fila e già arrivato a 7 reti, ha affondato pure il Trabzon di Salah ed è il capocannoniere del torneo con l’egiziano e davanti a Osimhen (6) e Vlahovic (5). In porta c’è un ex Fiorentina, il franco-ivoriano Lafont, 27 anni, comprato per un milione dal Nantes, che ha scelto l’Amed per rilanciarsi, 7 gol subiti finora. E il capitano è un ex juventino il senegalese Mbaye Diagne, 34 anni, cresciuto a Bra e preso a Torino ai tempi di Conte, poi tanti prestiti, anche in Cina e al Gala, in Arabia Saudita e in Belgio; l’anno scorso in seconda serie ha trascinato i suoi alla promozione con 29 reti.
due
—Ma il miracolo Amed, il nome curdo di Diyarbakir, ha molto più di sportivo. E’ una sfida politica. Perché i curdi in Turchia, come nei Paesi vicini, non sono molto amati, per usare un eufemismo. E la storia dell’Amedspor è segnata da una serie di episodi di violenza subìta e razzismo, come quella d’altronde del popolo curdo. Intanto per anni il governo turco aveva imposto il nome di Diyarbakır Belediyespor, vietando l’espressione curda. Solo a fine 2014 il club ha assunto il nome Amedspor e la federcalcio turca gli impose una multa. Poi è stato vietato esporre la bandiera gialla, rossa e verde del club, perché richiamavano i colori del Pkk, il Partito dei Lavoratori curdi, considerato “terrorista” dal governo di Ankara. Spesso in trasferta il club di Diyarbakir è stato oggetto di canti razzisti e di aggressioni. Oggi, vedere l’Amed in campo con quei colori è un atto di sfida politica dopo decenni di repressione.
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—Il presidente del club domenica ha aggiunto: “Ci rivolgiamo alle autorità e alla Federazione turca. Sì, oggi siamo in testa, ma non ci sentiamo tranquilli. Non accetteremo questo tipo di gestione, questo tipo di arbitraggio. Non potete oscurare il colore che l'Amed Spor ha portato in questo campionato. Non potete oscurare il nostro spirito combattivo”. Insomma, il club curdo teme ripercussioni e arbitraggi pilotati. E intanto si sta organizzando e rafforzando la struttura finanziaria. Dopo la promozione in Süper Lig, gli investimenti in infrastrutture, accordi di sponsorizzazione e piani di crescita aziendale sono diventati prioritari. Spiegava un decennio fa Haldi Mizrak, responsabile comunicazione e memoria storica dell’Amedspor: “I curdi amano il pallone, qui si gioca ovunque con grande passione, i bimbi devono poter giocare e venire allo stadio tranquillamente. Poi di soddisfazioni ce ne siamo prese e ce ne prenderemo ancora. Fare felice la nostra gente col pallone è qualcosa di magico”. Il sogno dell’Amed continua.
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